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Aìon, applausi e “bis” per l’ensamble

Ultima serata del Festival

Aìon, applausi e “bis” per l’ensamble
Aìon, applausi e “bis” per l’ensamble

Ultimo concerto mercoledì scorso al MUDI dedicato a Giovanni Paisiel­lo nell’ambito della XVII edi­zione dell’omonimo festival. Uno spettacolo dell’ensem­ble “Aìon”, formazione di musicisti tarantini che si oc­cupa di musica antica sino al ‘700, composta vocalmente da Vincenzo Franchini (con­tralto) e strumentalmente da Giuseppina Giannascoli al clavi-cembalo, Antonio An­driulli al clavicembalo basso continuo e da Lilia Mastran­gelo al violoncello.

Il pro­gramma è stato una carrel­lata stilistica per ripercorrere gli anni della formazione di Paisiello ma anche la mu­sica coeva in Francia con Jean-Philippe Rameau, in Germania con l’illustre figlio di Johann Sebastian Bach che fu Carl Philipp Emanuel Bach e poi Niccolò Piccin­ni che fu probabilmente un maestro per Paisiello, anche lui seguì una rotta interna­zionale andando a Parigi da Maria Antonietta nello stesso anno in cui Paisiello andò in Russia da Caterina II. Spa­zio poi ai suoi predecessori con Leonardo Leo, Paisiello era infatti della scuola cd. leista, fronte avverso a quel­lo di Francesco Durante. Vi è poi la sonata op.18 n.5 di Johann Christian Bach, altro figlio, che fu un modello per Mozart nella Londra del pieno ‘700. In finale un pezzo strumentale, l’adagio della sinfonia in Fa maggiore di Giovan Battista Pergolesi e la conclusione con tre delle arie più famose in assoluto di Paisiello: dalla Seva Padrona, Donne Vaghe e Stizzoso mio stizzoso, e dagli Zingari in fiera l’aria di Lucrezia, Chi vuol la zingarella. Vincenzo Franchini, è stato il vero protagonista della serata, con la sua voce di raffinata eleganza sapendo rendere le atmosfere settecentesche e impreziosendo il concerto con dei veri camei con le arie: Se il ciel mi divide, Dal tuo soglio luminoso, Il mio ben quando verrà, ha dimostrato estrema padronanza della voce in tutti i suoi registri oltre a quella contenuta, ma necessaria vis actoriale necessaria per dar maggior spessore alle arie di coloritura della seconda parte: Una giovane promessa di sicuro avvenire. Dopo lunghi applausi del pubblico il bis concesso è stato l’aria Nel cor piú non mi sento tratta da La Molinara di Paisiello.

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