29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 28 Ottobre 2020 alle 19:53:45

Cronaca News

L’omaggio dei tarantini ai defunti

Si rinnova, nelle giornate dell’1 e del 2 novembre, il pellegrinaggio nei cimiteri

Il Cimitero San Brunone
Il Cimitero San Brunone

Si rinnova, nelle giornate dell’1 e 2 novembre, il pellegrinaggio dei tarantini al cimitero San Brunone per l’o­maggio ai propri cari.

Nell’occasione l’Amat ha predi­sposto appositi servizi di colle­gamento da ogni quartiere. Intensi sono stati in questi gior­ni, da parte del Comune, gli in­terventi di pulizia ni viali, affin­chè il luogo sacro si presentasse ai visitatori nel migliore dei modi (“polverino” del vicino si­derurgico permettendo).

Qualche inconveniente si regi­stra per non poche antiche cap­pelle abbandonate, spesso con i portoncini spalancate e oggetto di razzie da parte dei ladri di portafiori e portalampade, sem­pre all’opera in tutta l’area ci­miteriale.

Agli accessi il Comune ha af­fisso apposite ordinanze di ri­pristino, che si spera possano essere al più presto ottemperate.

Le cerimonie
Sabato 2 alle ore 10 nella cap­pella monumentale del San Brunone l’arcivescovo cele­brerà la santa messa solenne in suffragio di tutti i defunti e successivamente si recherà con le autorità civili e militari al famedio della Marina Militare per la deposizione di una coro­na di alloro.

Nella stessa mattinata, per con­to dell’amministrazione comu­nale, il complesso bandistico “Giovani Paisiello” di Taranto”, diretto dal maestro Vincenzo Simonetti, suonerà per i vialetti del cimitero, soffermandosi da­vanti alle cappelle delle società di mutuo soccorso e delle con­fraternite.

Nel ricordo di Ginetta e Paola
Durante l’omaggio ai propri cari, i tarantini non manche­ranno di rivolgere un pensiero e una preghiera alla popolare Ginetta, deceduta nel ’46, la cui tomba si trova nei pressi delle sepolture dell’equipaggio del sommergibile tedesco UC12, affondato nella prima guerra mondiale.

La storia di Ginetta (Quaratino, il cognome) viene tramandata oralmente; ne esistono altre ver­sione, ma questa è la più accre­ditata: si racconta che la giova­ne donna (di rara bellezza) morì di parto nel ’46 e che il marito, aviatore, ne fece realizzare una bianca statua a grandezza na­turale sull’ultima dimora, così da lanciarvi una rosa ogni volta che in aereo sorvolava il “San Brunone”.

Un fiore e un breve raccogli­mento non mancheranno anche davanti alla tomba della giova­ne Paola Adamo (campo 35 – cappella D’Ammacco Adamo), deceduta nel ’78 appena quindi­cenne e della quale è in corso la causa per la canonizzazione

L’antica Certosa
Al di là del cancello del muro di cinta, lato Massafra, si potrà ammirare una poco conosciuta testimonianza della storia citta­dina, nucleo originario del ci­mitero: l’ex Certosa di San Bru­no, costruita nel 1700 e ora in condizioni di degrado, che fino a qualche tempo fa era adibita a deposito del laboratorio di un marmista.

Attualmente vi vengono accata­state vecchie lapidi marmoree di un certo pregio artistico, ap­partenenti a cappelle cimiteriali dismesse, che in futuro potreb­bero essere esposte in un ceno­tafio comunale, da realizzare magari in un’area attigua.

Si attende anche l’istituzione del famedio cittadino nell’ar­tistica cappella della famiglia Traversa, sul viale principale, acquisita dalla passata ammi­nistrazione comunale per ospi­tarvi le spoglie mortali dei più illustri personaggi cittadini.

Le tradizioni
La tradizione tarantina legata alla vigilia della ricorrenza di Ognissanti parla delle tavolate che venivano imbandite e la­sciate per tutta la notte a… di­sposizione dei Defunti: “Le tau­late de l’aneme d’u priatorie”.

Era credenza che in questa not­te le anime del Purgatorio aves­sero il permesso di scendere sulla terra per visitare le case delle proprie famiglie, che in loro onore preparavano un pasto frugale. Le tavole venivano im­bandite con semplici e popolari portate quali la minestra di ceci (legume soprannominato “la carne dei poveri”, in un tempo in cui quest’ultima era un lus­so), fave, lupini, castagne, una pagnotta e un boccale colmo d’acqua. Che poi i furbetti di casa ne facessero piazza pulita prima del risveglio della fami­glia, è un altro discorso.

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