20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 20 Ottobre 2020 alle 21:48:32

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Riscoprire le identità per riscoprirsi

Il 26 ottobre la Giornata delle Tradizioni popolari

Riscoprire le identità per riscoprirsi
Riscoprire le identità per riscoprirsi

Il 26 ottobre è la Giornata Nazionale delle Tra­dizioni popolari e del folclore. Una importante proposta che dovrebbe farci riflettere sopra­tutto in un tempo sradicante e di sradicamtenti.

Le tradizioni popolari sono modelli di cultura che la tra­dizione stessa nel viaggio tra tempo è rucordanze ha trasformato in memoria. La memoria di una civiltà che segnale una precisa identità. Le feste, i giochi, la piazza, il vicinato, le processioni, i riti, il cunto intorno al braciere di in­verno o insieme davanti al ca­mino oppure d’estate davanti casa, come accade ancora, per raccontare e ascoltare.

Una Tradizione fatta di fatti, azioni, regole e i luoghi. Il luo­go è parte integrante dei riti. Una Tradizione è un rito che si ripete. Ripetere è tutto nel­la cultura popolare, la quale risponde direttamente al quo­tidiano dei popoli. Parte inte­grante della antropologia.

Antropos e Logos. Ma bisogna interagire con la modernità. Le tradizioni popolari restano, appunto, nell’immaginario che si ripetono sotto forma non solo di rito, la gestualità del rito, ma sotto la simbologia dei miti. Sono i miti che alla fine si dichiarano. Noi parliamo il lin­guaggio dei miti. Le tradizioni popolari nei vari passaggi reali e metaforici resistono all’urto di una pressante contempora­neità attraverso ciò possiamo definire archetipi delle civil­tà. Perché tradizioni? Perché popolari? La cultura si espri­me nei diversi saperi. I saperi sono le conoscenze che sol­cano i secoli, le epoche, le età e diventano manifestazioni di una consapevolezza. Soltanto quando la tradizione assume la “virtù” della consapevolez­za si trasforma in conoscen­za. Le tradizioni popolari sono la conoscenza di un tempo nel quale i popoli hanno vis­suto le loro età.

Detto in questi termini si può pensare subito che una tra­dizione deve spesso con­frontarsi, o fare i conti, con una metafisica delle civiltà. Resistono perché le tradizio­ni abbandonano la cronaca e diventano diventano memoria. Il “popo­lare” come concetto è il dato che una “una volta” erano ap­partenenza dei popoli ed era­no diffusi nel ceto cosiddetto popolare. Oggi è la memoria che ha senso. Ecco perché la tradizione è una memoria che resta nella ciclicità del tem­po. Il folclore è una manife­stazione di essa. Il canto, per restare ad un esempio, è ma­nifestazione della tradizione perché essa si estende grazie agli atti, ai gesti, alla danza, alle feste, alla quotidianità: dalla vita come testimonianza alla morte nei suoi moduli ri­tuali, dal nascere al funerale, dalla culla alla celebrazione funebre. Folclore è ricordare manifestando la vita dei cam­pi. È l’uccisione del maiale nella cultura contadina. È la processione per ogni tipologia di ricorrenza. Il folclore è sempre più una manifestazio­ne che raccoglie i segni della memoria popolare dei popoli. Comunque Tradizioni popola­ri e Folclore sono l’inserto fon­damentale delle Antropologie e dei fenomeni antropologici che caratterizzano la cono­scenza e lo scavo nelle iden­tità dei popoli che diventano segno autentico delle civiltà. Entra sempre in gioco il valore delle radici. Senza la ri – cono­scenza delle radici non si ha tradizioni. Riconoscere e dare senso alle radici è abitarsi nel­la memoria che diventa ed è identità. Abitare la nostalgia non è essere nostalgici di un qualcosa che non può esiste­re più. È darsi appartenenza. Quella vera appartenenza che è Tradizione.

 

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