29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 09:13:06

Cronaca News

Il piano per salvare le edicole

Il sottosegretario Andrea Martella ha illustrato alla Camera “Editoria 5.0”

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La difesa delle edicole ed il rinvio del taglio dei fondi all’editoria.

È quanto emerge dal piano 5.0 per l’editoria illustrato davanti alla commissione Cultura del­la Camera dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Andrea Martella (Pd). Un piano che si annuncia ambizioso, con gli in­centivi per un ricambio genera­zionale che porti giovani nelle redazioni con competenze di­verse, non solo giornalistiche, e che punta a fornire strumenti concreti per affrontare la profon­da crisi che da anni attraversa il settore. Da qui l’esigenza di «una riforma complessiva dell’intero quadro di leggi e regole che re­cepisca il necessario cambio di paradigma nel sostegno pubblico all’editoria. In altri termini, oc­corre una nuova legge di sistema per l’editoria, per qualche verso paragonabile per impatto a Indu­stria 4.0. Una legge che potrem­mo definire Editoria 5.0».

Per il sottosegretario Martella, il sistema è affetto da «un’inco­erenza interna» e quindi «l’esi­genza di un riordino non è più evitabile». E’ stato quindi propo­sto nella legge di bilancio 2020 il differimento di un anno del taglio dei contributi diretti all’e­ditoria, previsti dal precedente governo, in modo da «ridisegna­re in tempi ragionevoli il nuovo

sistema di sostegno». L’altro fronte di investimento – ha sotto­lineato ancora Martella – «è co­stituito dai giovani, che devono essere posti al centro delle po­litiche di sostegno all’editoria e alla domanda di informazione di qualità, anche attraverso campa­gne di promozione della lettura

e incentivi al consumo di pro­dotti editoriali». Dovranno quin­di essere previste agevolazioni­per l’acquisto di abbonamenti a giornali e periodici. Il sottose­gretario ha voluto ribadire la ne­cessità di salvaguardare l’infor­mazione locale e di difendere il sistema delle edicole, ampliando la loro offerta ad altre attività come i servizi anagrafici.

Ancora: nelle redazioni, il ricor­so ai prepensionamenti dovrà garantire, secondo l’esponen­te del Partito Democratico, un effettivo turnover, con almeno un’assunzione ogni due uscite. Ad essere assunti saranno gio­vani, giornalisti o esperti con particolari competenze nelle nuove professioni dell’informa­zione. Si punta sulla digital tax per il reperimento delle necessa­rie risorse, dopo la decisione di destinare una quota del 5% del gettito al fondo per il pluralismo e l’innovazione. L’esecutivo gial­lorosso, inoltre, vuole accelerare sul recepimento della direttiva Ue sul copyright, per affermare «il principio di adeguata e pro­porzionata remunerazione» dei contenuti editoriali da parte dei giganti del web. Martella ha ri­cordato che «occorre riconosce­re a tutti i giornalisti un equo compenso per la loro prestazio­ne, da individuarsi secondo cri­teri certi e condivisi». Per tale scopo il sottosegretario ha assi­curato che provvederà a reinse­diare la Commissione sull’equo

compenso. Martella ha offerto i dati della crisi: dal 2007 ad oggi si è passati da 5,5 milioni di co­pie giornaliere di quotidiani ven­dute in Italia a circa 2 milioni ed anche le copie digitali registrano uno stop; nel 2018 c’è stata una flessione del 3,4% rispetto all’an­no precedente. Per quanto con­cerne i ricavi pubblicitari, nell’ul­timo decennio il fatturato si è ridotto del 71,3% complessivo, ad un ritmo maggiore del 10% l’an­no. E in 18 anni sono scomparse dalle nostre città ben 21.000. Da qui l’esigenza di una “editoria 5.0” che abbia come stella polare

«la libertà di pensiero e il plura­lismo delle fonti». «L’intervento pubblico a sostegno dell’editoria e del sistema dell’informazione non solo è giustificato, ma addi­rittura imposto al legislatore ai fini del rispetto del pluralismo» ha spiegato Martella. Attenzione anche all’occupazione del settore: dalla lotta al precariato alla riat­tivazione della Commissione per l’equo compenso che sarà presto convocata: «A rendere meno li­bera la stampa italiana sono an­che la bassa remunerazione e la diffusa precarietà nel lavoro gior­nalistico e che occorre ricono­scere a tutti i giornalisti un equo compenso per la loro prestazione, da individuarsi secondo criteri certi e condivisi».

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