Cronaca News

Il Papa benedice la stampa locale

Francesco: «L’informazione più genuina e autentica»


Papa Francesco - Copyright: Tbs

I giornali locali possono contare su un sosteni­tore davvero d’eccezione.

Papa Francesco ha infatti ‘be­nedetto’ – il termine, davvero, ci può stare – l’informazione locale che ha definito “più ge­nuina” se messa a confronto con la cosiddetta ‘grande informa­zione’, quella dei player globali. «L’informazione locale non è da considerare ‘minore’ rispetto a quella nazionale. Anzi, direi che è la più genuina e la più auten­tica del mondo mass-mediale, in quanto non risponde alle esi­genze di profitto o di messaggi da comunicare, ma è chiamata a trasmettere unicamente la voce della gente, in tutti i suoi aspetti e nei diversi momenti della vita sociale, culturale e spirituale, ed ha un compito altrettanto importante nel valorizzare le realtà e le culture locali, senza le quali anche l’unità della na­zione non esisterebbe».

Queste le parole pronunciate da papa Bergoglio nel corso di un incontro con la delegazione del­la testata giornalistica regionale della Rai. Parole significative: il Papa ha voluto sottolineare il valore sociale delle ‘voci dei territori’, che “non rispondono alle esigenze di profitto”.

Ancora, Francesco ha voluto «ringraziare in particolare tutti i giornalisti che lavorano nelle testate regionali, per il loro im­pegno nel voler essere sul terri­torio, oserei dire condividendo la realtà che vogliono racconta­re, quelle notizie che spesso, per esigenze editoriali, la grande informazione non può trasmet­terci».

«Questa informazione regiona­le – ha spiegato Francesco – è quella che viene dal territorio, con una missione ben precisa, che si esplica in due direzioni”. La prima, per il Papa, “è quella di calarsi nella realtà quotidia­na, locale, fatta di persone, di vicende, di progetti, di proble­mi e di speranze”. La seconda è quella di “intercettare la stes­sa realtà, per poter trasmettere ad un orizzonte più ampio tutti quei valori che appartengono alla vita e alla storia della gente; e nello stesso tempo dare voce alle povertà, alle sfide, a volte alle emergenze che si riscontra­no nei territori, percorrendo le strade, incontrando le famiglie, nei luoghi di lavoro. Ma anche dare voce ai luoghi e alle testi­monianze della fede».

Ma di grande importanza sono, anche, altre parole: quelle pro­nunciate dal nuovo sottose­gretario di Stato all’Editoria, Andrea Martella (Pd), a Repub­blica. «L’editoria è un settore cruciale. Nelle prossime set­timane illustrerò le linee pro­grammatiche, ma fin da subito posso precisare alcuni principi: da un lato lo Stato deve torna­re ad assicurare la certezza dei sostegni diretti ed indiretti per garantire il pieno pluralismo, dall’altro deve svolgere una funzione di sostegno alla do­manda di lettura, di quotidiani, periodici, libri, rivolgendosi ai giovani, una fascia della popo­lazione più facilmente esposta ai pericoli delle fake news. è anche un modo per combattere le diseguaglianze sociali».

Una strada che pare davvero molto diversa da quella battuta dal predecessore di Martella, quel Vito Crimi (Movimento Cinquestelle) che dei tagli all’e­ditoria aveva fatto una bandiera: «Intediamo avviare una nuova e diversa politica di sostegno e di attenzione all’informazione ai cambiamenti in corso con l’evo­luzione gli strumenti digitali» ha continuato il nuovo Sottose­gretario, per il quale non si ri­schia una spaccatura nel gover­no Conte II: «Penso che questa sia una battaglia a favore del sapere e dell’informazione, che è un patrimonio prezioso per tutti: si troverà un’intesa».

Lo stesso Martella non si è sottratto nel commentare gli episodi, sempre più numero­si, di intimidazioni ai danni dei giornalisti, come accaduto recentemente a Pontida: «La spirale che vede troppo spesso gli operatori dell’informazione oggetto di attacchi verbali o, come nel caso di Antonio Nas­so (operatore Tv di Repubblica, ndr) di aggressioni fisiche va fermata. Ogni professionista dell’informazione è portatore di una istanza di democrazia e libertà, come sancito dalla Co­stituzione: abbassare la guardia significa tradire questi valori» (…) «Tutti i rappresentanti isti­tuzionali che hanno a cuore le sorti della stampa, e quindi del­la democrazia, debbono aprire una nuova stagione, mettendo fine a quella segnata dall’odio e dagli attacchi al mondo dell’in­formazione».

«Non è possibile che in un Pa­ese moderno – parole ancora del sottosegretario all’Editoria Martella – un giornalista debba avere paura di andare ad una manifestazione pubblica, o che il suo racconto debba essere condizionato da minacce o in­timidazioni (…) va ristabilito un clima e una cultura che ricono­scono il lavoro dei giornalisti».

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