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Eliminata l’intelligenza nasce l’arroganza politica

«Nascono le caste politiche, muore la democrazia»

Il Parlamento
Il Parlamento

Un tempo quello che oggi si definisce “ceto medio” si chiamava “borghesia”.

La nascita della borghesia fu fe­nomeno eminente delle città; e la loro parte migliore, umanistica­mente parlando, si definì “Borgo”.

E così anche Taranto, al di là dell’isola antica, ebbe ed ha il suo “borgo”.

Poi il concetto di “borghesia” è diventato equivoco e giustamen­te Croce scrisse: “Nel borgo non vivono più quei cittadini, chiamati borghesi, ma vive quel “ceto me­dio” che è parte assai sana del po­polo stesso e di una nazione”.

Ed è formato da quelle forze vive che sono, non solo i cittadini pro­fessionisti, ma tutti coloro che con il loro ingegno e la loro opera di “vitali mestieri” operativi con­tribuiscono alla crescita civile e commerciale ed anche etica di una comunità.

E questa, non più quella “borghe­sia” contribuisce alla mediazione tra conflitti politici o tra coloro che porgono in pericolo la demo­crazia che è libertà di un popolo.

Questa borghesia o ceto medio crea quel giusto cuscinetto libe­rale tra i contrastanti poteri dello Stato.

Una democrazia fragile come quella italiana ha necessità di un ceto medio che regoli il formarsi di caste politiche che fanno di una democrazia, una oligarchia.

Se viene indebolito il ceto medio e lo si vuole tale, dalla classe in­tellettuale a quella degli operatori nei vari campi dei “mestieri” ani ma di un sano commercio, nasce il pericolo che la classe politica legata al potere, condizioni, come vuole, anche giornalisticamente, quel popolo che non ha più una rappresentazione oculata e pre­sente del fare altrui politica.

E nascono le caste politiche, in­somma, muore la democrazia e vien fuori, ripeto, l’oligarchia, che può diventare nel tempo, regime.

Il ceto medio, in Italia, si va esau­rendo e non pochi giovani profes­sionisti vanno all’estero a trovare lavoro e serenità.

Il crollo del professionismo e quello delle altre professioni so­cio-economiche, annulla il vigile controllo sulle azioni dello Stato e rende pericolosa la stessa libertà democratica.

Già Machiavelli, ai suoi tempi, scriveva che il suo “Principe” do­veva avere attorno a sé un popolo che non controllasse il suo operato perché potesse essere egli, ora vol­pe, ora leone.

Eliminata l’intelligenza degli altri nasce l’arroganza politica dei po­chi.

Eliminata l’intelligenza, nasce l’arroganza politica.

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