Cronaca News

Teresa Bellanova: «Abbiamo evitato un’altra Bagnoli»

Dalle misure per sconfiggere il caporalato alla complessa vicenda Ilva che l’ha vista protagonista

Teresa Bellanova
Teresa Bellanova

Ministro, in agricoltura riemer­ge la piaga del caporalato. Anche in forza della sua esperienza di bracciante e di sindacalista, qua­li misure concrete ritiene si pos­sano adottare per contrastare questo fenomeno?
Io sono fiera della Legge che abbia­mo approvato nel 2016 e che abbia­mo dedicato a Paola Clemente. E vorrei fosse chiaro che quella non è solo una norma repressiva ma contiene in sé una parte preziosis­sima legata alla prevenzione e alla rete del lavoro agricolo di qualità. Una Legge che sta dando risultato importantissimi e che a maggior ragione per questo deve essere fatta funzionare completamente. Va spezzato il legame malato e il­legale tra caporali e imprese e tra caporali e lavoratori. Non è quello il luogo dell’intermediazione. Va spezzato il legame tra caporali e lavoratori migranti sul versante dei servizi: trasporti e luoghi di residenza. Uno sforzo enorme che va fatto non contro le aziende ma con le aziende, perché il caporalato significa concorrenza sleale e dan­neggia quelle imprese, e sono tan­tissime, che operano nella legalità. E che va fatto con i consumatori e la grande distribuzione. Se una lattina di pomodoro costa 50 cen­tesimi da qualche parte qualcuno sta pagando un prezzo altissimo, spesso con la vita. Una spirale che va assolutamente spezzata.

La xylella: si stimano danni per oltre un miliardo di euro. La Coldiretti parla di “troppi er­rori” commessi in questi anni. Quale sarà la sua politica per affrontare questa tragedia per l’economia agricola pugliese?
Una delle mie prime dichiarazio­ni come Ministra è stato che sulla xylella abbiamo perduto del tempo preziosissimo e questo non dove­va accadere. I danni sono sotto gli occhi di tutti e sono enormi, per le imprese, il paesaggio, i consu­matori, la filiera olivicola. E per un territorio che ha fatto del suo unicuum paesaggistico e della sua straordinaria bellezza un bigliet­to da visita per il turismo. Si deve cambiare passo. E questo significa anche essere nella condizione di utilizzare presto e bene le risorse a disposizione. Dare risposte è un dovere, non un optional. La rige­nerazione del paesaggio salentino è un obiettivo irrinunciabile e deve vedere coesa l’intera filiera istitu­zionale. Coesa e rispettosa delle informazioni che vengono dalla scienza. Solo così salveremo que­sto territorio e l’olivicoltura salenti­na. Sentire i frantoiani affermare di aver dovuto vendere i loro frantoi per me è stato un dolore enorme. Ed è un dolore enorme attraversa­re un paesaggio che non riconosco più. Ma questo non è il tempo del rimpallo di critiche. Adesso è il tempo del dare risposte e darle nei tempi giusti.

Ilva: come valuta il percorso se­guito dal governo uscente, anche alla luce del nuovo decreto che riscrive l’immunità per Arcelor Mittal?
Le mie posizioni su Ilva sono note. Ho sempre sostenuto, a ragione alla luce degli atti, che non c’è mai stata immunità ma un esimente penale necessaria a procedere nei lavori di ambientalizzazione ad ampio raggio. È evidente che questo non può essere un Paese dove la cer­tezza del diritto per le imprese che investono è un’optional. Vale per Arcelor Mittal e vale per chiunque. A maggior ragione in situazioni di estrema delicatezza e complessità come quella che ancora vivono l’ex Ilva e Taranto, dove è necessario procedere speditamente nell’attua­zione del Piano soprattutto a tutela della sicurezza sul lavoro e della salute, dei lavoratori e dei cittadini. Considero la pubblicazione del De­creto Legge positiva e necessaria, perché ripristina una situazione di leale interlocuzione, nel rispetto dei rispettivi ruoli, funzioni, responsa­bilità. Una parola poco frequentata, ma dirimente. Per questo è neces­sario garantire attenzione costante alle attività in essere nello stabili­mento tarantino, ovvero monito­raggio e controllo sulla effettività degli adempimenti. Dirò di più: è necessario, inderogabile, garantire con la necessaria fermezza i diritti dei lavoratori, collettivi e indivi­duali; anche quelli dei lavoratori dell’indotto, che non possono e non devono restare esposti ad una poli­tica aziendale di riduzione dei costi sulla pelle dei lavoratori. In ogni caso la vera parola d’ordine è fare presto, uscire presto dall’impasse per rimettere mano alle vere ur­genze del paese. Vale per l’ex Ilva, Alitalia, Whirlpool, tutti i tavoli di crisi bloccati e che attendono inter­locuzioni.

Lei è stata una tenace sostenitri­ce dell’impalcatura costruita dai governi a guida Pd per assicura­re la continuità produttiva e l’at­tuazione del piano ambientale. Su questo ha avuto scontri feroci con il M5S e con l’ex ministro dello sviluppo Luigi Di Maio. Ora siete nello stesso governo: come potranno coesistere visioni così diverse sulla più grande ver­tenza industriale e ambientale del Paese?
La mia lunga esperienza mi dice che anche tra posizioni enorme­mente distanti la sintesi è sempre possibile se la si considera neces­saria e se ci si misura, tutti, con il dato di realtà alla ricerca delle so­luzioni più avanzate. Ricordo pri­ma a me stessa, poi agli altri, che noi abbiamo voluto vincolare il Piano industriale al Piano ambien­tale e che nel corso di quei lunghi e complessi 32 incontri dello scorso anno, da me sempre presieduti, con ArcelorMittal e Amministrazione Straordinaria, la discussione sul Piano ambientale ha avuto la prio­rità sulle altre questioni spostando di molto, e positivamente, i termi­ni del confronto. Il punto è molto semplice: fare in modo che nel no­stro Paese tutela del lavoro e della salute, ambiente, tutela dell’occu­pazione, impresa, possano coesi­stere. L’ex Ilva deve rappresentare un punto alto di questa sfida e di questo ragionamento. Lo dobbia­mo a Taranto, che è una città che merita moltissimo. Abbiamo lavo­rato per impedire che diventasse una Bagnoli 2, perché quel rischio era dietro l’angolo. Abbiamo lavo­rato per ridare un futuro a Taranto. Con il Contratto Istituzionale di Sviluppo e l’Area di Crisi comples­sa abbia posto le basi per la diver­sificazione produttiva. Abbiamo talmente da fare che perdere tem­po a litigare inseguendo astrattismi sarebbe veramente un paradosso. Ripeto, se remiamo tutti nella stes­sa direzione: l’interesse del Paese, del Mezzogiorno, della Puglia, di Taranto, la sintesi, quella migliore, è possibile. Va solo trovata.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche