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Operazione Principio, la Cassazione modifica pene e sentenze

Si torna in Appello per 4 imputati. Pena riderminata per altri 8

Cassazione
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Operazione Principio: processo in Corte d’Appello da rifare per un imputato. Si tratta di Giuseppe Gatta, difeso dall’avvocato Fabrizio Lamanna. aera stato condannato a otto anni di reclusione. Per altri tre, invece, Gaetano Diodato, Luigi Brunetti e Piera Nicolì si torna in Appello, a Lecce, solo per riderminare la pena. Lo ha deciso la Corte di Cassazione.

I giudici della Suprema Corte hanno inoltre rideterminato la pena a sei anni di reclusione per Claudio Facecchia e Michele Aspes e a quattro anni per Oronzo Caputo, Giuseppe Caputo, Francesco Secci, Ben Hassen Demni Hosni, Omer Sejdic e Zekija Hamidovic. Nel collegio difensivo oltre all’avvocato Lamanna anche gli avvocati Salvatore Maggio, Salvatore Di Fonzo e Mirko Porsia. Nel processo “Principio” il Tribunale di Taranto nel 2014 aveva condannato ventuno dei trentadue imputati presunti appartenenti ad una organizzazione dedita alle estorsioni, allo spaccio di cocaina e hashish, ai furti e alle detenzione illegale di armi. L’operazione era stata messa a segno nel dicembre del 2005, dalla Squadra Mobile di Taranto ed era stata denominata “Principio” perchè gli inquirenti e investigatori ritenevano di aver stroncato sul nascere una nuova guerra di mala. Per undici imputati è stato dichiarato, per alcuni, il non doversi procedere per avvenuta prescrizione dei reati, per altri era stata disposta l’assoluzione piena. Le indagini che poi prtarono al blitz presero il via nel 2002, dopo che in estate due elementi di spicco della mala tarantina divennero il bersaglio di un agguato nei pressi di un bar della litoranea.

Da quell’episodio prese il via il lavoro degli investigatori della Squadra Mobile tarantina , con l’ausilio di intercettazioni telefoniche ed ambientali, e servizi di appostamento e pedinamento. Una indagine complessa, che sfociò prima negli arresti, e successivamente nel procedimento giudiziario scandito dalle richieste di rinvio a giudizio. L’obiettivo era quello di procedere a tritmo serrato per una vicenda giudiziaria che orbitava attorno al sottobosco della malatarantina attiva nei primi anni del 2000, ed in piena riorganizzazione. Per evitare che i gruppi rivali tornassero a farsi la guerra, scattò la maxi operazione caratterizzata da una serie di ordinanze di custodia cautelare. Quindi l’approdo in Tribunale con la sentenza di primo grado e poi in Corte d’Appello. Per alcuni imputati ora è arrivata la decisione della Cassazione.

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