26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 22:33:00

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Uva da tavola, «Sugli scaffali prezzi dieci volte più alti di quelli pagati ai produttori»

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Uva da tavola

Uva da tavola: prez­zi sugli scaffali 10 volte più alti di quelli pagati ai produttori di Ca­stellaneta e Grottaglie. A denun­ciarlo è la Cia, per la quale “le inef­ficienze della filiera danneggiano solo agricoltori e consumatori. Si rafforzino campagne di promozio­ne al consumo e si punti su nuovi mercati per l’export, come la Cina”. “Le inefficienze della filera dell’u­va da tavola stanno mettendo in crisi un comparto strategico per l’agricoltura italiana, danneggiano esclusivamente agricoltori e con­sumatori” si legge in una nota. “La campagna 2019 si sta rivelando molto complessa nelle principali regioni produttrici del Paese, Pu­glia e Sicilia (rappresentano il 90% dei 46mila ettari coltivati) e rischia di compromettersi ulteriormente nei prossimi giorni. Le aziende lamentano una remunerazione che non copre i costi di produzione e si attesta sui 0,60 centesimi al chilo­grammo per le varietà tradizionali e sugli 0,80/1,10 per quelle senza semi. L’uva da tavola ha come ca­nale unico di sbocco gli scaffali della Grande Distribuzione Orga­nizzata, dove arriva con un ricarico vertiginoso, attestandosi in media sui 3,50 euro che in taluni casi pos­sono diventare 6; vale a dire fino a 10 volte di più di quando rico­nosciuto all’azienda agricola, che lavora sottocosto e senza un giusto compenso rischia il collasso. Molto spesso i produttori sono costretti a lasciare sulle piante i prodotti del loro lavoro.

A complicare i problemi che de­pauperano la redditività della no­stra viticoltura, c’è il calo struttura­le dei consumi di uva da tavola; gli ultimi dati Ismea relativi al periodo luglio 2018 – giugno 2019 indica­no una contrazione della spesa del 9%. Cia Agricoltori Italiani ritiene, dunque, indispensabile riprendere il dialogo con la Gdo per neutraliz­zare le troppe speculazioni e impe­dire le inefficienze lungo la filiera, che pesano solo su produttori e consumatori”.

Cia Agricoltori Italiani “ritiene an­che necessario sostenere e stimola­re il consumo di prodotto italiano e chiede al Ministro Teresa Bellano­va di dare maggior vigore alla cam­pagna di promozione istituzionale per l’uva da tavola nei punti vendi­ta, promossa da Ortofrutta Italia. Per Cia è anche essenziale investi­re più sforzi e risorse sull’export, dove l’Italia gioca da protagonista ed è quinta nel mondo, con spedi­zioni per circa 700 milioni di euro (preceduta dagli Usa). I mercati di sbocco principali sono i Paesi dell’Unione europea che assorbono in media al 90% delle esportazioni complessive, ma la concorrenza è altissima: dalla Turchia al Brasile, Perù, Cile e Sudafrica; occorre, pertanto, un impegno istituzionale forte per aprirsi a nuovi mercati su un prodotto strategico per l’agricol­tura italiana, anche su destinazioni come la Cina”.

1 Commento
  1. angela 2 anni ago
    Reply

    al mercato Fadini l’uva costa un euro al chilo

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