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Grave errore togliere il crocifisso dalle scuole

«Concetto errato del laicismo»

Crocifisso in classe
Crocifisso in classe

L’altra sera, attra­verso la televisione locale, sono venuto a conoscenza che, in ma­niera altamente benemerita, in una parrocchia di Taranto, si è parlato della insostituibile pre­senza del Crocifisso sulle pareti delle aule scolastiche o in altre di altri edifici pubblici.

Non ho potuto conoscere, perché ne veniva trasmessa solo la no­tizia, della presentazione, ma ho potuto immaginare, attraverso gli ottimi relatori, che il concetto del Crocifisso, non appartiene solo ad una Fede, ma è un simbolo di una grande civiltà, di una grande rivoluzione morale ed etica che lo stesso laico Benedetto Croce definì “la più grande rivoluzione della storia”.

D’altra parte chi vorrebbe toglier­lo in nome di uno Stato libero e laico, fondamentalmente, produ­ce un errore di Storia, di storio­grafia e direi anche dello stesso concetto di laicismo.

Laico è una parola dal latino tar­do “laicus” che deriva da altra parola greca e vuol significare “cosa che appartiene al popo­lo”, alla sua coscienza, alla sua umanità e, quindi, alla sua civiltà e non appartiene ad uno Stato e tanto meno ad un partito o ad una qualsiasi formazione politica.

Nel suo etimo più profondo “lai­co” vuol dire “res logica” cioè “un fatto” che ha in sé un prin­cipio autonomo nel suo preciso valore.

Il laicismo, nel senso più signi­ficativo della parola, rappresenta quella particolare forma di illu­minare la cultura di una civiltà, ma non in quanto laicismo in senso stretto ma quale momento essenziale nella formazione mo­rale di un popolo, di più popoli attraverso la parola, non solo sal­vatrice, ma anche illuminatrice della stessa umana civiltà. Di qui nasce il concetto che il Crocifisso è un simbolo che in sé accoglie un patrimonio di valori catego­riali che si tramandano nel tempo dei tempi.

Quel novello ministro che vor­rebbe che si togliesse dalla parete scolastica il Crocifisso ha un con­cetto del “laicismo” fortemen­te errato perché la Croce, nella quale dice Dante “lampeggiava Cristo”, non rappresenta una na­zione, rappresenta una umanità.

Da questo principio scaturisce altro concetto che riguarda inten­samente la cultura italiana e non solo. Se tramonta il Crocifisso tramonta anche il maggior poeta dell’Italia e fra i maggiori dell’u­manità: Dante Alighieri.

Se è chiaro che tutta la cultura occidentale è stata formata dal­la civiltà greca e latina, è stata pure fortificata dalla purezza del Vangelo: da Dante a Michelan­gelo, da Copernico a Galilei, da Manzoni a Lev Tolstoj per citare i massimi esponenti della cultura universale.

Per non parlare anche della illu­minazione avuta dal martirio di tanti Santi.

Ma ritorno a Dante: tutta la Di­vina Commedia nasce da un profondo convincimento, non soltanto umano, ma escatologico; e le tre cantiche che formano il poema hanno sempre nei gironi, nelle balze, nei cieli la luce sem­pre viva, presente e costante della presenza di Dio nella figura, più volte, del Cristo.

Il Paradiso è la cantica della fede cristiana da Francesco a Dome­nico a Bernardo, al coro degli angeli, dei profeti e dei santi, fino alla suprema visione di quell’Uno che è “l’amor che move il sole e le altre stelle”.

Ecco perché noi formati alla luce del Cristianesimo non possiamo non sentire il bisogno morale, o meglio, l’urgenza di difendere quell’Uomo posto in croce che è figlio di Dio; e mi auguro la pos­sano sentire i tanti che si profes­sano cattolici fuori dalla Chiesa e particolarmente nella Chiesa.

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