Cultura News

I Castelli di Taranto e Bari simbolo di storia

Resoconto del Convegno di Studi organizzato dall’AICC di Bari

Il Castello aragonese di Taranto
Il Castello aragonese di Taranto

Nel corso del Convegno di Studi “I Castelli di Taranto e di Bari. Sto­ria, Archeologia, Architettura”, svoltosi nel Castello Aragonese di Taranto il 29 settembre scorso, organizzato dall’As­sociazione Italiana di Cultura Classica (AICC) di Bari, è stato posto lo status quaestionis relativo agli attuali studi sui Castelli, che rappresentano un simbolo della storia e dell’identità di un territorio e che è interessante esaminare attraver­so una ricerca comparatistica, oltre che stratigrafica, per averne una conoscen­za più scientifica.

Convegno di Studi organizzato dall’AICC
Convegno di Studi organizzato dall’AICC

La rete di connessioni esistente tra i singoli Castelli e il rispetti­vo territorio va salvaguardata e valoriz­zata, perché dà ragione della particola­rità delle strutture architettoniche e dei ruoli, oltre che della storia, che tali mo­numenti hanno svolto nel tempo. L’Am­miraglio Francesco Ricci (Storia della valorizzazione del Castello Aragonese di Taranto) ha posto in rilievo l’importanza della storia pregressa del Castello di Ta­ranto, che ha radici antiche non solo in età bizantina, ma addirittura in età gre­co-romana. Coadiuvato dalla Soprinten­denza ai Beni Archeologici della Puglia e dall’Università degli Studi di Bari, Ricci si è dedicato alla riscoperta del Castello di Taranto dalle fondamenta con un pro­getto di tutela e restauro, i cui lavori sono partiti dagli studi effettuati negli Archivi di Simancas per il periodo aragonese, approdando poi all’individuazione del­le successive aggiunte, che non hanno minato, tuttavia, la facies rinascimentale dell’edificio. Il restauro del Castello ha consentito il ripristino delle sue caratteri­stiche difensive ed estetiche, nel rispetto delle regole geometriche e matematiche indicate, nel suo Trattato di Architettu­ra civile e militare, dall’Arch. Francesco Di Giorgio Martini. Alcune scoperte archeologiche testimoniano l’uso del Castello al tempo delle guerre puniche e un suo uso cultuale in età bizantina.

Il Prof. Paolo Perfido del Politecnico di Bari (Architettura fortificata: dalla lettura del documento alla valorizzazione del monumento) ha evidenziato la presenza in alcune zone (Subappennino Dauno; perimetro del Gargano; punta estrema salentina) di fortificazioni, la cui dislo­cazione soggiace a precise esigenze logistiche e strategiche, che spiega­no anche l’insistere sullo stesso sito di strutture normanne, sveve, angioine, aragonesi e, come dimostrano i riscontri archeologici, anche di fortificazioni al­tomedievali, se non ancora più antiche. A queste opere va aggiunta la presenza di centri urbani fortificati, muniti di cin­ta muraria. Tutte queste opere dimo­strano che la Puglia è stata da sempre una terra fortemente militarizzata per la sua posizione di confine e di avamposto verso Oriente. La cartografia storica ci consente di immaginare, attraverso le vedute pittoriche e i portolani ottocen­teschi di Taranto, Bari, Monopoli, Trani e Molfetta, cosa i nostri predecessori, giungendo dal mare, vedevano lungo le coste e nelle città marinare, dove torri, mura e castelli erano ancora presenti. Perfido ha studiato le analogie e le diffe­renze esistenti tra i Castelli della Puglia e altre strutture castellari molto distanti tra loro, in Terra Santa, in Francia, in Galles, con particolare riferimento alle cortine murarie, agli ambienti, all’apparato de­corativo.

La cortina muraria del Castello di Bari è simile a quella dei Castelli di Ce­glie del Campo, Trani, Gioia del Colle e persino di un Castello in Siria. Il torrione angioino di Bitonto presenta una tessitu­ra muraria contraddistinta da una serie di buche disposte in maniera elicoidale, per sostenere l’impalcatura dell’edifi­cio. Singolare è il bastione stellato, più adatto a garantire il sistema difensivo; anche gli schizzi di Leonardo da Vinci, conservati in archivi spagnoli, propon­gono questa soluzione per il basamento di torrioni circolari. Infine, la torre della Leonessa a Lucera presenta delle affini­tà strutturali, per le lunghe e alte feritoie, con i Castelli di Conversano e Manfre­donia. Da tale confronto emerge il dato che maestranze specializzate al seguito dei signori provenienti da terre lontane (Pierre d’Angicourt al seguito di Carlo D’Angiò e l’Arch. Francesco di Giorgio Martini) operavano sui nostri territori, portando innovazioni tecnologiche e ag­giornamenti stilistici. L’auspicio del Con­vegno è che si attivino percorsi tematici che facciano comprendere l’importanza e la strategicità dell’intero sistema difen­sivo presente sul nostro territorio.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche