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Omicidio Carbone, agguato pianificato: killer con guanti e auto rubata

Rilievi sulla macchina dell’assassino

I controlli dei carabinieri
I controlli dei carabinieri

Il killer di Dona­to Carbone ha pianificato l’ag­guato.

Ha utilizzato un guanto per im­pugnare la calibro 9×21 con la quale ha esploso undici colpi e una macchina rubata per al­lontanarsi da via Don Milani. Quella vettura, una Opel Corsa di colore scuro, è stata rinve­nuta dai carabinieri a Cologno Monzese.

Ora sarà analizzata dagli spe­cialisti del Reparto investi­gazioni scientifiche. I rilievi biologici e tecnici potrebbero servire per aggiungre un tassel­lo al puzzle. Non è escluso che a bordo vi fosse un complice e non è escluso che venga trac­ciato un identikit dell’assassino visto che sarebbe stato visto da una testimone, una donna che ha memorizzato il numero di targa della Opel Corsa dopo che il killer le ha intimato di aprire il cancello. Poco prima il sica­rio aveva ammazzato Donato Carbone, ex imprenditore edile di 63 anni, di origini tarantine.

Una gragnuola di colpi esplosa contro la vittima che era ancora all’interno della sua Mercedes. Forse un solo colpo quello mor­tale che lo ha raggiunto al collo. Gli altri proiettili lo hanno cen­trato al braccio sinistro.

L’assassino è fuggito verso Co­logno Monzese dove ha lasciato la Opel Corsa e con molta pro­babilità è salito su un’altra vet­tura.

Il movente è ancora avvolto nel mnstero anche se in queste ore i carabinieri starebbero privile­giando una pista.

Carbone, piccolo imprenditore edile, nel 2015 si era fermato per problemi di salute. Aveva solo un lontano prece­dente di polizia per un reato compiuto più di quarant’anni fa. I controlli nell’appartamen­to di famiglia non avrebbe fatto emergere alcun elemento utile a risolvere il caso .

La moglie e la figlia sono sta­te sentite dagli investigatori dell’Arma ma a quanto pare non sarebbe emerso uno spunto da cui fare partire le indagini. Comunque potrebbero servire moltoeventuali impronte sulla macchina, le riprese dei sistemi di videosorveglianza situati lun­go la via di fuga.

L’allarme mercoledì sera è scat­tato pochi minuti prima delle 19 quando un inquilino del palaz­zo è sceso nei box per prendere la sua auto e ha visto il cadavere di Carbone.

Sul posto i carabinieri della Compagnia di Cassano d’Adda e i loro colleghi del Nucleo in­vestigativodel Comando provin­ciale di Milano. Il corpo privo di vita del 63enne di origini tarantine era nella sua Merce­des, ferma a poca distanza dal garage.

A terra undici bossoli di una pi­stola calibro 9×21.

L’incontro tra Carbone e il suo assassino è avvenuto mentre la vittima stava per parcheggiare la macchina dopo aver fatto la spesa da un fruttivendolo.

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