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Virtuosismi, e spiritualità nell’opera inaugurale

Si è aperto con “La cantata a tre voci” il Paisiello Festival

Si è aperto con “La cantata a tre voci” il Paisiello Festival
Si è aperto con “La cantata a tre voci” il Paisiello Festival

La Cantata a tre voci con coro per la solen­nità del SS.Corpo di Cristo ha aperto la XVII edizione del Festival Paisiello nella suggestiva chiesa della Ma­donna della Salute (Monte­oliveto), venerdì scorso in città vecchia. La chiesa che fu eretta nel 1724 fu proprio quella che vide il giovane Paisiello esprimere la sua prima vena artistica come cantante. In esecuzione il nuovo lavoro di edizione cri­tica curato dal controtenore tarantino Aurelio Schiavoni, che è stato anche voce so­lista insieme con i soprani Valeria La Grotta e Giusy Perna, guidati dal diret­tore Paolo Valerio sul po­dio dell’Ensemble Barocco “Giovanni Maria Sabino”.

Si è aperto con “La cantata a tre voci” il Paisiello Festival
Si è aperto con “La cantata a tre voci” il Paisiello Festival

Il manoscritto è stato rin­venuto nella biblioteca del Conservatorio S.Piero a Ma­jella di Napoli e ricorda il pri­mo Mozart sia nella scrittura virtuosistica che nel tratta­mento delle voci.

Si tratta in realtà di piccolo melodramma a tre voci di soggetto biblico tratto dall’e­pisodio della manna del de­serto, che fu scritto per la solennità del Corpus Domi­ni nel 1790, in cui Paisiello coniuga spiritualità con la teatralità propria dell’opera eroica di quegli anni, unen­do così teatro e testo sacro. Paisiello inizia una stagione in cui i melodrammi sacri andavano in scena al San Carlo, tra questi il Mosè in Egitto resta il più celebre, una usanza iniziata nel 1787, tre anni prima dell’opera di Paisiello e continuata poi con Rossini, ultimo anello di quella catena.

Il soggetto è la vicenda del popolo ebreo che, liberato dalla schiavitù dal suo Dio, vaga nel deserto del Sinai per quarant’anni soffren­do fame e sete, fin quando dopo aver invocato Mosè, il Signore interviene in soc­corso facendo apparire nel deserto la manna, un cibo che li nutrirà fino al raggiun­gimento della terra promes­sa. Vocalmente si presenta come un’opera seria, Mosè era originariamente inter­pretato da un castrato, Ma­ria o da un castrato o da un soprano, entrambi soprano nella versione del Festival, Aronne un contralto.

Le arie, di un virtuosimo pari a quello delle grandi opere serie hanno fatto il pubblico entusiasta.

Il “Giovanni Paisiello Festi­val” continua la sua pro­grammazione mercoledì, 11 settembre, con la presen­tazione al Teatro comunale Fusco (in via Giovinazzi) del progetto editoriale “Il secolo d’oro della musica a Napoli” – Per un canone della scuola napoletana del ‘700”. Inizio ore 19. Si torna al MuDi (in Città Vecchia), invece, gio­vedì 12 settembre con “La musica da camera nelle corti d’Europa” , con il “Voxonus quartet” .

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