27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 11:58:00

Claudio Signorile
Claudio Signorile
  1. Il manifesto per l’Italia Mediter­ranea, concludeva affermando che il Movimento era incardinato nel primato dell’Europa riformata; nella costruzione del Mezzogiorno Federa­to; nella nuova riunificazione e coesio­ne del Paese.

Oggi va indicata nel civismo federativo la cifra identitaria e programmatica del Movimento. Questa più attenta defini­zione e chiarimento è resa necessaria da una sempre più rapida evoluzione della crisi politica ed istituzionale; dal­le sue caratteristiche sistemiche; dal­la sua irreversibilità. Il Movimento per l’Italia Mediterranea deve misurare le sue finalità ed i suoi obiettivi, collo­candoli, nel complessivo processo di profondi cambiamenti che investono il Paese, e rendono impossibile una lettura parziale ed autarchica dei pro­blemi e delle possibili soluzioni.

L’Europa riformata è il nuovo sogget­to politico euro Mediterraneo fondato su città e territori e con la mediazione leggera degli Stati nazionali. Il Mezzo­giorno Federato è l’Italia Mediterranea come attore, insieme alle altre Macro­regioni di un diverso sistema di gover­no delle pianificazioni e delle strate­gie. La nuova unificazione e coesione del Paese, è la ricostruzione di una Italia fondata sul civismo federativo, pragmatico, insieme con un assetto istituzionale adatto alle funzioni globa­li e locali del terzo millennio. Ma cia­scuno di questi grandi temi di riforma, si intreccia con le vicende politiche ed istituzionali delle crisi in corso; con le scelte valoriali necessarie; con il con­flitto degli interessi; con le trasforma­zioni dell’economia.

Il sistema politico italiano, che ha ac­compagnato e favorito la ricostruzio­ne del Paese, fino a raggiungere il rango di grande potenza industriale; che ha reso stabile una democrazia che operava in un contesto strategico pericoloso e difficile; che ha gestito il patto sociale che ha dato legittimità alle istituzioni e ai rapporti di potere e rappresentanza; questo sistema politico è collassato con la fine delle condizioni che ne avevano garantito la stabilità.

Questo sistema politico era fondato sui partiti, dai quali passava la forma­zione del consenso, la sua trasforma­zione in rappresentanza e quindi in esercizio della governabilità e del po­tere. In Italia questi partiti erano fon­dati sulla politicizzazione di massa, capillare ed organizzata, e sull’intrec­cio fra identità ideologica ed interessi forti, conseguenti agli equilibri interna­zionali.

La crisi di legittimità e di rappresen­tanza dei partiti, ha creato le condizio­ni del collasso del sistema politico e conseguentemente il graduale dissol­vimento di quel sistema di Istituzioni che dava complessivamente senso e stabilità alla democrazia. Così come tutto insieme si teneva, tutto insieme sta crollando.

È stata miopia politica e fragilità cul­turale ritenere di poter proseguire in continuità, navigando a vista; non comprendendo l’entità delle trasformazioni che stanno avvenendo nel profondo, alle quali bisogna rispondere con adeguata tensione riformatrice. Gli ultimi venti anni sono stati un continuo declino politico, morale, economico, culturale. Si sono dissolte le condizioni di tenuta della democrazia partecipata e consapevole, e si è diffuso un comune sentire, caratterizzato dal confuso intreccio sovranista e populista, i cui effetti sono devastanti. Non si ricostruisce con le macerie del vecchio; non si rianima il sistema politico, riproponendo i vecchi partiti; o pezzi di essi. Non si rifanno le istituzioni, frantumando lo Stato. Non si rivitalizza la democrazia esaltando le rete e i social. La missione di governo del civismo federativo è la ricomposizione delle comunità che si riconoscono per interessi, bisogni, funzioni, cultura. Il contenitore viene modellato dal contenuto; il territorio e l’uomo sono le risorse primarie da cui partire; l’identità è il percorso vitale nella storia.

2. La crisi del sistema politico passa attraverso il dissolvimento dei partiti e la riformulazione dei percorsi politici di formazione e gestione del consenso e della governabilità. Si sta rapidamente consumando l’esperienza dei 5S, incapaci di una visione strategica compatibile con le esigenze di un grande Paese industriale. Sarà messa rapidamente alla prova la capacità della Lega di combinare gli interessi che rappresenta con la necessaria visione nazionale di chi si candida alla guida del Paese. La Sinistra politica, pur necessaria agli equilibri di una democrazia, non riesce ad essere una forte e credibile alternativa di sistema. In questo contesto di contraddizioni ed incertezze, abbiamo vissuto i preliminari di un simulacro di colpo di Stato, attraverso una improvvisa e devastante crisi di Governo; una violenta spinta verso le elezioni anticipate; il rifiuto ed il dileggio delle regole di una democrazia parlamentare e proporzionale; la esaltazione del leader come uomo forte e risolutore di ogni crisi. Il leader, non è riconducibile alle formule di schieramenti: non al centrodestra; non al populismo pasticcione; non al sovranismo dei poveri. Il tentativo è quello di ricostruire un percorso politico fondato su un rapporto primario fra leader e popolo; basato su precisi obiettivi: sicurezza; migranti; crescita; lavoro; tasse; anti Europa. Questi obiettivi vengono presentati in modo diretto (la spiaggia, il comizio, il Twitter) e soprattutto come fatti concreti già perseguibili.

Il rapporto con il popolo avviene sul fare. Questo è il messaggio che passa e viene presentato al Paese chiedendo il mandato a governare, con i pieni poteri. Non siamo in uno scontro fra partiti e programmi, ma nel tentativo di presentare il confronto, in ogni passaggio, come una sorta di plebiscito nei confronti del leader e del suo programma, che è fatto, in realtà, soltanto da comportamenti decisi e parole d’ordine. Questo avviene in mancanza di un sistema politico efficiente e rappresentativo (quasi la metà degli elettori non votano); e quindi questa strategia plebiscitaria e di conquista dei poteri passa come nel burro con qualche nobile protesta e dignitosa contrapposizione. Non ci può essere un leader alternativo, in questo schema di contrapposizione politica. Non ci sono partiti. Rischia di sfarinarsi il M5S; si sta sfarinando FI; potrebbe sfarinarsi il PD. Ma un sistema politico efficiente va ricostruito da subito, anche attraverso le identità programmatiche e le responsabilità di Governo. Non si deve accettare, come la sinistra sciaguratamente ha fatto nel passato, la leaderizzazione del confronto; non si può puntare, almeno nel medio periodo, sulla rinascita dei partiti e degli schieramenti; si deve ripartire dalle comunità e dal territorio, dai suoi interessi, dalle sue identità. Il nuovo sistema politico si ricostruisce con il civismo federativo. Civismo, perché nei valori civici la comunità trova il senso concreto della democrazia governante, definisce i suoi interessi, non li fa condizionare da scelte ideologizzate e da convenienze di parte.

Federativo, perché più comunità si uniscono per comuni interessi, funzioni, identità, bisogni, ed attraverso le istituzioni riformate, esprimono nel foedus quella strategia di Governo e quelle funzioni amministrative che rispondono alle esigenze locali e globali di una entità storicamente compiuta e definita, come Città, Regione, Stato. Le ideologie del Novecento, le lotte sociali, le trasformazioni economiche, gli equilibri internazionali, furono la materia del sistema politico della Repubblica, fino alla fine del secolo. Dopo il ventennio della grande confusione, il civismo federativo deve essere la base del nuovo sistema politico in formazione. Gli schieramenti verranno; le diversità valoriali emergeranno; le contrapposizioni di interessi si manifesteranno; ma la materia della politica come vita della democrazia sarà nuova è rinnovata in continuazione. E non vi dovranno essere più plebisciti sulla persona ma contrapposizioni e giudizi sulle volontà e le proposte.

3. La crisi del sistema istituzionale è stata la naturale conseguenza della crisi del sistema politico. Per più di cinquant’anni anni, nel bene e nel male, dalla politica è venuto l’impulso al funzionamento delle istituzioni; la mediazione politica diventava materia di scelte esecutive e di normative di orientamento. Il declino della politica come motore decisionale ha indebolito un sistema istituzionale che non era costruito per essere autonomo e alternativo; si sono quindi aperte crepe di funzionalità, efficienza e rappresentatività sia nei grandi corpi dello Stato, elettivi o separati, che nel sistema degli Enti territoriali e nelle funzioni amministrative e di servizio.

Dal Parlamento alle Regioni, dalla amministrazione della Giustizia alla Scuola, dalla Sanità e Sicurezza Sociale all’Ambiente, dai Trasporti allo Sviluppo Produttivo, l’inefficienza delle Istituzioni è stato un motivo dominante nella coscienza negativa del popolo italiano verso lo Stato. In questo malessere è cresciuto il qualunquismo aggressivo del M5S,come il populismo sovranista della Lega; ambedue, su questo duplice percorso di crisi, politica e istituzionale, hanno costruito le loro fortune. Queste fortune, nella fase successiva di proposte per la soluzione dei problemi, stanno cadendo in balìa di autentiche trappole, irrisolvibili e pericolose per il Paese. Dal reddito di cittadinanza alla quota 100, dalle autonomie differenziate al blocco delle infrastrutture, dal Decreto sicurezza al taglio del sostegno all’informazione, (e si potrebbe proseguire), il Governo Giallo-Verde, ha viaggiato verso la sua dissoluzione, non essendo mai riuscito a far capire il suo percorso, la sua strategia, la sua pianificazione delle risorse in entrata ed uscita. In sostanza, non si è mai capito con cosa volessero e potessero sostituire nelle Istituzioni, il motore mancante della politica. Questo problema nella sua interezza, viene trasmesso al Governo M5S e PD: chi per questo si sta spendendo in positivo, deve saper pensare per sistemi e governare per progetti. La forza riformatrice deve esprimersi così, rifiutando ogni approssimazione ed ambiguità.

La gestione delle autonomie regionali differenziate è un esempio di questa debolezza culturale e politica che si estende anche ad ampi settori della sinistra. Si è proceduto come se ogni Regione andasse per suo conto, sulla base di trattative separate e bilaterali; non rendendosi conto che si stava lavorando all’interno del fallimento del regionalismo a 20, ed all’interno di un processo disgregativo dei poteri dello Stato in materie essenziali nella vita di una democrazia matura.   Questo deve essere il punto d’attacco del Civismo Federativo: non si deve negare l’autonomia differenziata come opportunità Costituzionale. Ma, la si deve rendere conseguente alla realizzazione del livello essenziale delle prestazioni secondo il dettato costituzionale (Art. 117, comma 3, lettera m); ed alla realizzazione del Governo Federato delle risorse e delle strategie delle città metropolitane e delle Regioni, riconducibili a comuni identità, interessi, bisogni. Passare da una gestione divisiva, autarchica, miope e senza prospettive, ad una proposta positiva e aggregante, che vedrebbe Nord e Sud legati dalla strategia comune del civismo federativo, e dalle nuove realtà delle macroregioni.   Rimettere in funzione la politica come motore delle istituzioni, senza ritornare alle esperienze passate del sistema dei partiti, lo si può fare se insieme è possibile legare la visione civica dei problemi e dei protagonisti con la capacità federativa di governare le risorse e le opportunità.

L’uomo ed il territorio sono le risorse sulle quali si fonda ogni strategia di riforma e di sviluppo. Ripetiamo: si pensa per sistemi, si governa per progetti. Un piano di infrastrutture (il progetto nel territorio) deve essere all’interno di un piano dei Trasporti (il sistema per l’uomo). Un piano di edilizia scolastica è interno ad un progetto di riforma della Scuola. L’Italia Mediterranea è avanti nella elaborazione progettuale e strategica. Indietro nella organizzazione politica e negli obiettivi. Il risveglio del Riformismo meridionale è una realtà, e la consapevolezza dei meriti e delle opportunità di un Mezzogiorno Federato è un fattore politico qualificante. È il momento, per l’Italia Mediterranea, di partecipare ad un movimento comune in tutto il Paese per contrapporre alla strategia sovranpopulista di conquista dei poteri, una strategia del civismo federativo che miri alla ricostruzione del sistema politico, al superamento delle disuguaglianze, e al rinnovamento delle Istituzioni. Di fronte al Paese, partendo dal territorio e dalle comunità, una iniziativa civica e federativa, di respiro nazionale, potrà parlare il linguaggio della ragione, della giustizia, della competenza, della semplificazione, della innovazione. E farsi ascoltare da quella metà del Paese che, da anni, non ascolta la buona politica.

4. Il fallimento del Regionalismo a 20, non comporta il fallimento della scelta regionalista affermata dalla Costituzione. Si è consumato nella esperienza ultracinquantennale un modello organizzativo e strutturale definito in una fase profondamente diversa e non accompagnato, nel corso degli anni da una consapevole ed adeguata azione di riforma. Le funzioni e l’efficienza delle Istituzioni Regionali hanno perso credibilità ed efficacia di fronte alla domanda, cambiata nel tempo, di governabilità e rappresentanza da parte del popolo amministrato. L’affermazione del territorio come risorsa da utilizzare pienamente, in una strategia complessa di sviluppo; la crescita della comunità come soggetto identitario attivo nel cambiamento della qualità e quantità dei servizi utilizzati; la dimensione nuova dei problemi e delle opportunità di una società pluralista ed esigente; la diversità degli interlocutori istituzionali, come lo Stato, troppe volte sentito lontano ed antagonista; e l’UE, burocratico interlocutore o bancomat dispensatore di risorse. Sono tutte questioni senza risposta. La verità è che l’anima della Regione è venuta meno perché le sue dimensioni, funzioni, obiettivi, sono al di sotto dei problemi e delle opportunità di sua competenza. La crescita della consapevolezza civica come essenziale nello sviluppo e benessere delle comunità organizzate, rende il tessuto amministrativo e culturale delle Città Metropolitane e dei sistemi urbani diffusi, il più idoneo alla gestione ampia della vita quotidiana e dei problemi di abitabilità urbana e sicurezza sociale ed ambientale. Lo sviluppo della competizione territoriale in tutta la dimensione europea e mediterranea,che è passaggio decisivo nelle opportunità di crescita economica e civile dei nostri territori, rende la scrittura attuale delle dimensioni e caratteristiche delle Regioni,con poche eccezioni, una realtà incapace di quelle responsabilità di governo e di proiezione strategica, assolutamente necessarie nella fase di crisi che la UE sta attraversando, e l’Italia subendo, senza visibili reazioni e cambi di prospettiva.

Il Regionalismo a 20 è finito,non per la richiesta delle autonomie differenziate di alcune regioni del Nord,ma perché non risponde più alle esigenze del Paese e delle sue trasformazioni; presentando una realtà frantumata, costosa, inefficiente ed impotente. Ma non è finita l’esigenza costituzionale della struttura regionalista dello Stato italiano, soprattutto nella fase di riforma e ristrutturazione di una UE, euro mediterranea, che si avvia ad essere nuova protagonista nello scenario mondiale. Questa nuova struttura regionalista và riscritta nelle dimensioni,nei poteri,nelle competenze; puntando a costruire soggetti forti che accompagnino il governo nazionale nelle scelte di governabilità interne e nelle costruzioni sistemiche comunitarie. Ma questi soggetti devono essere anche contenitori consapevoli della governabilità civica delle città metropolitane e dei sistemi urbani diffusi, senza sovrapposizioni ed antagonismi. Le finalità di queste nuove ed antiche regioni, che abbiano la necessaria massa critica, devono essere la competitività territoriale, nella dimensione euromediterranea; la governabilità delle comunità, delle risorse, delle opportunità, nella dimensione nazionale. Non si tratta, di una pur utile, operazione di ingegneria costituzionale ed istituzionale, né un esercizio di governo. La crisi del regionalismo a 20, è stata insieme con altre, causa ed effetto di uno scollamento del popolo dalle Istituzioni del territorio che avrebbero dovuto rafforzare la partecipazione democratica. Il paese è realmente diviso, anche profondamente su interessi territoriali forti e su identità antagoniste esasperate strumentalmente.

La ricomposizione dell’unità del Paese; la costruzione del nuovo sistema delle autonomie; la competitività e l’efficienza nel governo delle risorse umane e del territorio; la lotta alle diseguaglianze come priorità qualificante; tutto questo deve essere la materia di un movimento di popolo che sia protagonista della rinascita della Nazione nelle sue autonomie e nella sua identità: italiana, europea, mediterranea. Questo movimento deve nascere nella trasversalità delle convenienze politiche, nella diversità degli insediamenti territoriali e degli interessi; nella pluralità delle esperienze culturali e sociali. Deve nascere ora e subito, dando al risveglio in atto nella coscienza popolare, valori ed obiettivi per i quali mobilitare energie e volontà. L’Italia Mediterranea ha indicato nel Civismo Federativo la sintesi sistemica di questo Movimento, la sua cifra programmatica e progettuale. Confermando gli obiettivi programmatici espressi nel Manifesto fondativo, l’obiettivo politico, che viene assunto come priorità, riguarda le Regioni del Mezzogiorno continentale comprese nell’obiettivo 1 dell’UE e le Città metropolitane. L’immediata iniziativa si manifesta nel rifiutare il confronto sulle autonomie differenziate e le polemiche conseguenti, chiedendo al Governo di dar vita alla costituzione federativa di una unica Regione del Mezzogiorno continentale supportando la richiesta con un adeguato progetto organizzativo che segua e rispetti la procedura Costituzionale.

Nella fase di attuazione del percorso costituzionale, si possono utilizzare le opportunità sancite dagli artt. 116 e 117 della Costituzione e dai referendum regionali per realizzare strutture gestionali di rapida operatività, che garantiscano la gestione federata di poteri, competenze, risorse. Si può cominciare così: – Far gestire i Fondi comunitari di queste Regioni dal 2021 al 2027 (che rappresenta l’85% di 43miliardi di euro) da un’unica Banca (CDP o BEI) secondo le indicazioni operative dell’organo di controllo istituito dalle Regioni federate e dalle Città metropolitane; – Rappresentare i PON e i POR in un unico programma costruito e gestito dalle Regioni federate e dalle Città metropolitane insieme alla Presidenza del Consiglio (non dai singoli Dicasteri); – Deve essere realizzato dalle Regioni federate e dalle Città metropolitane un unico quadro degli interventi infrastrutturali prioritari da avviare e completare nei 5anni; – Definire e valutare le funzioni economiche e gestionali connesse al piano delle infrastrutture; – Unificare tutte le delegazioni ministeriali presenti nelle singole realtà regionali; – Costruire nelle Regioni federate un unico distretto logistico; – Costituire nelle Regioni federate una unica gestione dell’offerta portuale. In realtà, ogni materia di pubblico interesse deve essere ricondotta a questa scelta di obiettivi, di contenuti secondo un metodo di lavoro che consente una concreta sinergia fra Movimento ed Istituzioni, progettualità civica e governabilità federativa. Italia Mediterranea è impegnata in questa grande riforma del Mezzogiorno, ma è consapevole che la partita decisiva riguarda tutto il Paese.

1 Commento
  1. Erardo 2 anni ago
    Reply

    Analisi politico-istituzionale molto interessante e, per larga parte, condivisibile. Il Civismo Federativo potrebbe anche funzionare, ma non credo si possa prescindere dalla Rete e dal mondo dei social, favorendo processi di cittadinanza attiva e partecipativa. Inoltre, il problema più grande resterebbe comunque quello relativo alla classe dirigente del martoriato Mezzogiorno d’Italia. Basti vedere il bassissimo livello dei nostri rappresentanti, incapaci persino di gestire la piccola amministrazione, figurarsi vederli impegnati in un’azione di governo!

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