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«Dopo la pirateria televisiva, bisogna fermare anche quella contro i giornali»

La Fieg: «L’accesso a prodotti tutelati dal diritto d’autore è reato e danneggia le aziende»

Guerra alla pirateria televisiva
Guerra alla pirateria televisiva

“Esprimo soddi­sfazione per il successo dell’o­perazione contro la pirateria che colpisce l’audiovisivo. Una buona notizia per il Paese e per chi lavora ed investe nell’industria creativa.” Così il presidente della Fieg, An­drea Riffeser Monti, ha commen­tato la notizia del maxi-sequestro della Guardia di Finanza della piattaforma illegale Xstream Co­des, “l’accesso a prodotti tutelati dal diritto d’autore, senza pagarne i relativi diritti, oltre a costituire un reato, danneggia le aziende di settore e la società tutta”.

“Da tempo, la Federazione Italia­na Editori Giornali è impegnata in azioni di contrasto all’illecita diffusione dei contenuti editoria­li, che oggi avviene soprattutto attraverso le piattaforme social e le applicazioni telefoniche o di messaggistica istantanea. Fra tut­te – ha ricordato Riffeser – spicca Telegram, dove quotidianamente, attraverso chat e canali cui acce­dono decine di migliaia di utenti, vengono diffusi articoli e intere pubblicazioni.

Dopo le istanze di attivazione del Regolamento Agcom da parte del­la Fieg, numerosi editori hanno trasmesso apposita denuncia an­che alla Polizia postale e alle Pro­cure della Repubblica. Auspichia­mo che anche a tutela dei prodotti editoriali vengano tempestiva­mente intraprese azioni incisive”. “I contenuti di qualità prodotti grazie all’investimento di ingenti risorse, economiche e professio­nali, da parte delle imprese edito­riali non possono essere sfruttati liberamente né fruiti al di fuori di ogni contesto di legalità, se non a rischio di sanzioni” – conclude Riffeser Monti – “Confidiamo, pertanto, in un deciso intervento delle autorità amministrative e giudiziarie per la tutela del pro­dotto editoriale e dell’industria dell’informazione, per garantire libertà di stampa e pluralismo in­formativo, pilastri fondamentali della democrazia”.

Oltre 5 milioni di utenti solo in Italia, per un giro d’affari stima­to in circa 60 milioni di euro an­nui. Questi i numeri, secondo gli investigatori, della piattaforma illegale finita nel mirino dell’ope­razione, coordinata dalla procura di Napoli e messa a segno oggi dalla Guardia di finanza contro le tv pirata. La piattaforma Xtre­am Codes, ideata da due cittadini greci, consente la trasformazione in dati informatici dei flussi au­diovisivi protetti da copyright. I membri dell’organizzazione, come emerso dalle indagini, pre­disponevano e gestivano all’estero spazi informatici attraverso i quali ritrasmettevano i segnali su larga scala, anche in Italia. Una fitta rete commerciale, diffusa su tutto il territorio nazionale e con basi pre­valentemente in Lombardia, Ve­neto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia riceveva il segnale grazie a questa tecnologia acquisendo il­legalmente interi pacchetti di con­tenuti per la successiva rivendita al cliente finale ad un prezzo di 12 euro circa consentendo di vedere tutti i principali palinsesti Tv con un unico abbonamento. Otto ordi­ni europei di indagine sono stati emessi dalla Procura di Napoli che, tramite l’Agenzia europea per il coordinamento investigati­vo e la cooperazione giudiziaria ‘Eurojust’, ed eseguiti in Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bul­garia dalle rispettive polizie giudi­ziarie con l’ausilio dei militari del Nucleo Speciale nei confronti di 3 aziende e 5 persone fisiche oltre al sequestro ed all’oscuramento della intera piattaforma Xtream Codes, di 80 siti internet e di 183 server dedicati alla riproduzione e diffusione dei flussi audiovisivi, erogati, al momento del sequestro, ad oltre 700.000 utenti online. Venticinque gli obiettivi delle per­quisizioni effettuate sul territorio nazionale che, oltre a smantellare vere e proprie centrali adibite alla divulgazione abusiva del segnale ricevuto grazie alla piattaforma Xtream Codes, mirano ad aggre­dire i proventi illecitamente con­seguiti dall’organizzazione me­diante il sequestro di 197 rapporti finanziari tra account paypal, po­stepay e conti corrente.

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