22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

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Xylella, altri casi nel Tarantino

Scoperti altri due alberi infetti a Montemesola e uno a Monteiasi

Xylella
Xylella

MONTEMESOLA – Continua l’avanzata della Xylella fasti­diosa con altri ulivi infetti nelle province di Taranto e Brindisi.

Lo denuncia la Coldiretti Puglia sulla base dei risultati delle ana­lisi sui campioni di olivi prele­vati nel secondo monitoraggio 2019 e pubblicati su Infoxyella. Le nuove infezioni riguardano due alberi a Montemesola, uno a Monteiasi, trentotto a Ostuni, cinque a Fasano, due a Latiano, diciannoive a Carovigno, sei a Ceglie Messapica, due a Monte­mesola, uno a Monteiasi.

«Le nuove infezioni accerta­te- ha sottolineato Savino Mu­raglia, presidente di Coldiretti Puglia – confermano che con­tinua la virata e l’avanzata del­la malattia sul fronte tarantino verso Matera, mentre la nume­rosità delle infezioni riscontrate a Carovigno disegnano uno sce­nario oscuro già visto nei casi di Oria e Francavilla, dove per non abbattere quarantasette uli­vi malati, con espianti bloccati dai ricorsi al Tar, sono morti 3.100 alberi.

In sei anni – ha evidenziato Mu­raglia – il danno del patrimonio olivicolo ha superato 1,6 miliar­di di euro.

Non esistono cure per salvare gli ulivi monumentali infetti da Xylella – ha proseguito il presi­dente di Coldiretti Puglia – uni­ca strada per tentare di salvarli è la pratica dell’innesto.

E’ necessario che la Regione Puglia recuperi i gravi ritardi e definisca quanto prima un pro­tocollo tecnico di utilizzo, in modo da avere riferimenti chia­ri. L’innesto- ha concluso Savi­no Muraglia – può rappresenta­re una speranza per il mondo produttivo olivicolo-oleario, ma soprattutto può rappresentare la speranza della tutela paesaggi­stica soprattutto della Piana de­gli Ulivi monumentali».

La Xylella fastidiosa da anni sta funestando la produzione olivi­cola pugliese e si ipotizza che, se il microorganismo si diffon­desse in tutto il territorio eu­ropeo, potrebbe provocare una calo della produzione (in valo­re) del 35% negli olivi più gio­vani e addirittura del 70% nelle piante di oltre 30 anni, con per­dite pari a 5,5 miliardi di euro l’anno.

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