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La Concattedrale di Taranto al Maxxi

Al Museo delle Arti di Roma una mostra dedicata all’architetto Gio Ponti

La Concattedrale di Taranto
La Concattedrale di Taranto

Dopo Parigi, ar­riva Roma a celebrare il genio di Gio Ponti. L’opera del grande architetto milanese sarà celebrata al Maxxi, grazie ad una grande restrospettiva che, come si legge nella presentazione ufficiale, «ne studia e comunica la poliedrica attività, a partire proprio dal rac­conto della sua architettura». Dal titolo “Gio Ponti. Amare l’archi­tettura”, l’esposizione comprende materiale relativo alla grande va­rietà di creazioni dell’architetto: Modelli, fotografie, libri, riviste e materiali d’archivi.

Dal disegno di oggetti d’uso quo­tidiano all’invenzione di soluzioni spaziali per la casa moderna, alla realizzazione di progetti comples­si calati nel contesto urbano, come i grattacielo Pirelli a Milano o la Concattedrale di Taranto, Gran Madre di Dio, la progettualità di Ponti si caratterizza proprio per il passaggio disinvolto di scala in scala.

Realizzata in collaborazione con il CSAC di Parma e Gio Ponti Archives, la mostra del Maxxi presenta materiali archivistici, modelli, fotografie, libri, riviste, e oggetti che permettono di sco­prire un protagonista eccellente della produzione italiana di ar­chitettura, il cui lavoro ha lasciato tracce importanti in diversi con­tinenti.

La mostra è curata da a cura di Maristella Casciato, Fulvio Irace con Margherita Guccione, Salva­tore Licitra, Francesca Zanella. La mostra sarà inaugurata il pros­simo 27 novembre e resterà aper­ta fino al 26 aprile 2020.

La retrospettiva al Maxxi arriva dopo quella allestita al Musée des Arts Decoratifs di Parigi, dove era stata ricostruita la facciata dell Concattedrale che si affaccia su viale Magna Grecia.

Perché questa rinnovata atten­zione vewrso una delel fiogure più importanti dell’architettura del Novecento? Perché quest’an­no ricorrono i quarant’anni della scomparsa dell’architetto mila­nese. Proprio a Milano, nel suo studio di via Dezza, Gio Ponti concepì quelle che probabilmen­te sono le sue due più grandi e famose opere architettoniche: il grattacielo Pirelli e, appunto, la Concattedrale.

Proprio la progettazione architet­tonica è la parte centrale dell’al­lestimento al Maxxi. E allora Ta­ranto può seguire questa scia per celebrare degnamente, nel 2020, i cinquant’anni della Concattedra­le che a Ponti fu commissionata dall’allora arcivesvovo monsignor Guglielmo Motolese.

A giugno l’attuale arcivescovo Filippo Santoro ha annunciato un ricco programma di manifesta­zioni per celebrare degnamente quest’opera che a Taranto, a dif­ferenza di ciò che accade nel re­sto del mondo, fino ad oggi non è stata adeguatamente apprezzata e valorizzata. Anzi, spesso se ne è fatta vergognosa denigrazione finanche arrivando a coprire con una mano d’asfalto le vasche nelle quali avrebbe dovuto rispecchiar­si l’imponente vela traforata che s’innalza verso il cielo.

L’ambizione è quella di portare a Taranto la mostra ospitata a Pari­gi. Difficile, ma ci si sta provando. In ogni caso, ci saranno mostre, convegni e pubblicazioni.

Un primo momento lo si è vissuto nelle scorse settimane con l’in­stallazione dell’artista Giulio De Mitri dal titolo “Uno sguardo ac­cessibile”: fasci di luce che hanno inondato di blu l’opera di Ponti. E chissà che le celebrazioni per la Concattedrale non servano a far comprendere meglio, ai tarantini più refrattari, il valore di questo monumento e l’insegnamento stesso dell’architetto milanese: «Amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solen­ne ha creato».

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