27 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 20:52:00

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I tarantini e quel legame indissolubile con i Santi Medici

Attraverso gli “ex voto” si possono ricostruire le storie di chi ha lottato contro le malattie

Una immagine d’epoca delle processioni dei Santi Medici
Una immagine d’epoca delle processioni dei Santi Medici

Nella pietà popola­re, e specialmente nei riguardi dei Santi Medici, gli ex voto acquista­no il significato di ringraziamento e di riconoscenza per la guarigio­ne ottenuta: si va dai dipinti in cui è raffigurato il miracolo, molto in voga nell’Ottocento, alle riprodu­zioni in cera, bronzo, creta e, di frequente, in metallo prezioso del­la parte anatomica risanata.

Le offerte avvengono durante le processioni o nei santuari, dove spesso esistono visitatissimi mu­sei dell’ex voto. E poco è mancato che fra questi ultimi figurasse… il cappio del mancato suicida.

La vicenda risale a molti anni ad­dietro in Città vecchia alla pro­cessione dei Santi Medici e ci fu riferita dall’allora priore della confraternita di Santa Maria di Costantinopoli, Angelo Fanelli. Durante una breve pausa del lento incedere in via Di Mezzo (allora popolatissima), tra il sole quasi da ferragosto, il calore intenso delle torce e il frastuono della banda musicale, una donna si avvicinò all’addetto alle offerte chiedendo di far appendere il suo ex voto. L’uomo fece segno ai portatori di poggiare sulle forcelle le statue dei santi per facilitare l’operazione. Ma grande fu la sorpresa quando la devota, aprendo l’involto di car­ta di giornale, gli mostrò un pezzo di corda mozzata a un capo e ter­minante con un cappio. “E questa cos’è?” – fece tra il sorpreso e l’i­norridito l’uomo, che subito rifiu­tò. A fronte dell’insistenza della donna, egli mandò a chiamare il priore della confraternita per de­cidere il da farsi. La devota, pro­venente da un vicino paese della provincia, raccontò che nei giorni precedenti il marito, vinto dalla depressione, aveva deciso di farla finita impiccandosi a una trave.

Nel momento cruciale, però, la corda non resse e si spezzò. Su­bito accorsa, richiamata dal forte rumore della caduta del mancato suicida, la donna attribuì l’accadu­to all’intervento dei Santi Cosma e Damiano, cui era particolarmente devota. Perciò prese la decisione di ringraziarli in quel modo così insolito. Naturalmente anche il priore, consultatosi con gli altri membri del consiglio di ammini­strazione, decise che non era pro­prio il caso e ne riferì alla devota, aggiungendo, per consolarla, che i santi avrebbero apprezzato ugual­mente l’intenzione.

La donna, delusa, riavvolse nella carta la corda e si allontanò le­stamente mentre la processione riprendeva il lento incedere. Qual­cuno (ma forse saranno stati il cal­do e la suggestione del momento) avrebbe visto i santi miracolosa­mente sbuffare per lo scampato.. pericolo!

In vita, i fratelli Cosma e Da­miano, di origine araba, furono medici in Siria (dove appresero la conoscenza empirica delle pro­prietà curative dei minerali e del­le piante) e martiri sotto l’impero di Diocleziano nel 303. Essi non chiedevano alcuna ricompensa a quanti dispensavano cure e as­sistenza, guarendo miracolosa­mente ogni sorta di malattia e per questo fu attribuito loro il titolo di Anargiri, assieme a quello di Tau­maturghi. La “Leggenda Aurea” narra a tal proposito che un giorno una donna di nome Palladia insi­stette perché Damiano accettasse tre uova come compenso e tanto fece che egli dovette accettare. Cosma, venutone a conoscenza, s’indignò talmente da disporre che alla morte il suo corpo fosse seppellito lontano dal fratello. Ci avrebbe però pensato il Signore, apparso in sogno all’uomo, a di­scolpare Damiano.

I due si avvalsero di questo dono per evangelizzare, a prezzo della loro vita (mediante decapitazione) dopo crudeli torture.

I miracoli avvennero copiosi spe­cialmente dopo il loro decesso. Uno dei più noti, sempre secondo la “Leggenda Aurea”, vide prota­gonista il sagrestano della Basilica loro dedicata, a Roma, affetto da cancro alla gamba. L’uomo sognò i due santi, muniti di strumen­ti chirurgici, che manifestarono l’intenzione di sostituire la parte malata con una sana. Ma da dove prelevarla? Uno dei due suggerì: da un etiope morto poco prima e sepolto nel cimitero di San Pietro in Vincoli. Ecco dunque effettuato il prodigioso intervento. Al risve­glio l’uomo si ritrovò con la gam­ba sana. Immediatamente il sagre­stano si recò con alcuni testimoni sul luogo della sepoltura indicato nel sogno, dove trovò l’arto ma­lato, tagliato di netto, al posto di quello espiantato. Un vero e pro­prio ex voto, quindi!

 

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