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Frattini, re dei musical, ha smesso di giocare

Stroncato da un malore improvviso a soli 54 anni

Manuel Frattini
Manuel Frattini

«E poi ci si ren­de conto che è proprio vero! Volevo credere che fosse un brutto sogno e, invece, so­gno non era: te ne sei anda­to all’improvviso tra le tavole di un palcoscenico, uno dei tanti che hanno riempito la tua vita. Mancherai a tut­ti quelli che ti hanno amato perché ancor prima di es­sere stato un grande artista, sei stato una bella persona a cui non era possibile non voler bene».

Questo il saluto di Stefano D’Orazio a Manuel Frattini, re del musical, che saba­to sera ci ha lasciati a cin­quantaquattro anni a causa di un improvviso malore. “Pinocchio” al Palamazzola, tutto esaurito, lo stesso con “Aladin”, “Robin Hood” al teatro Orfeo e quanto aveva più volte portato in scena a Taranto. Manuel Frattini ave­va un rapporto straordinario con la Città dei Due mari. Generoso com’era non si ri­fiutava mai a interviste, foto con i fan, incontri prima e dopo le sue rappresentazio­ni. Una vita senza un attimo di respiro, tanto che saba­to sera, quando Manuel ha compiuto l’ultimo colpo di scena, era ospite di una se­rata di beneficenza.

Lo scorso 29 settembre l’ultimo messaggio, il pre­testo una famosa canzone dell’Equipe 84. Il bello del suo carattere era la voglia di stupirsi davanti a qualsi­asi cosa, anche banale. Un eterno Peter Pan, proprio vero. Aveva un sorriso per tutto. Quando si dice “rarità nel mondo dello spettaco­lo”, sul dizionario lo si trova alla voce “Manuel Frattini”, non si scappa. E non lo scri­viamo perché non c’è più. C’è chi lo ricorda nel foyer dell’Orfeo, o sulla terrazza del Nautilus, ospite con Ro­berto Ciufoli, protagonisti in “Aladin”. Era venuto a trovar­lo il suo amico Paolo Ruffini, una “carrambata”. Le sor­prese lo emozionavano.

Insomma, Frattini era un amico di Taranto. Ne sa qualcosa Renato Forte, di­rettore artistico di una tren­tina di stagioni fra musical e balletto. «Pinocchio, Ala­din, Robin Hood – ricorda il promotore dell’associa­zione culturale “Angela Ca­savola” – personaggi a cui dava un’anima diversa: non era solo un grande balleri­no, era un grande attore e, anche, un vero amico: c’era un problema di scenografia, che poteva in qualche modo danneggiare la coreografia? “Ci penso io, qui faccio un passo in meno e lì un avvi­tamento in più!”, i problemi li risolveva in un attimo».

Anche gli altri Pooh hanno rivolto un pensiero a Fratti­ni. Dodi Battaglia: «Le feste passano, gli amici no, co­munque vada, sai che non ti scorderò»; Red Canzian: «Il suo cuore si è fermato di colpo, quel cuore che alla fine di ogni rappresentazio­ne lui “lanciava” al pubblico: ci mancherai tanto»; Roby Facchinetti: «Se n’è anda­to via troppo presto il no­stro “Pinocchio”, mancherai a tutti noi, piccolo, grande Manuel». Cosa ci aveva detto l’ultima volta che era stato a Taran­to. Lo avevamo incontrato in Città vecchia, qualcosa che lo affascinava in modo smi­surato. Albergo Akropolis, il panorama ammirato dal­la terrazza lo emozionava. Manuel era un romantico. Abbiamo voluto ripercor­rere con alcuni momenti di quell’amichevole chiacchie­rata. Da questa traspariva la grande voglia di vivere e il desiderio di spendersi an­cora per tanto tempo per un lavoro che amava più di ogni altra cosa.

Una postilla, prima di rileg­gere alcune delle dichiara­zioni di Frattini: quanta fatica e quanto dolore nello scrive­re al passato le sue dichia­razioni.

Fosse stato un cantante, sarebbe stato una rockstar. Numero uno del musical, l’artista di origine lombarda, non rinunciava all’accen­to romano quando si tratta di fare una battuta. «Sono stato in Puglia diverse volte, conservo un grande ricordo sulla passione del pubblico: con “Pinocchio”, musical firmato dai Pooh, fu l’apo­teosi, un intero palazzetto a Taranto pieno in ogni ordine di posto: era l’ultima data della tournée: cinquecento repliche! Proprio qui ci fu il “rompete le righe”, qual­che lacrima sui titoli di coda e l’orgoglio che avremmo rappresentato l’Italia cin­quant’anni dopo “Ruganti­no” di Garinei & Giovannini, a Broadway, qualcosa che al debutto del musical scrit­to da Stefano D’Orazio con le musiche dei Pooh, non avremmo mai pensato».

Dopo “Pinocchio”, “Aladin”, altro grande successo di pubblico, “Peter Pan”, “Cer­casi Cenerentolo”. Quando si parla di Frattini e di nume­ro di repliche, lo si fa sempre nell’ordine delle centinaia. «Lusingato, ma forse sarà perché so scegliere – sorri­deva – e in questo ho anche un pizzico di fortuna». Fortu­na, non proprio. Non avrem­mo dovuto svelarlo, ma D’Orazio, l’ex batterista dei Pooh, autore di fortunatis­simi musical, ogni volta che si sedeva davanti a un pc per “comporre”, faceva una telefonata. «Manuel – gli di­ceva l’autore di “Pinocchio”, “Aladin”, “W Zorro”, “Mam­ma mia!” – sto provando a scrivere una storia, posso contare su di te?». «Stefano è un grande – replicava Frat­tini – sono io, invece, a sen­tirmi fortunato nell’avere la sua stima; lui ha il dono della scrittura: straordinario; poi la capacità organizzativa, sem­bra il signor Wolf di “Pulp fiction”, il personaggio che “risolve problemi”; quando lui orbita intorno a un mu­sical, puoi stare tranquillo: occupati espressamente del tuo, al resto ci pensa lui».

Fosse stato uno dei suoi personaggi. «Peter Pan, per la sua indole: il non voler crescere; qualcuno, saggio, ha detto: giocare, sempre giocare, il giorno in cui avrai smesso di giocare, avrai smesso di vivere; credo che per me sia proprio così».

Ogni favola è un gioco, per citare Bennato. «Per questo riesco a sentirmi Pinocchio e Aladin in momenti diversi; faccio un passo avanti quan­do mi si chiede di metter­ci del mio nel carattere del personaggio che porto in scena, e uno indietro quan­do la storia richiede un altro tipo di lettura: è comunque sempre un bel misurarsi in questo lavoro». Ogni musical è l’occasione per incontrare fan.

All’uscita dell’albergo, come sempre ad attenderlo uno stuolo di fan. Rossa come un peperone, Martina strin­ge per qualche istante l’eroe di numerosi musical. «Non scherzo quando dico che ho questa terra nel cuore», ripe­teva Frattini.

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