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Spettacolo e gol, così il Taranto fa sognare

Nella terza rete del poker inflitto al Nardò c’è tutto il gioco predicato dal tecnico Nicola Ragno

Il Taranto
Il Taranto

Sale, sale il Taranto. Sale in classifica, al terzo posto, dietro la coppia di sorprese composta dal Città di Fasano e dalla Gelbison. Sale in campo, veloce, dal centrocampo alla tre quarti, sino in area. Sale, e non lo si può fermare.

Non ci riesce il Nardò, dopo un primo tempo ordinato da parte degli ospiti, con Favetta che si ferma al palo (per la seconda volta in due partite) non concretizzando la palla del vantaggio a sei minuti dallo scadere del primo tempo. Non si rivelerà un problema, le reti arriveranno nella seconda frazione, e saranno quattro. Tre di queste, splendide; ed un calcio di rigore a sugellare il bel pomeriggio di domenica.

Non si può non partire, anche cronologicamente, da quella di Stefano D’Agostino. Che torna titolare, lo fa da attaccante, e con un calcio di punizione perfetto sblocca il risultato. Altra firma pesante, e bel gol, quello di Leo Guaita, un tiro preciso, che condanna Alesandro Mirarco, portiere che pure a Taranto aveva fatto vedere buone cose con la maglia rossoblù. Ma, se c’è un momento della partita che verrà ricordato, è forse quello del terzo gol. Perchè, forse, è il momento in cui è davvero nato il Taranto di mister Nicola Ragno. Un’azione corale, in cui c’è tutto il calcio predicato da questo tecnico universalmente giudicato come uno dei più preparati del semiprofessionisto – ed a ragione. Davvero, un’azione che nel suo svolgimento, pare arrivare da un’altra categoria. A finalizzarla quell’Antonio Croce entrato da pochi minuti, abile a trovarsi al posto giusto e che poi sancirà la propria pesonale doppietta con un rigore procurato e trasformato in maniera thrilling: troppo centrale, ma abbastanza forte.

«Abbiamo sempre avuto il pallino in mano, anche se nel primo tempo non abbiamo trovato la giocata vincente pur segnalando il palo di Favetta: per questo ho elogiato la squadra» ha dichiarato Ragno nel dopogara. Nel secondo tempo ha sicuramente aiutato l’esplusione di Danucci, «ma oltre a questo, nella ripresa abbiamo aggiustato qualcosina dal punto di vista tattico, la manovra è risultata più fluida. Bisogna anche tenere conto che il terreno dello Iacovone non ci permette un fraseggio di prima, ma dobbiamo quasi sempre stoppare la palle e questo, inevitabilmente, rallenta la manovra» ha aggiunto il trainer. Parlando dei singoli, Ragno ha spiegato come, riguardo a D’Agostino – l’uomo inevitabilmente più atteso – «gli ho chiesto di non abbassarsi troppo a centrocampo, ma di restare sempre tra le linee: come prima gara ufficiale è andata abbastanza bene. L’ho preferito dal primo minuto perché Croce ha caratteristiche simili a quelle di Favetta, quindi volevo due terminali offensivi differenti». A proposito di Favetta: per lui ci sono elogi. «È un calciatore tatticamente molto importante: è stato sfortunato in occasione del palo, ma non mi importa se non segna, perché si sacrifica tanto». Ancora Ragno ha tranquillizzato in merito alle condizioni di Allegrini: «Nel saltare con Camara è atterrato male procurandosi una leggera distorsione al ginocchio: nulla di grave, l’ho sostituito per evitare complicazioni». Può essere soddisfatto il mister, possono essere soddisfatti i tifosi. L’impressione è che il Taranto quest’anno ci sia, per davvero.

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