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Manente, il maestro in una mostra

Al Castello Aragonese il ricordo dello scomparso direttore della Banda Centrale della Marina

Vittorio Manente
Vittorio Manente

nella direzione e lo sguardo severo a scoraggiare qualsiasi disattenzione nelle ese­cuzioni. Così, il maestro Vittorio Manente, direttore della banda centrale della Marina Militare fino al 1983, quando smise la di­visa. Nato a Catania nel 1913, nel ‘33 entrò a far parte del Corpo Musicale della Regia Marina e nel ‘64 vinse il concorso per la direzione della Banda della Ma­rina Militare che ricostituì con i migliori elementi che prestavano servizio nelle diverse fanfare.

Racconta Michele Fiorentino, già componente della Banda centra­le e fra gli organizzatori della manifestazione svoltasi venerdì sera al castello aragonese intito­lata “Vittorio Manente e la storia della Banda Centrale della Mari­na Militare”: “Il maestro era un uomo schivo, rifuggiva da tut­to ciò che non era attinente alla musica. Gli importava solo che la “sua” banda, giunta a contare ben 102 esecutori, continuasse a distinguersi con impeccabili ese­cuzioni e che non fosse dimenti­cata (anche oggi che è di stanza a Roma) dai tarantini, che a lungo l’hanno apprezzata ogni sera sul Canale per la cerimonia dell’am­mainabandiera e negli indimen­ticabili concerti del ‘Lunedì di Passione’ in San Domenico”.

“Con la presentazione di un libro a lui dedicato, nei mesi scorsi, e poi con la manifestazione svoltasi venerdì sera – spiega – ho volu­to onorare una promessa fatta al maestro il quale mi sollecitava a non far disperdere il suo lavoro e il percorso storico della gloriosa Banda della Regia Marina. Così, dopo la sua morte, autorizzato dai figli Eugenia e Giovanni, ef­fettuai ricerche nel suo ampio ar­chivio. Rinvenni importante ma­teriale persino in un doppio fondo della scrivania, compresi i docu­menti storici sui familiari, tutti musicisti d’alta caratura, come il papà Giovanni Pacini Manente e lo zio Giuseppe Bellini Manente. Il nonno paterno, Liborio, ama­va infatti attribuire ai figli come secondo nome, quello di grandi compositori, come appunto quelli di Bellini e Pacini”. Vittorio Ma­nente volle ripristinare il grande archivio dell’allora Regia Banda della Marina, distrutto nel ’41 a causa di un bombardamento aereo, realizzando ben 186 tra­scrizioni di brani di vari autori. A questi va aggiunta la sua origi­nale produzione di marce milita­ri, poemi sinfonici e di musiche legate alla tradizione tarantina, come pastorali natalizie e marce funebri, ancor oggi eseguite.

Lui stesso (divenuto confratello onorario dell’Addolorata) parte­cipò anche, all’indomani della guerra, alle due processioni della Settmana Santa, suonando nella banda diretta dal maestro Luigi Rizzola.

Vittorio Manente ebbe anche oc­casione di passare alla direzione della rinomata banda dell’Arma dei Carabinieri, ma rinunciò in quanto era troppo affezionato alla divisa della Marina.”Lo stes­so – aggiunge Fiorentino – fece con me quando nel 1984 vinsi il concorso per capostazione, iro­nizzando sulla mia scelta: ‘Ma tu ti vedi con il berretto rosso e il fischietto in bocca?’. E così ri­nunciai”. Michele Fiorentino non dimentica le proverbiali sfuriate del maestro ai suoi esecutori, che pur amava come figli. “Stavamo provando la ‘Resurrezione’ di Perosi – racconta – quando il so­lista sbagliò l’assolo introduttivo, autogiustificandosi banalmente con ‘Errare humanum est’. Mal gliene incolse, in quanto le gri­da del maestro si udirono in tutta la caserma”. È ben nota infine la fraterna amicizia che legava Manente a Nino Rota, il qua­le nel 1968 lo interpellò perché collaborasse nella stesura della colonna sonora del film “Water­loo”, per il quale scrisse il brano “La voce della guerra”: sarebbe interessante riascoltarlo dal vivo.

Fino a domenica al castello ara­gonese la mostra di foto stori­che e di partiture del repertorio musicale strumentato di Vittorio Manente. Queste ultime saranno poi donate ai conservatori mu­sicali Piccinni di Bari e di San Pietro a Maiella di Napoli, sedi delle maggiori cattedre per stru­mentazione per banda. Invece al Museo diocesano sono già con­servate le partiture delle marce funebri da lui composte mentre alla parrocchia di Santa Rita (da lui assiduamente frequenta­ta e dove nel 2007 si svolsero i suoi funerali) sono andati quelle dell’inno alla Santa e della pasto­rale “Gesù Bambino”.

 

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