Cronaca News

Nicolangelo Ghizzardi , il pm che processò la mala

Mise alla sbarra i clan della mafia tarantina

Nicolangelo Ghizzardi
Nicolangelo Ghizzardi

Calamandrei so­steneva “solo là dove gli avvo­cati sono rispettati, sono ono­rati i giudici; e dove si scredita l’avvocatura, colpita per prima è la dignità dei magistrati”. Una convinzione che ha rappresenta­to una regola di vita per Nicolan­gelo Ghizzardi uomo e magistra­to. Il procuratore generale della Corte d’appello di Taranto (o avvocato generale dello Stato) va in pensione a pochi giorni dai 70 anni, che compirà il 22 ottobre, concludendo la sua carriera ini­ziata come pretore a Manduria e proseguita soprattutto nelle Pro­cure, a Taranto come sostituto e poi a Brindisi come procuratore aggiunto.

La conclusione di un’esperienza professionale è sempre il mo­mento dei bilanci. Il nome di Ghizzardi è legato soprattutto al principale maxi processo an­timafia celebrato a Taranto, “El­lesponto”, ma ha rappresentato la pubblica accusa anche in altri procedimenti che hanno consen­tito di ricostruire la geografia e i legami con altre associazioni mafiose dei clan tarantini che negli anni ’80 e ’90 si sono in­filtrati nell’economia ionica e hanno dato vita ad una sangui­nosa guerra di mala. “Ellespon­to resta una pietra miliare sotto diversi aspetti, non soltanto sotto quello processuale – sottolinea Ghizzardi – perché portò all’in­dividuazione dei responsabili di una serie di delitti e si concluse con pesanti condanne degli affi­liati ai clan mafiosi, consentendo quindi di sradicare una crimina­lità organizzata molto agguerri­ta e senza scrupoli. L’attività di indagine fu un importante banco di prova per tutti e consentì alle Forze dell’ordine di forgiarsi sul campo affinando le proprie capa­cità di intelligence e di control­lo del territorio e soprattutto di mettere a punto efficaci azioni di contrasto della criminalità orga­nizzata ”.

Quella mafia è stata estirpata a colpi di arresti e condanne. La criminalità organizzata di tempi più recenti non ha nulla in comu­ne con quel tipo di mala spiega Ghizzardi: “Non sono per nulla paragonabili. La criminalità attuale rientra nei limiti fisiologici di una città come Taranto. Non siamo di fronte ad organizzazio­ni radicate sul territorio e spieta­te come quelle storiche protago­niste della faida sanguinosa”.

Fra tanta ferocia e sangue sparso, anche innocente, non sono man­cati episodi drammatici. Uno in particolare Ghizzardi non ha mai dimenticato: “L’omicidio di San­dra Stranieri – risponde d’istinto il magistrato – una delle vittime innocenti della guerra di mala, delle giovani vittime. Fu uccisa durante le festività natalizie, il 29 dicembre del ‘91 Aveva poco più di vent’anni e stava passeggian­do con un’amica in via Mazzini quando fu raggiunta da una pal­lottola vagante rimbalzata su un muro. A pochi metri era avvenu­to un litigio fra due pregiudicati che incuranti delle conseguenze si erano affrontati a colpi di pi­stola. Uno ha centrato alla gola la povera ragazza che non ha avuto scampo. Una tragica vicenda che mi colpì molto”.

In tanti anni nelle aule fra pro­cessi antimafia e altri procedi­menti, Ghizzardi ha rappresen­tato la pubblica accusa in modo encomiabile gli hanno ricono­sciuto tanti avvocati, soprattutto penalisti, che giovedì scorso lo hanno salutato nell’aula dell’Or­dine di Taranto evidenziando il rispetto e garbo istituzionale che lo hanno contraddistinto: “La conflittualità non ha mai fatto bene a nessuno e tantomeno può fare bene alla Giustizia. Ho sem­pre pensato che si possa ottenere di più con un sorriso sulle labbra che con le urla. Se in uno stato di diritto non c’è un’avvocatura forte, capace di contrapporsi alla magistratura mancherebbe uno dei pilastri della democrazia. La Giustizia funziona se c’è un’azio­ne sinergica, di questo sono fer­mamente convinto. Non ho mai pensato che un pm debba cercare la condanna a tutti i costi ma che debba attendersi una decisione giusta. E’ sempre stato questo il mio obiettivo. Degli avvocati ho sempre avuto il massimo rispetto e ho apprezzato la professionali­tà e la competenza sin da quando ero un giovane pretore che si oc­cupava di civile e di lavoro. Così come dalle memorie difensive dei penalisti ho compreso le la­cune investigative di alcune mie indagini. Ovviamente tutti pos­siamo sbagliare, i giudici come gli avvocati, ma sempre in buona fede”.

Ghizzardi è anche autore del li­bro Taranto fra pistole e ciminie­re – Storia di una saga criminale scritto alcuni anni fa col giorna­lista Arturo Guastella. Un altro libro, la politica? Il magistrato non ha ancora pensato al suo fu­turo. “Non lo so ancora. La po­litica non mi interessa e nessun personaggio politico mi ha mai cercato. Certo nella vita mai dire mai ma non rientra fra i miei in­teressi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche