22 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 22:53:00

Cronaca News

La droga veniva chiamata “babà”, scattano tre arresti

Operazione dei carabinieri per un giro di stupefacenti in Valle d’Itria

I carabinieri di Martina Franca
I carabinieri di Martina Franca

Giro di droga nella Città del Festival. I carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Martina Franca hanno notificato ordinanze di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto su richiesta del sostituto procuratore dr.ssa Ida Perrone, a Martino Basta, 35enne di Martina Franca, Patrizio Digiuseppe, 48enne di Martina Franca e Giuseppe De Silvio, 52enne domiciliato a Montesilvano, ritenuti responsabili di concorso in detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

L’attività investigativa è stata avviata dalla Sezione operativa dopo l’arresto effettuato, dai militari, il 24 febbraio del 2018 quando, a seguito di una perquisizione domiciliare nell’abitazione di Basta hanno rinvenuto 70 grammi di hashish, materiale per il confezionamento delle dosi, 4 bilancini di precisione, 60 grammi di mannite, sostanza utilizzata per il taglio dello stupefacente, e la somma in contante di 215 euro. Nella circostanza i militari avevano proceduto all’arresto del 35enne e di un 38enne di Martina Franca trovato in sua compagnia all’interno dell’abitazione. Le successive indagini, avviate anche attraverso l’utilizzo di intercettazioni hanno consentito di scoprire l’ambiente nel quale l’attività di spaccio delle sostanze stupefacenti era concepito come regolare attività lavorativa. L’attività investigativa ha consentito di far emergere la figura delle persone dedite da tempo al traffico di sostanze stupefacenti, con un’adeguata cerchia di collaboratori sia in ambito familiare sia extra familiare, di documentare un’attività di spaccio caratterizzata dall’approvvigionamento e quindi dallo smercio nella Valle D’Itria e mettere in risalto come l’attività illecita fosse concepita dagli indagati come una vera e propria fonte di sostentamento. I gravi indizi raccolti nonché il ricorso ad un linguaggio esplicito e quasi mai criptico per definire lo stupefacente, hanno indotto il gip ad emettere le ordinanze di custodia cautelare in carcere. L’operazione è stata denominata “Babà” in quanto era il termine utilizzato in alcune conversazioni intercettate per indicare la sostanza stupefacente. Tra oggi e domani gli interrogatori dei tre, difesi dagli avvocati Pasquale Blasi, Luigi Palmieri e Martino Rosato.

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