Silvano Chimenti
Silvano Chimenti

«A’ Gianni, vieq­qua’! Senti ‘sto pezzo c’ha scritto ‘sto ragazzo, che ne diresti di farne un 45 giri?». «Vedi, Silvano, abbiamo ap­pena deciso di uscire con un pezzo forte: “Se perdo anche te”, al massimo ne faccio un lato B, dai, il pezzo non è male, mi fido di te…».

Silvano Chimenti, oggi set­tantadue anni, chitarrista dei Planets, prima a Taranto, poi a Roma, quando scioglie la sua formazione firma un contratto con la RCA. Suo­na la sua chitarra in studio con tutti i grandi. Arrangia­tori e direttori d’orchestra, alle chitarre, vogliono solo lui. In studio gli dicono cosa vogliono e lui non se lo fa ri­petere. «Cotta e magnata!», sorride. «Hai presente quan­do si dice di un pasto velo­ce?». Certo, gli diciamo. «E’ vero, a Taranto, si dice più o meno la stessa cosa, “fri­scénne e mangianne”, non è così?». Ricorda la sua città, Silvano, non più tanto l’ac­cento. Il romanesco ha pre­so il sopravvento, cinquan­tacinque anni nella capitale non sono uno scherzo.

Ma torniamo a quel giorno. Studi RCA, Chimenti, con quel ragazzo «che promet­te bene», Mauro Lusini, ha registrato su un “due piste” una canzoncina così: “C’era un ragazzo che come me, amava i Beatles e i Rolling Stones”. «A Gianni piacque subito, nonostante fosse giovane, aveva già un grande fiuto: Franco Migliacci, non era tanto d’accordo, quella canzone era troppo “figlia dei fiori”, virgolette, “impe­gnata”: ma chi lo fermava Morandi a quei tempi? Pre­so com’era fra cinema, tv, fi­danzamento con la Efrikian; metà RCA, si può dire, era sulle sue spalle, l’altra metà era su quelle di Rita Pavone: la canzone ci mise un po’ a decollare, ma poi arrivò pri­ma, se ne accorse anche Joan Baez, che la fece an­che sua versione, tanto che arrivò la consacrazione. Se ne convinse anche Migliacci, che alla fine gli scrisse “Un mondo d’amore”: ricordate “C’è un grande prato ver­de…”? Ce stavo pure io, lì… un arpeggio con la mia “do­dici corde”…».

UNA ENCICLOPEDIA…
Silvano, tarantino, è un’enci­clopedia vivente. E’ presen­te ovunque, basta vedere “Techeté”, il programma in prima serata su Raiuno. Se solo avesse preso appun­ti sulla metà delle cose che ha fatto, altro che dizionario della canzone italiana. E non era ancora passato nell’Or­chestra della Rai nella quale suonerà per trent’anni. «In RCA, al mattino suonavo con Ennio Morricone, al po­meriggio passavo negli studi dell’ARC, l’etichetta giova­ne della casa discografica romana per la quale incide­vano Rokes, Patty Pravo e Lucio Dalla, che una volta accompagnai con la “chi­tàra” (una “ere”) al Festival, “Piazza grande”: mi videro amici e parenti, non vi dico le telefonate, i telegrammi, “…ma tagliateli quei capel­li!”. Pomeriggio, dicevo, con Luis Bacalov. Avrò suonato in tremila dischi, ma per farla breve: la sera suonavo al Si­stina nelle commedie musi­cali di Garinei e Giovannini, diretto da Armando Trovajoli: due Oscar e mezzo, in una sola giornata: Morricone, Bacalov, Trovajoli, bingo!».

Primi Anni 80, ristorante Il Caffè, via D’Aquino. Si parla di chitarristi con De Gregori, già a Taranto con “Banana Republic” nel ’79. Interviene Marco Manusso, chitarrista di Francesco. «Ma state a parlare di Portera e Solie­ri, quando c’è un chitarrista tarantino con “du’…così”, Silvano Chimenti: suona nell’Orchestra della Rai e ha suonato con tutti, ma pro­prio con tutti…”. De Gregori, di poche parole, annuì. “Sot­toscrivo…”».

L’Orchestra della Rai. «L’ad­dio alle scene di Mina, alla Bussola, suonavo io con la Signora, era il 1978, “Mina live” l’album, ci sto pure io là. Ma con lei suonavo an­che nelle sue trasmissioni televisive, “Non gioco più”, mi si vede nella sigla finale di “Milleluci”, trasmissione condotta dalla stessa Mina “co’ la Carà”…». Sorride, Sil­vano, è più forte di lui, deve risparmiare sulle “r”. «C’e­ra anche Toots Thielemans, suonava l’armonica a bocca, un grande, lo incontrai dac­capo al Festival di Sanremo: gli ricordai quell’esperienza, mi disse che si ricordava perfettamente, chissà se era vero…».

Metà Anni 80. «Indimenti­cabile, Orchestra della Rai diretta da Dizzie Gillespie: c’erano alcune cose che non lo convincevano, era prova­vamo un pezzo da un po’, quando mi fece cenno: “Lei, con la chitarra, venga qui davanti…”. Una sola prova, andò bene, mi dispiacque per il collega…».

SAMMY DAVIS E DIEZZIE
Durante una pausa. «Sammy Davis junior, voleva suonas­si un po’ con lui, ma io ero stanco delle prove: non c’era verso, lui alla batteria, io alla “chitàra” e via; poi al vibra­fono e via così, comunque un grande…».

Da queste pagine Stefano D’Orazio ha ricordato l’in­gresso nei tuoi Planets e tu nei suoi Pataxo and The Others. «Mai conosciu­to uno così, genio puro: un predestinato, sia che avesse continuato a fare il musicista o il dirigente d’azienda, un grande; lo incontrai al Festi­val di Sanremo con i Pooh, nel frattempo era cresciuto, diventato un big della canzo­ne italiana, ma ricordava per filo e per segno la fame, gli spiccioli pescati nella fon­tana di Trevi con la calamita per andare a farci ‘na pizza. Ci eravamo conosciuti al Pi­per di Roma, lui ammirava i Planets, tanto che poi entrò a farne parte…».

Ora in pensione. «Continuo a suonare, registro cose, gli amici si complimentano su Facebook. Taranto non si di­mentica, l’estate la trascorro sempre qui: il mare è l’esta­te, ho una “casetta” qui, a Lido Silvana, quando tor­no mi trasferisco qui e non mi muovo, ma francamente passo più tempo a fare lavori di riqualificazione dell’immo­bile che in spiaggia, ma va bene anche così…».

A Taranto tornerebbe volen­tieri. «Mi piacerebbe curare una rassegna jazz, non ci vogliono molti soldi, hai vi­sto mai?».

 

1 Commento
  1. Raffaele Pacifico 2 settimane ago
    Reply

    Condivido quanto ha dettp Silvano.
    Dovrebbe ricordare, però, anche il maestro Nivo che, se non ricordo male, gli ha dato le prime lezioni di chitarra.

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