11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 08:07:16

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Alda Merini, l’eroina del caos

L’opera, completa e ricca di dettagli, nasce dall’esigenza dell’autrice di “riordinare” la vita della poetessa

Annarita Briganti alla presentazione del libro a Milano
Annarita Briganti alla presentazione del libro a Milano

«La Merini chi? Quella che è stata in mani­comio?» No, la “poeta”! Per­ché così amava definirsi Alda Merini, donna ribelle, estrosa, anticonformista; dotata di em­patica sensibilità e vivace intel­ligenza: un esempio di libertà e forza, non solo follia!

«Non sono una donna addo­mesticabile» diceva di sé, ma «non è la matta della poesia», puntualizza la scrittrice Annari­ta Briganti che ha sentito l’esi­genza di “riordinare” la vita di Alda, una vita importante di cui il manicomio è solo una delle avversità che ne hanno pun­teggiato il percorso.

Ne è nata una biografia com­pleta, ricca di dettagli, che ce la restituisce in tutte le sfaccetta­ture della sua complessa per­sonalità. Di notevole rilevanza le testimonianze inedite di Giu­liano Grittini, fotografo perso­nale della Merini, del cantau­tore Giovanni Nuti e di Barbara Carniti, una delle quattro figlie nate dai due matrimoni della “poetessa dei Navigli”.

Il libro è stato presentato ve­nerdì 1 novembre nella Casa Museo Boschi Di Stefano, a Milano, nell’ambito degli even­ti organizzati in occasione del decennale dalla scomparsa di Alda Merini. Erano presenti l’editore Alberto Casiraghy, il curatore della mostra Andrea Tomasetig, la Maria Fratelli di­rettrice della Casa Boschi che ha ospitato l’evento e la stessa autrice, che ha scelto di vestirsi di rosso per ricordarla con gio­ia, così come ha promesso alle figlie, per contrastare attraver­so la vivacità del colore la sof­ferenza con cui la “poeta”, la “donna”, la “madre” ha dovuto convivere quotidianamente.

«Oggi si parla molto di “resi­lienza”: è un termine inflazio­nato», commenta la Briganti ricordando come la Merini ab­bia tratto forza dalle avversità a differenza dei tanti che si ar­rendono alle prime sconfitte.

Una forza sostenuta anche dal fervore religioso che non l’ha mai abbandonata nel corso del tempo. E non è un caso che l’epilogo della biografia sia stato dall’autrice affidato alle parole di S.E. Monsignor Gianfranco Ravasi, consigliere spirituale della Merini, che l’ha sempre sostenuta attraverso un costante e paziente ascolto e che, per testimoniare il reci­proco sentimento d’amicizia, aveva scritto le prefazioni a tre suoi poemetti di forte intensità spirituale. Poesia “orfica” viene definita quella di Alda, per la sua capacità di concretizzare l’ispirazione senza i filtri della scrittura e della correzione, ma solo veicolando attraverso la voce il magma incandescente che sgorgava dalla sua anima tormentata e sempre assetata di amore.

«L’amore bisogna cavarselo come un occhio» perché se fosse facile lo troverebbero tutti. Alda non l’ha mai trovato l’Amore, sin da bambina quan­do non si sentiva abbastan­za amata da genitori severi e poco espansivi; non l’ha tro­vato negli uomini che le sono stati accanto, non l’ha ricono­sciuto nel secondo marito, Mi­chele Pierri, medico tarantino che, nonostante la grande dif­ferenza anagrafica, volle spo­sarla anche per garantirle un sicuro sostentamento econo­mico. Ma lei, l’eroina del caos, non ha mai perso la capaci­tà d’innamorarsi, di credere nell’energia vitale dell’amore, di avere fiducia e di rimettersi in gioco ogni volta, con l’en­tusiasmo di una bambina e la passione di una donna, senza il timore di mostrare i segni che la vita lasciava sul suo corpo e sulla sua anima, offesa dal­la malattia e dalle maldicenze. L’insegnamento più grande che Alda Merini ha lasciato è nel ri­conoscimento del valore della libertà: libertà di essere, di esi­stere, di mostrarsi, di svelarsi, di amare al di là di ogni ipocrita convenzione. «Basta col con­formismo. Gli eccentrici sono degli angeli!» le parole con le quali Annarita Briganti ha chiu­so la serata, dopo aver invitato il numeroso pubblico presente a leggere e rileggere gli scritti di Alda Merini, perché è il modo più efficace per consegnare uno scrittore all’eternità. L’au­spicio comune è di restituire ad una delle più grandi poetesse italiane il posto che si merita, non soltanto nelle librerie dove ancora oggi non è sempre pre­sente la corposa produzione della poetessa, ma anche nella memoria comune attraverso giornate di studio, seminari, convegni; tramite reading mu­sicali o pieces teatrali; attra­verso l’intitolazione di strade, parchi letterari, biblioteche a livello nazionale, perché, come ha sentenziato Barbara Carniti al termine della sua testimo­nianza «Alda Merini dev’essere di tutti».

 

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