16 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 16 Aprile 2021 alle 18:03:30

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Quei bambini uccisi e dimenticati nei pozzi di un ghetto

Un vecchio giallo pugliese raccontato dalla giornalista e scrittrice tarantina Selene Pascarella

Il libro di Selene Pascarella
Il libro di Selene Pascarella

Recuperare un «fattaccio» di cronaca nera, un cold case davvero molto cold, blocco di ghiaccio nascosto sottoterra, che a toccarlo rag­gela le dita.

Ritessere una storia sfilacciata dal tempo, una saga perduta di bambini uccisi chissà come e colpevoli a buon mercato, am­bientata all’estremo margine di un lembo di provincia italiana, nel decennio più maudit del se­colo scorso: gli anni Settanta.

Raccontare una storia che giunge a noi trasfigurata in un film, un classico del thriller all’i­taliana, “Non si sevizia un pa­perino” di Lucio Fulci. Partire da lì e andare a ritroso.

Il cult movie con Tomas Mi­lian, Florinda Bolkan e Barba­ra Bouchet arriva nelle sale nel 1972. Quello stesso anno il pic­colo Giuseppe affoga nella ci­sterna della casa di sua nonna, nel quartiere più “degradato” di Bitonto, in provincia di Bari. È il quinto bimbo ripescato mor­to dai pozzi di quello che per la stampa e la gente perbene è il ghetto dei truscianti: persone di remota origine «zingara», dedite al furto e ad altre attività illegali. Stampa e televisione si gettano a capofitto sul caso, il clamore dura a lungo, i colpi di scena si susseguono…

Dopodiché, cala il silenzio. Per anni. Perché?

Interrogare la storia, i filamenti di memoria e il nucleo denso dell’amnesia collettiva. Cam­minare lungo il reticolo dei con­fini tra realtà e sceneggiatura, tra la Bitonto delle cronache e l’Accendura inventata da Fulci e Gianviti, tra la polvere dell’ar­chivio e la vita vera incrociata durante i sopralluoghi, tra il non detto che percola ovunque e l’irrompere di spunti autobio­grafici.

Fare tutto questo con l’aiuto di Esselio, personaggio come non se n’erano mai visti in un libro d’inchiesta.

È la missione che si è data Se­lene Pascarella, al suo secon­do titolo per Quinto Tipo.

Dopo Tabloid inferno, uno spiazzante case study sulle narrazioni tossiche legate alla cronaca nera e alla sua mani­polazione politica e propagan­distica.

«Dal sud del Sud dei santi», come diceva Carmelo Bene. Che è anche il sud del Sud dei diavoli.

Le donne del ghetto dicono che ci saranno altre vittime: «Se non è domani sarà tra un mese, ci stanno tanti mostri quante creature al Ciccioviz­zo».

Ma io so che non troveremo al­tri bimbi annegati, l’acqua scu­ra cancellerà le tracce dei cin­que che abbiamo conosciuto, i loro nomi sul fondo, coperti di melma.

Perché nei pozzi nemmeno i ricordi galleggiano.

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