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Renzi? Ha fatto quello che gli altri non hanno compreso

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Fare politica è cercare di capire i tempi e i contesti che muta­no. Aldo Moro, in un uno dei suoi ultimi discorsi, ebbe a decifrare la visione politica della fine degli anni Sessanta sostenendo che bisognava aprire le fi­nestre per far entrare aria nuova. Era tanto tempo fa. Aveva capito benissimo il destino dei politici e della politica stessa. Non ebbe il tempo per aprire le finestre che lo uccisero. Nelle sue Lettere della “prigionia” brigatista dettagliò ciò che sarebbe accaduto, ovvero la morte della politica come egli la concepi­va con saggezza e intelligenza. Credo che Renzi abbia visto e letto la politica in una visione prospettica. Nel bene e nel male. Al di là degli urli elettorali, ha saputo lavorare su un progetto, sbagliato o meno, ma di progetto si tratta. Sbagliato o meno lo si vedrà, ma è chiaro che ha usato il ragionamento su una ragione della politica in un tempo terribilmente distratto dalla pochezza dei 5 Stelle e soprattutto dell’incapacità di Zing, che si è dovuto servire della estrema sinistra per portare a casa un coefficiente governativo. La politica è fatta sì di ragionamento, ma anche di trappole. Chi non comprende le trappole politiche è fuori della comprensione della storia moderna e antica. La politica, fattasi storia, si porta dentro sempre i germi di Cesare e Bruto. Ma come si poteva armonizzare un progetto renziano con i reduci del comunismo o eredi di un cattocomunismo che vira da anni sconfitte elettorali? È giusto che abbia fatto questa scelta nella sua posizione e nella sua valutazione “machiavellica” dell’essere politica.

Era necessario farla ora questa scelta. Opportuno! Si sarebbe dovuto capire, conoscendolo, che avrebbe insabbiato il “pivello” Conte, l’incapace Zig e il nulla dei “grillanti”. Non capisco perché ci si scandalizzi quando si parla di gestire ruoli e potere. La politica è anche questa. Mettere gli uomini giusti ai posti che possono determinare precisi riferimenti. Non perché è stato sempre cosi. Deve essere così in termini politici, giustamente. La politica è potere. Chi pensa alle arti nobili della politica non conosce la storia. La politica è trama­tura di incarichi e di gestioni. Non si tratta neppure di sgambetti. Ma di scelte radicali che Renzi porta avanti da tempo. Certo, questo porrá problemi al Go­verno. Anche questo mi pare legittimo. Trovo più un controsenso la posizione di Conte che di politica esprime la pessima mediocrità dell’uomo qualunque. Conte, se è un uomo d’onore, come egli dice e fa pensare, dovrebbe imme­diatamente consegnare le dimissioni. La strada per Renzi è, chiaramente, in salita. Coraggiosa. Ma dichiara un netto distacco con un Pd arroccato e ancora figlio del comunista D’Alema e del reducismo marxista.

Ciò naturalmente non darà alcuna sicurezza al Governo Conte. Il Pd non dovrebbe avere più alcun interesse a restare nei ministeri, anche perché con le elezioni, in questo particolare momento, creerebbe seri problemi a Renzi e 5 Stelle, ma soprattutto a Renzi.

Credo che Conte non durerà sino ad eleggere Prodi a presidente della Repub­blica. Renzi non ci starebbe oggi, figuriamoci domani. Chi si trova in un vicolo cieco è proprio Zing. La politica è (anche) questa ambiguità, piaccia o meno. Andando alle elezioni significherebbe portare il Centro destra ad una maggio­ranza stratosferica. La questione è complessa e la rottura di Renzi però è una sfida intelligente. Ora sta agli altri partiti “smarcarsi” da Renzi.

Continuare a governare con una maggioranza che è minoranza finirà con il suicidio di tutta l’area governativa. Non si tratta neppure del fatto della affi­dabilità o meno, della simpatia o antipatica verso Renzi. Si tratta, invece, di strutturare un modello di politica che non può essere comparato con quella praticata quarant’anni fa. Se ancora oggi si fa politica, da parte delle sinistre tutte, nel nome dell’antifascismo significa che si è antistorici. I confronti non servono e non cambiano la realtà. Non serve il vittimismo. L’arroganza di Renzi sta nella “stupidità” della sinistra rimasta e dei cattolici di sinistra che ripensano al compromesso storico o alle convergenze parallele.

No. Il tempo moderno è il tempo delle contraddizioni. È il tempo pessimo che non riesce più a pensare. È il tempo pessimo che sconvolge le società. Non è affatto vero che non esistono destra e sinistra. Non è affatto vero che è venuto meno il radicalismo comunista (ancora si canta “Bandiera rossa” nelle conven­tion del Pd). Renzi aveva rotto le barricate comuniste all’interno di un Pd ri­masto ancora nella tradizione comunista. Renzi non è mai stato comunista. Lo sanno tutti e i fatti lo dimostrano. Un personaggio ambiguo assetato di potere?

Ma cosa è la politica? Non è forse gestire potere? Altrimenti non impastiamo un discorso politico. Facciamo altrimenti filosofia. Le ideologie non sono mor­te. È morto, invece, uno strano concetto di filosofia della politica. Ma questo è un altro discorso che non appartiene più al presente. Ora non starete a pensare che ho paragonato Moro a Renzi. Mi auguro di no. I tempi sono mutati come le società e la civiltà stessa. Ogni contesto ha i suoi politici e la sua politica.

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