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Il ministro Bellanova dichiara guerra ai caporali

Tavolo in prefettura contro il caporalato

Il ministro Teresa Bellanova a Grottaglie
Il ministro Teresa Bellanova a Grottaglie

GROTTAGLIE – «Non ho ricevuto alcun passaggio di consegne da parte del mio predecessore Centinaio, ma ritengo, comunque che ci sia bisogno di cambiare metodo: invece di perdere energie continuando a recriminare sulle responsabilità di chi ci ha preceduto, è necessario rimboccarsi le maniche e fare il proprio». Con queste parole, domenica 15 settembre, il ministro all’Agricoltura, Teresa Bellanova, ha esordito alla Festa de L’Unità, intervistata dal direttore di TarantoBuonasera, Enzo Ferrari.

A presentare Teresa Bellanova sono stati il presidente del Pd ionico, Ludovico Vico, e il segretario del Pd di Grottaglie, Francesco Montedoro. Prima di salire sul palco della festa, la Bellanova ha incontrato i rappresentanti delle confederazioni e delle associazioni di categoria degli agricoltori, ascoltando con interesse quelli che sono i punti forti dell’agricoltura locale e, soprattutto, quelle che sono le criticità ed i consigli per intervenire. «La prima cosa che ho fatto dopo il giuramento davanti al Presidente Mattarella – ha detto il ministro – è stata quella di andare al ministero e convocare i direttori generali e i capi dipartimento chiedendo loro di lavorare su tutti i fascicoli e i dossier aperti (istruiti e non) affinché nessuna risorsa venga persa. Non posso e non voglio interferire con le competenze delle Regioni, ma ritengo che le stesse debbano fare fino in fondo la loro parte. Per noi l’agricoltura deve essere: produzione di qualità, redditività delle imprese, qualità del lavoro. Ho convocato la prima riunione, il 19 settembre, nella “sala Paola Clemente”, perché dobbiamo dare un senso distintivo del nostro lavoro. Parleremo di xylella, per procedere rapidamente con il piano. Dal 1° gennaio dobbiamo essere già nelle condizioni di distribuire a chi ne ha diritto, i 150milioni per il 2020 e poi proseguire con gli ulteriori 150milioni per il 2021.

Gli uffici del ministero hanno avuto indicazione di mettersi a disposizione delle Regioni. La Puglia, inoltre, ha 269 milioni di euro che deve spendere entro tre mesi, altrimenti quei soldi torneranno in Europa. La prossima settimana sarò in Finlandia a discutere con gli altri Paesi e a chiedere che non vengano effettuati tagli all’agricoltura. Un euro investito in agricoltura, è un euro risparmiato nel sistema sanitario. E noi dobbiamo puntare all’agroindustria come settore del futuro». Il ministro ha poi anticipato di aver chiesto alla Prefettura di poter avviare un tavolo per avere un confronto di merito sul caporalato. «Il caporalto – ha detto – è mafia. Chi non si pioega a questo meccanismo si ritrova con i tendoni disrutti. Allora abbiamo il dovere di tutelare i lavoratori e le imprese. La parte repressiva della legge funziona bene – ha detto – ora bisogna rafforzare la parte che riguarda la prevenzione. Cosa fare? Dobbiamo creare un sistema che permetta alle imprese di utilizzare una piattaforma online per organizzare in tempo reale le squadre per il lavoro nei campi». Sull’ex Ilva la Bellanova ha ribadito la necessità di intervenire sulle fonti inquinanti per mettere in sicurezza gli impianti.

«Chi pensa che si debba chiudere lo stabilimento non ha compreso che Taranto potrebbe divenire una nuova Bagnoli. Se si bloccano i 5 miliardi per il risanamento il sito resterà disastrosamente inquinato e a questo si aggiungerà la perdita di migliaia di posti di lavoro. Sulle questioni complesse non ci sono ricette semplici». Proprio partendo dai contrasti che riguardano l’ex Ilva, il ministro ha spiegato la decisione di aderire al Governo Pd-M5s. Pur non dimenticando i trascorsi di estremo contrasto, infatti, ha evidenziato che quella di Governo non è un’alleanza strategica, ma un’intesa di programma resa necessaria per evitare la deriva anti democratica che stava prendendo il nostro Paese con un Salvini che agiva in contrapposizione alla Costituzione, chiedendo persino pieni poteri. «In questo contesto politico di estrema destra – ha detto – avremmo dovuto non solo nominare il nostro commissario europeo, ma fra un anno e mezzo, ci saremmo ritrovati ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Ritengo che non ci sia cosa peggiore, che contemplare i problemi, invece di cercare una soluzione».

In vista della prossima Leopolda e delle ipotesi di scissione dal Pd da parte dei renziani, il ministro (renziana doc), ha dichiarato: «Ci sono troppe asprezze all’interno del partito e non si può passare dall’insulto all’appello all’unità. Piuttosto che restare nello stesso contenitore, vorremmo cercare altre modalità che, comunque, non siano in contrapposizione al Pd. Ricordiamo che Renzi è l’uomo che, nonostante tutto ciò che ha subito, ha insistito affinché in questo momento storico si provasse a fare un Governo con il Movimento Cinquestelle. Adesso, però, bisogna riflettere sul rapporto interno al partito». Non è mancato, infine, un passaggio sulle polemiche che l’hanno riguardata in merito al suo titolo di studio. «Non sono orgogliosa e non sono frustrata – ha detto – Chi non ha un percorso formativo formale deve fare più fatica a raggiungere alcuni obiettivi. Io mi sono imposta di impegnarmi e ho dovuto faticare più di chi ha avuto la possibilità di studiare in un percorso canonico. È per questo che dico a giovani di studiare». «Quello che in tanti dicono essere solo un pezzo di carta (un diploma, una laurea) – ha concluso il ministro – è invece fondamentale per dare a tutti le stesse possibilità e per essere competitivi».

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