16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

Cronaca News

Vertenza Arsenale, «Necessario convocare subito un tavolo di confronto»

L’appello della Flp Difesa: «Serve un piano per assumere e formare il personale civile»

Arsenale Militare
Arsenale Militare

«“Rimettere in moto le macchine” ognuno per la propria parte, affinchè sia riconvocato con urgenza il tavolo di confronto presso il Comune e si richieda con forza, tutti insieme, il vero rilancio dell’Arsenale di Taranto attraverso un mirato piano di assunzioni di personale civile ed un adeguato piano formativo per gli stessi». È l’appello lanciato dal coordinatore provinciale della Flp Difesa, Pasquale Baldari, a tutti “gli attori” intervenuti al tavolo di confronto sul rilancio dell’Arsenale.

«Abbiamo da tempo denunciato in tutte le sedi istituzionali, ministeriali e parlamentari, l’aggravarsi della riduzione numerica del personale civile dell’Arsenale di Taranto a seguito di pensionamenti a vario titolo che, a breve termine, potrebbero portare al collasso lo stabilimento – spiegano dalla Flp Difesa – Stride in tale contesto l’assordante silenzio, ormai da ben oltre sei mesi dopo l’ultimo incontro tenutosi lo scorso 18 marzo, del tavolo di confronto organizzato e coordinato dal Comune di Taranto, afferente il futuro dell’dell’Arsenale di Taranto con riflessi occupazionali per tutta la comunità jonica, che mirava a produrre un documento di sintesi unitariamente condiviso dalle parti, da sottoporre al Governo nazionale e che “aveva visto” l’ampia partecipazione di parlamentari Jonici, delle Istituzioni (Comune, Provincia, Regione), delle rappresentanze sindacali del Pubblico impiego e delle imprese locali, della rsu di Marinarsen Taranto, delle rappresentanze di Confindustria, Confartigianato, Cna, Confapi, delle rappresentanze della Marina di Taranto (Marinasud e Marinarsen)». La Flp Difesa, nel «sostenere fermamente il ruolo pubblico degli stabilimenti e dei lavoratori, nell’esercizio di una attività istituzionale» ribadisce che «per l’Arsenale di Taranto occorrono già ora circa 400 assunzioni ed entro il 31.12.2021 (auspicando tempi più ristretti) un numero di assunzioni totali di circa 500 unità (prevalentemente di profili professionali tecnico-specialistici), corrispondenti almeno al numero dei dipendenti civili fuoriusciti o che andranno in pensione entro la stessa data ed atte a ripianare la tabella organica dell’ente, da reperire possibilmente con un unico bando di concorso pubblico (per non perdere altro tempo) del Ministero della Difesa, mirato in particolare per gli Stabilimenti di lavoro dell’area industriale, accompagnando il personale civile nuovo assunto con un altrettanto urgente piano di formazione con le ditte costruttrici, utilizzando le risorse economiche interne al Ministero e/o utilizzando fondi europei, riattivando le ex Scuole Allievi Operai, valorizzando i Centri di formazione della Difesa con i docenti civili e militari in servizio, richiedendo collaborazioni universitarie, ecc.. al fine di far acquisire in tempi brevi le necessarie competenze specialistiche per le manutenzioni sulle Unità Navali di nuova generazione e quindi tecnologicamente avanzate».

«Gli elevati impegni economici sino ad oggi messi in campo dallo Stato (con risorse del Ministero della Difesa, del Cis di Taranto, ecc…) per ammodernare ed efficientare l’Arsenale Taranto – evidenzia Baldari – hanno portato e porteranno dopo il completamento del piano Brin, ad avere uno Stabilimento di lavoro all’avanguardia, capace di soddisfare le esigenze di Forza Armata e della Nazione con la manutenzione alle nuove Unità Navali, puntando per quanto possibile reinternalizzare le attività di medio ed alto profilo tecnologico, da individuare nell’ambito dei piani di manutenzione programmata dei mezzi navali, onde aumentare i livelli di produttività del personale interno e conseguire risparmi o addirittura utili per la Forza Armata, ma anche capace di proporsi verso l’esterno, acquisendo nuovo lavoro attraverso ad esempio interventi manutentivi per le navi mercantili, con benefici occupazionali per i lavoratori pubblici e delle imprese locali, nonché economici, che interesseranno tutto il territorio». «All’Arsenale di Taranto – prosegue la nota – attualmente è stata assegnata la manutenzione del 75% della flotta, pari a circa 135.000 tonnellate di navi che diventeranno in 5 anni pari a circa 180.000 tonnellate; nell’anno 2019 ha avuto a suo carico, il maggior tonnellaggio (circa 75.300) di navi ai lavori dal dopoguerra ad oggi, e, nonostante che oggi il personale civile si sia ridotto numericamente (993 rispetto a 1396 unità previste) e sia di età avanzata (media vicina ai 60 anni),

È stata garantita l’esecuzione dei lavori programmati di propria competenza, così come lo hanno fatto i lavoratori delle imprese locali per la loro parte di commesse ed il personale militare dello Stabilimento impiegato nelle attività di coordinamento lavori tra dipendenti diretti, dell’industria costruttrice e dell’indotto locale. Per l’Arsenale di Taranto il tonnellaggio di navi ai lavori della Forza Armata è attualmente garantito sino all’anno 2022, per poi consolidarsi, anche se dal 2020 subirà una piccola diminuzione del tonnellaggio di navi ai lavori rispetto a quelli avuti nel 2019, gap che la Direzione Arsenale punta comunque a coprire con il completamento dell’ammodernamento dei Bacini galleggianti (sempre che siano garantite le risorse economiche allo scopo destinate) che consentiranno l’ingresso ai lavori anche di Navi mercantili, mantenendo pertanto lo stesso carico di lavoro sino al 2022». «Ciò che rischia di non essere più garantito nell’Arsenale, nel caso in cui la politica decidesse di non effettuare subito nuove assunzioni di personale civile, non è il lavoro ma la capacità d’intervenire nelle manutenzioni alle unità navali di nuova generazione per mancanza di personale civile (entro il 31.12.2021 mancheranno minimo 500 dipendenti civili rispetto a quelli tabellarmente previsti, senza contare i pensionamenti con la cosiddetta quota 100 oggi non quantificabili, tendendo sino al 31.12.2024 ad avere una forza lavoro di personale civile che si ridurrà sino al 50%)».

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