Lucio Lonoce
Lucio Lonoce

«Il grave provvedimento assunto da ArcelorMittal nei confronti di un lavoratore dello stabilimento siderurgico è inaccettabile per varie ragioni. Innanzitutto perché non è previsto il licenziamento per la violazione contestata. E poi l’avviso di “comandata”, secondo quanto riferito dall’Usb a cui il lavoratore è iscritto svolgendo il ruolo di delegato sindacale all’interno della fabbrica, è stato diffuso solo nella tarda serata precedente lo sciopero indetto per il 9 luglio. Cioè in grave ritardo e benchè il lavoratore avesse preannunciato ai suoi superiori la sua intenzione di aderire allo sciopero e di partecipare alla manifestazione programmata a Roma per quella data dal suo sindacato, con presidio nei pressi del Ministero dello sviluppo economico. Pertanto era in già in viaggio verso la Capitale quando è stata disposta la “comandata”».

A scendere in campo nella vicenda è il presidente del consiglio comunale di Taranto, Lucio Lonoce. «La buonafede del lavoratore è peraltro dimostrata dal fatto che avrebbe potuto “proteggersi” con un certificato medico, con la richiesta di un permesso sindacale o di un’assenza motivata con la legge 104, avendo documentati problemi di assistenza a suoi familiari. Stupisce, quindi, un provvedimento così drastico e rapido nei confronti di un dipendente che, in venti anni di servizio, ci risulta non abbia mai subìto provvedimenti disciplinari. E anche l’aver fatto ricorso a un protocollo risalente addirittura al 1966 per una conciliazione tra Confindustria e sindacato, in cui l’Usb sostiene di essersi trovata di fronte a un verbale già scritto e che giustamente non ha voluto sottoscrivere. Perché dunque tanto risentimento per un’assenza (giustificata) che non ha prodotto nessun problema alla sicurezza degli impianti, visto che il turno di servizio era comunque garantito da altri lavoratori di “comandata”? Forse per far passare l’inaccettabile concetto che chi si astiene dal lavoro per iniziativa sindacale va punito e chi rimane in fabbrica durante uno sciopero viene gratificato con un “premio di produzione” di ben 500 euro?» «Tutto ciò è inaccettabile e confidiamo che il nuovo tentativo di conciliazione abbia un esito diverso dal precedente, affinché lo sproporzionato provvedimento di licenziamento nei confronti di un padre di famiglia sia rapidamente revocato, ancor prima di giungere in un’aula del tribunale» dice ancora Lonoce.

«Il licenziamento del nostro delegato, colpevole solo di aver scioperato, è una decisione politica» ha dichiarato Franco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Usb, che ha parlato di «metodo Mittal» annunciando anche una prossima manifestazione, a cui sono state invitate a partecipare anche le istituzioni. A parlare della vicenda anche il consigliere comunale Massimo Battista: «Chi pensava che Mittal, il colosso francoindiano, avrebbe risolto i problemi ambientali e occupazionali della città di Taranto si é sbagliato di grosso. Anche se con ritardo l’unione sindacale di base che ricordo dopo la morte del lavoratore Massaro tragicamnte morto sulla stessa grù dove nel 2012 morì l’operaio Zaccaria, ha ritirato la firma dell’accordo “vergognoso “ sottoscritto al Mise il 6 settembre 2018, ha iniziato a parlare di chiusura della grande fabbrica. Oggi chi si oppone e denuncia le precarie condizioni strutturali e di sicurezza dove operano i lavoratori e le gravi inottemperanze ambientali degli impianti, che ricordo in marcia nonostante siano sotto sequestro, solo grazie ai 13 Decreti firmati da tutti i partiti politici, nessuno escluso, presenti nella scena politica italiana, viene colpito dall’azienda».

Continua Battista: «Ho notato, con stupore, durante il consiglio comunale, quando il segretario dell’usb, Franco Rizzo, ha potuto raccontare ciò che era accaduto al delegato licenziato da Arcerol Mittal per aver partecipato allo sciopero del 9 settembre, che tutti i consiglieri comunali condividevano le parole dello stesso, dove parlava di chiusura dello stabilimento e che quella fabbrica va fermata perché a breve potremo parlare solo di strage operaia. Non basta la solidarietà e l’indignazione al lavoratore licenziato, io ci sono passato per tre volte con la famiglia Riva, stesso metodo, adesso contano i fatti, quella fabbrica va fermata immediatamente perché incompatibile con la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto» le parole del consigliere comunale.

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