23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Cronaca News

«Taranto deve cambiare mentalità: si cresce insieme»

Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad

Francesco Pugliese
Francesco Pugliese

L’auspicio è stato rivolto dall’arcivescovo Filip­po Santoro proprio nell’evento “Grande viaggio insieme”, la grande manifestazione voluta dalla Conad: mostrare la parte migliore di Taranto. Una buona pratica che però stenta a farsi largo.Ne abbiamo parlato con l’amministratore delegato di Co­nad, il manager tarantino Fran­cesco Pugliese.

Pugliese, in verità sembra che i tarantini siano più inclini a parlare degli aspetti più dele­teri della nostra città, non le pare?
Sicuramente sì. È soprattutto colpa nostra, anceh se questa è una attitudine tutta italiana. I primi denigratori di noi stessi siamo noi, però oggi bisogna fare altro soprattutto quando ci sono problemi seri come quelli che ha Taranto in questo momento.

Che fare con questi problemi?
Non bisogna metterli da parte, vanno risolti. Ma contemporane­amente bisogna accendere i fari sul resto. Taranto ha bisogno di fortificarsi sul resto e ci sono tut­te le condizioni per farlo. Que­sta città può davvero diventare riferimento di tutto il Mediter­raneo. Quando Nitti parlava del Mediterraneo, sottolineava come Taranto fosse equidistante dallo Stretto di Gibilterra, dal Canale di Suez, da Trieste e da Genova. Taranto deve recuperare questa sua centralità sia sotto il profilo culturale che per quanto riguar­da le produzioni agricole e l’am­bito turistico e storico.

Bisognerebbe forse agire sulla consapevolezza dei tarantini.
Certamente. Ad esempio, Taranto è la provincia più ricca d’Europa per la produzione d’uva, ma sono sicuro che in pochi a Taranto lo sanno., ma pochi lo sanno.

Conad ha acquisito Auchan. I lavoratori temono contrac­colpi occupazionali per questo passaggio.
I lavoratori hanno ragione. San­no perfettamente qual era e quale è la situazione della loro impresa che perde un milioni e 200mila euro al giorno, era de­stinata a portare i libri in tribu­nale e non ad essere acquisita da un gruppo che cerca di risanar­la. Noi contiamo di contenere il più possibile i posti di lavoro in difficoltà; stiamo cercando di ristrutturare riducendo i punti di vendita ipermecati – che sono parte della grande difficoltà di Auchan – adibendo quegli spazi ad altri operatori dell’extra ali­mentare, chiedendo loro di as­sorbire i dipendenti in esubero. Questo lavoro ci deve portare ad attutire il più possibile il numero delle persone che si ritroveran­no in difficoltà. Non è semplice ma non bisogna fare retorica. Nelle prossime settimane sare­mo pronti col piano industria­le. Dobbiamo capire una cosa: bisogna salvaguardare il lavoro e non il posto di lavoro, non si può ragionare come negli anni passati altrimenti si finisce per fallire come stava fallendo Au­chan. Noi di Conad governiamo una impresa cooperativa fatta di tremila imprenditori con 54mila collaboratori che già lavorano per noi, tutti tutelati nell’ambito dei contratti di lavoro. Questo è il modello di Conad che ci ha portato alla leadership del mer­cato, questo è il modello che vogliamo adottare, non quello di auchan che è arrivato al fal­limento.

La presenza della grande di­stribuzione è vista sempre con un certo timore dal picco­lo commercio. L’idea è che la grande distribuzione finisca per depredare il territorio. È possibile trovare un punto di equilibrio nel rapprto tra pic­colo commercio e grande di­stribuzione?
Ma noi siamo proprio l’evoluzio­ne del piccolo commercio. Nei nostri negozi c’è l’imprenditore che altro non era che un botte­gaio, il quale ha deciso però di rinunciare ad egoismi piccoli e alla piccola impresa per mettersi insieme ad altri. Facendo così, attraverso cinque cooperative, noi sviluppiamo 14 miliardi di fatturato e abbiamo comprato Auchan. Questa è la via, non c’è differenza tra quello che era il piccolo commercio e ciò che sia­mo noi di Conad.

A Taranto però c’è una cultu­ra imprenditoriale, poco incli­ne alla cooperazione.
Questo è uno dei limiti. La ma­nifestazione come quella che abbiamo organizzato in questi giorni, ha messo per la prima volta intorno al tavolo forze so­ciali e politiche. Ci siamo ispi­rati ad un concetto: si vince e si perde insieme. Anche Trofeo del Mare si muove nella stessa direzione: promuovere questa mentalità partendo dai giovani. I ragazzi che quando vanno in barca in equpaggio cominciano a capire una cosa che chi ha i ca­pelli bianchi forse non ha capito: su una barca o ognuno fa bene il suo pezzo oppure si scuffia. Per andare col vento in poppa ognu­no deve fare il suo sapendo che così la barca andrà più veloce.

A Taranto in questi anni è mancata una visione politica sullo sviluppo del territorio, non crede?
Sì, la visione politica è mancata sicuramente. Speriamo che il fu­turo riservi cose diverse e nuove. La società civile faccia sentire la sua voce non per piangere ma per promuovere. Stessa cosa deve fare la classe imprenditoriale.

E la politica?
La politica dovrebbe fare da re­gista, ma se non è capace dob­biamo cercare poilitici nuovi.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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