Cronaca News

Deledda e De Carolis, si torna a scuola

Incubo finito al rione Tamburi. Il sindaco Melucci riapre i plessi

La scuola Deledda
La scuola Deledda

“Il Sindaco Rinaldo Melucci, preso atto delle comuni­cazioni di fine lavori eseguiti pres­so le collinette ecologiche da Ilva SpA in AS e delle conseguenti valutazioni scientifiche di ARPA Puglia e ASL Taranto, ha dispo­sto in data odierna la revoca delle Ordinanze n. 9 e 10 del 2019. Si comunica quindi che presso i ples­si “Vico” e “Deledda” l’attività di­dattica per il nuovo anno scolasti­co avrà inizio regolare, secondo il calendario regionale”.

Poche righe ufficiali da Palazzo di Città per dare l’atteso annun­cio: nei plessi Deledda e De Ca­rolis (il plesso fa parte dell’istituto comprensivo “Vico”) le lezioni riprenderanno regolarmente dopo la chiusura decretata a marzo, un mese dopo il sequestro delle col­linette ecologiche che separano il rione Tamburi dalla zona indu­striale.

Nei mesi scorsi, quando il sinda­co ordinò in via precauzionale la chiusura dei due plessi, affiorò il timore che i piccoli alunni delle due scuole non sarebbero più tor­nati nelle loro aule. Non è stato così, il disagio è durato solo fino alla conclusione dell’anno scola­stico appena trascorso. L’impegno istituzionale a più livelli e i lavori di copertura delle collinette incri­minate hanno fatto sì che le due scuole potranno riaprire i cancelli con l’inizio del nuovo anno scola­stico.

La vicenda travagliata delle col­linette ebbe inizio il 5 febbraio quando la Procura della Repubbli­ca fece apporre i sigilli alle colli­nette erette negli anni ‘70 per far fronte già allora agli effetti dello spolverio di minerale proveniente dall’allora Italider. Per il pubblico ministero quelle collinette frangi polveri sono «una enorme discari­ca abusiva di rifiuti pericolosi (cir­ca 90 ettari)», e l’azione di vento e pioggia ha disperso nei terreni e nell’ambiente «sostanze altamen­te tossiche classificate come can­cerogene». In pratica, l’inchiesta condotta dalla Procura della Re­pubblica aveva portato a scoprire che quelle colline ecologiche altro non sono che l’accumulazione di loppa, scorie d’altoforno «ed al­tro», contenenti «sostanze nocive e tossiche pericolose per la salute umana e per l’ambiente».

Di qui il decreto di sequestro ese­guito dai carabinieri del Noe di Lecce. In verità, era noto sin dal principio che quelle collinette erano state realizzate con loppa e scarti di lavorazione industria­le. Senza alcun segreto, tutto alla luce del sole.

Nei primi anni ‘70, infatti, l’allo­ra Italsider – come raccontato da TarantoBuonasera all’indomani del sequestro – incaricò l’archi­tetto paesaggista Pietro Porcinai, il cui valore era riconosciuto a li­vello internazionale, di elaborare un progetto per erigere barriere vegetali frangipolveri. E Porcinai progettò le collinette ispirandosi a quanto già realizzato dai tedeschi nell’area industriale della Ruhr. Nel progetto, l’architetto scrisse a chiare lettere che la collina dove­va essere realizzata «utilizzando le stesse loppe e scorie d’altoforno e ricoprendo tutto con terreno fer­tile e vegetale».

Il rapporto tra Italsider e Porcinai poi si interruppe, ma le collinette furono ugualmente realizzate, tra il 1972 e il 1974, con loppa e sco­rie d’altoforno. Ce ne siamo accor­ti quasi mezzo secolo dopo.

Ad ogni buon conto, in questi mesi si è proceduto alla copertura delle collinette con una rete bio­degradabile di cocco.

I lavori, in carico all’Ilva in Am­ministrazione Straordinaria che è proprietaria dell’area, sono stati ultimati secondo il cronopro­gramma stabilito e i rilievi scien­tifici eseguiti da Arpa e Asl hanno rassicurato sui rischi connessi alla presenza delle due scuole nelle adiacenze delle colline. Venute quindi meno le esigenze che ave­vano indotto il sindaco a chiudere le scuole, ora si potrà tornare nuo­vamente a fare lezione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche