22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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Marx e Mazzini, non c’è progresso senza doveri

La riflessione del professor Paolo De Stefano

Karl Marx
Karl Marx

Carducci nel sonetto famoso al grande genovese, scrisse un verso di assoluta verità e bel­lezza: Tu sol pensando o ideal sei vero.

Quell’ideale “vero” era un Italia repubblicana, determi­nata dal voto popolare, co­stituzionale, libera e indipen­dente da ogni forza straniera o ideologia sovversiva.

E proprio sulla Democrazia in Italia e in Europa Mazzini aveva scritto dall’agosto del 1846 all’aprile del 1847, nell’esilio londinese, sei ar­ticoli in lingua inglese, sul “People’s Journal”: l’ultimo dei suoi articoli era sul “Mar­xismo”.

Tali articoli furono tradotti in italiano nel 1852, per tal via Mazzini si inseriva, a pieno titolo, nel dibattito europeo sulla democrazia iscrivendo di fatto il proprio nome, tra i suoi protagonisti più illu­stri: Toqueville, Blanc, Cabet, Prudhomme. Dobbiamo alla traduzione e introduzione del­lo storico Salvo Mastellone la conoscenza del testo inglese degli articoli mazziniani e in tedesco di quelli di Marx; la sostenuta diatriba fu tra le più avvedute e accreditate forme ideologiche dei due pensatori dell’Ottocento.

Il pensiero mazziniano, an­che oggi, costituisce un testo vivo, cruciale e di sorpren­dente efficacia politica.

Mazzini e Marx furono av­versari e non si risparmiaro­no parole di aspro contenuto ideologico e, quindi, politico.

All’indomani della pubblica­zione del famoso “Manifesto” Marx ha un solo obiettivo: stralciare le frasi e le espres­sioni che ricordano l’asso­ciazionismo mazziniano, gli ideali del grande riformato­re genovese. Il contrasto che divideva Marx da Mazzini era di metodo e di costume; quella espressione mazzi­niana “Dio e popolo” era un sogno di “democrazia religio­sa” (nel senso mazziniano del vocabolo) che contrastava con il concetto, di per sé “ateo”, irreligioso, della concezione progressista che Marx aveva della politica.

Tutto era per dividerli: al po­polo di Mazzini, Marx oppo­neva il proletariato; all’asso­ciazionismo, la lotta di classe alla dittatura del popolo; con la conseguente “dittatura del popolo”; ai doveri dell’uomo, i diritti degli oppressi.

Mazzini era per una funzione democratica e repubblicana della vita politica, Marx era per quella sinistra, detta po­polare, che, in fin dei conti, era governata da pochi poli­tici come la Storia, che non mente, ha dimostrato.

Mazzini si rifaceva, come giu­stamente scrisse Spadolini, ai canoni dell’Illuminismo fran­cese e dell’Enciclopedismo e, a suo modo, sognava un ri­torno a quella fratellanza de­gli uomini che era una “sua” visione dell’essere, Marx, al contrario, nel suo indiffe­rentismo “ateo”, era per un “socialismo scientifico” che, annullando il capitalismo, avrebbe portato il popolo ad una forma di esistenza basa­ta sulla visione unitaria dello stesso modo di vivere; ma il tutto sotto l’egida di uno Stato che si proclamava “dittatura del popolo” e che fu, invece, dittatura sul popolo.

Mazzini criticò il programma estremista, sociale di molti marxisti; essi si erano allon­tanati dalla stessa democra­zia e avevano creato una for­ma di stato che sconfinava in una dittatura. Marx rispose a Mazzini con invettive, insulti e definendolo anche “servo della borghesia”; Mazzini gli rispose definendo il pensiero di Marx espressione di una potenza che non ammetteva dialettica del pensiero stesso e libertà di espressione. In­somma fu scontro fra Marx e Mazzini. E i concetti sulla de­mocrazia, che Mazzini scrisse in inglese, volevano dimostra­re dimostrare che, se non si educa il popolo alla libertà di pensiero, ai diritti che com­portano doveri, nessuna na­zione sarebbe stata libera ed indipendente. Il pensiero di Marx e che fu anche di Engels contrastava quello del Mazzi­ni e tra i due pensatori non ci fu mai conciliazione: troppo diversi i loro caratteri ideo­logici e, quindi, politici. Li divideva non solo il concet­to di progresso, ma anche la visione “religiosa” della vita umana e quel Dio mazziniano avrebbe affratellato tutti i po­poli della terra. Nella teoria mazziniana c’erano i valori del Risorgimento italiano che, solo una rivoluzione popolare, guidata dai migliori intellet­tuali del tempo avrebbe dato valore e vita all’esistenza de­gli uomini.

Non si intesero i due: la de­mocrazia per Mazzini fu tutt’altro che la democrazia per Marx.

Eppure il loro maestro era stato il grande filosofo Hegel con la sua concezione di uno Stato, assoluto Spirito, che avrebbe in sé riunito l’inte­ra società, teso al bene etico, cioè alla coscienza morale che una nazione avrebbe poi riflesso nei suoi cittadini, per il bene dei medesimi.

Noi sappiamo che la Storia prese le sue diverse e disegua­li direzioni.

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