Cronaca News

Taranto paradigma del Mezzogiorno

Il nuovo governo e la città. Le differenze col precedente esecutivo

Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

Il nuovo governo Conte si è insediato, accolto posi­tivamente dai nostri partner inter­nazionali e dai mercati. Quali pro­spettive si apriranno adesso per Taranto è ancora presto per dirlo; si possono però cogliere alcune ri­levanti differenze con il preceden­te esecutivo.

Abbiamo tutti in mente le imma­gini della delegazione ministe­riale che in un paio di occasioni ha raggiunto la città negli scorsi mesi. Essa era composta dai tito­lari di diversi dicasteri: Sviluppo economico, Ambiente, Beni Cul­turali, Salute, Mezzogiorno, Di­fesa. Tutti esponenti della stessa forza politica: la principale dell’al­lora (e dell’attuale) maggioranza. Con quell’operazione un Movi­mento 5 Stelle in evidente crisi di consenso e di legittimazione per la responsabilità che si era assunto nella chiusura della vertenza Ilva assumeva interamente su di sé i compiti del risanamento ambien­tale e del rilancio della città. Lo faceva schierando in prima linea il suo “capo politico” e allora vice-premier, come a voler suggellare il suo impegno (e quello del gover­no) con un garante di massimo livello. In questo modo il Movi­mento legava il suo destino alla risoluzione del “caso Taranto” e, viceversa, il futuro del capoluogo ionico finiva col dipendere dalla fortuna di una determinata forza politica.

Ora le condizioni sono cambia­te. Alcuni dei ministeri più rile­vanti per Taranto sono passati ad esponenti dei partiti alleati (Beni Culturali, Salute, Mezzogiorno, Difesa); lo stesso Di Maio rivesti­rà un incarico – gli Esteri – che con la nostra città ha poco a che fare, avendo perso nel frattempo la posizione di vice-premier che gli aveva consentito di rappresentare l’intero governo davanti alla co­munità ionica.

Tutto questo rischia di allentare la tensione politica dell’esecutivo verso Taranto? La città potrebbe finire al centro delle dispute che presto o tardi si apriranno fra le forze della nuova maggioranza? O, viceversa, la concorrenza fra partner di governo sarà foriera di effetti benefici? Si tratta di do­mande che sorgono spontanee, ma per le quali al momento sono possibili risposte solo in forma di congetture.

Certo è che la differenza col re­cente passato è significativa. Il le­game a doppio filo fra Movimento e Taranto rappresentava un rischio per entrambi, ma proprio il timore di fallire su una questione assun­ta come strategica per la propria politica avrebbe potuto costituire per Di Maio e soci uno stimolo a fare bene, o comunque a tenere alta l’attenzione sulla città. Ora il dossier Taranto rischia di perdere la priorità acquisita, e soprattutto di essere privato dell’unitarietà che gli era stata conferita attra­verso il coinvolgimento di diversi ministeri. Un’unitarietà forse più di facciata che di sostanza, con un’impostazione più simile a una somma algebrica di interventi an­che molto diversi piuttosto che al piano organico che sarebbe neces­sario per dare slancio città. Ma in ogni caso un passo avanti rispetto alla gestione frammentaria affer­matasi con gli esecutivi preceden­ti.

Per scongiurare quell’esito, e tene­re accesa la luce su Taranto, sarà necessario più che mai il protago­nismo degli attori locali, a partire dalle amministrazioni pubbliche. Queste devono pretendere dal nuovo esecutivo il rispetto de­gli impegni assunti e l’adozione di misure ulteriori per la tutela dell’ambiente e per un nuovo mo­dello di sviluppo. Ma sarà indi­spensabile anche un ruolo attivo e consapevole della società civile per far emergere i nodi ancora ir­risolti e richiamare intorno ad essi le responsabilità delle istituzioni. Su tutti, la povertà dilagante, la disoccupazione di massa, il lavoro strutturalmente precario. C’è una parte della nostra comunità – for­se non ancora maggioritaria, ma in ogni caso crescente – che fati­ca a menare una vita dignitosa. In queste condizioni non c’è futuro: l’emigrazione diventa una scelta obbligata per chi voglia miglio­rare la propria condizione, e così la città si trasforma nella discari­ca umana di chi non ce l’ha fatta, mentre le sue classi dirigenti assu­mono i connotati di caste parassi­tarie che tramandano di padre in figlio miserabili privilegi.

Si tratta di questioni di grande portata, che richiedono una vera svolta politica, a partire da un ro­busto intervento per il Sud. Taran­to può svolgere un ruolo in questa prospettiva: da grande città quale è, fulcro delle contraddizioni che attraversano tutta l’area, può farsi portatrice di una nuova “questio­ne meridionale” trasformando le proprie istanze in paradigmi in cui l’intero Mezzogiorno possa riconoscersi. Ma questo obbliga ciascuno di noi a una maturazio­ne, mostrandoci all’altezza delle grandi sfide che ci attendono. Pa­rafrasando il poeta, per le incogni­te che ci si parano davanti non ci sarà altra risposta oltre quella che sapremo darci.

Salvatore Romeo
PhD Storia Economica

1 Commento
  1. Caterina Torrisi 1 settimana ago
    Reply

    I giovani di Taranto ,che emigrano oggi , sono in prevalenza laureati che vogliono inserirsi in un mercato del lavoro stimolante che offra opportunità lavorative in linea con la propria formazione .Quelli che rischiano di vivere nell’indigenza sono doppiamente penalizzati ,perché non hanno neanche la possibilità economica di emigrare.

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