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Taranto e Ilva, metafore di una catastrofe

“Fino alla fine”, presentato il romanzo di Angelo Mellone

“Fino alla fine”, presentato il romanzo di Angelo Mellone
“Fino alla fine”, presentato il romanzo di Angelo Mellone

Si può cominciare dalla fine per proporre qualche riflessione sul romanzo di Angelo Mellone. Dalla quarta di copertina: “Questo libro è basato su fatti veri che non sono ancora accaduti”. L’auspicio è che la profezia non si avveri. Perché la Taranto narrata in “Fino alla fine” (Mondadori) è una città catastrofica, sfatta, non più respirabile, dilaniata fino alle conseguenze più estreme. Non a caso il sottotitolo è una descrizione tanto semplice quanto tagliente: “Romanzo di una catastrofe”.

“Fino alla fine”, presentato il romanzo di Angelo Mellone
“Fino alla fine”, presentato il romanzo di Angelo Mellone

Taranto in questa catastrofe viene risucchiata. I quattro amici che nel precedente “Nessuna croce manca” erano ragazzi cementati da sentimenti e fratellanza politica nella destra del Fronte della Gioventù, ora sono sulla cinquantina, ognuno di loro con un percorso esistenziale e professionale profondamente diverso: l’intellettuale, la giornalista, il politico diventato sottosegretario al quale viene rifilata la bomba-siderurgico, il tatuatore e idolo degli ultras tornato in patria per dare un senso al suo sogno rivoluzionario. E la sua rivoluzione ha un obiettivo ben preciso: la distruzione della fabbrica d’acciaio. Una rivoluzione sognata al grido di “Taranto libera”. Sì, perché è il destino del siderurgico l’anfiteatro nel quale si esibisce la distopia di questa narrazione cruda, violenta, ambientata non in un immaginario futuro tecnologico, ma in un più realistico 2022. Anno nel quale si trascinano convulsamente, fino ad esplodere, le contraddizioni, le lacerazioni sociali, i conflitti, i tortuosi percorsi irrisolti e i lividi che questa città si porta sulla propria pelle. In questo romanzo carico di suggestioni prende forma una dirompente alleanza ambientalista tra ex nemici: ideologi di quella che un tempo si sarebbe definita sinistra extraparlamentare e militanti della destra radicale.

Un intruglio eversivo sul quale aleggia persino l’ombra delle lobby lussemburghesi ansiose di celebrare la morte della più grande fabbrica d’acciaio d’Europa. C’è tuttavia un tratto molto realistico nella finzione del romanzo: l’assoluta incomunicabilità tra i difensori dell’acciaio e del lavoro e il fronte green oltranzista. Una incomunicabilità inquinata dalla kayfabe, un concetto molto raffinato dal punto di vista comunicativo, mutuato dal wrestling: una bolla nella quale la capacità critica viene sospesa, si crede a ciò che si vuol credere anche se la realtà è completamente diversa. Come nel wrestling lo spettatore accetta per autentico un combattimento che, in realtà, è solo finzione, spettacolo. Angelo Mellone trasferisce nella disputa sulla fabbrica questa sospensione della realtà che, nel romanzo, induce il fronte anti-Ilva a credere, a dispetto dei dati rassicuranti, che Taranto sia nel vortice di una apocalisse ambientale. Attenzione però a non cadere nell’equivoco: questo non è un romanzo dedicato a Taranto. Può esserlo per i tarantini, che probabilmente leggeranno nella storia di “Fino alla fine” l’elaborazione romanzata delle vicende di questi anni e l’inaspettato epilogo. Ma è solo una chiave di lettura. Taranto, infatti, è solo un pretesto, una metafora, una ambientazione congeniale nella quale l’autore si muove a proprio agio, per raccontare l’Italia di oggi, inquinata da narrazioni-fake e dall’odio che viene propagato attraverso i social.

Mellone compie un esperimento narrativo interessante: prova ad immaginare cosa accadrebbe se la violenza da tastiera tracimasse dalle dita degli haters per irrompere su strade e marciapiedi. Se cioè la pratica dello scontro dovesse uscire dalla bolla virtuale per irrompere nella dimensione della vita reale. Sullo sfondo di una politica irrequieta e incapace di governare innanzitutto se stessa che oppone a governi tecnici quell’immaginario Blocco Nazionale narrato nel romanzo. Uno scenario che, a ben vedere, è forse l’incognita meno fantasiosa che affiora dalle pagine del libro.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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