Cultura News

Il San Francesco di Dante nella “lectura” di Matichecchia

Inaugurato l’anno dantesco sociale della Dante Alighieri di Taranto

Il prof. Guglielmo Matichecchia
Il prof. Guglielmo Matichecchia

Il San Francesco di Dante (Canto XI del Paradi­so) è stato il tema preparato­rio e propiziatorio per l’anno dantesco ormai alle soglie che il preside prof. Guglielmo Matichecchia ha svolto in una “sua” lectura Dantis nei giorni scorsi e a cura dell’Associa­zione nazionale “Dante Ali­ghieri” sezione di Taranto.

Non era ed è un tema facile, ma ampio e scorrevole è stato il commento al canto dante­sco che inquadra fieramente e solennemente la figura del grande santo di Assisi.

Un tema trattato con vigore di analisi critica e con fluidità metodologica da illustri dan­tisti, commentatori dell’Otto­cento e nel ‘900 e nei tempi più vicini a noi.

Guglielmo Matichecchia ha creato, con forza di logica, la “sua” lectura Dantis, un’at­mosfera francescana assai suggestiva per il fluire delle immagini, anche da diapositi­ve, poeticamente espresse e esegeticamente commentate.

Ne è venuta alla luce una lezio­ne precisa ed intellettualmente coerente con l’ideale del com­mentatore, sicché l’immagine del Santo, il più Santo dei San­ti, ha avuto, non solo storica­mente, ma anche evangelica­mente, nel suo “eroico” essere di Cristo, una luce espositiva che è stata anche una coeren­te relazione interiore tra Fran­cesco e Dante.

Matichecchia è riuscito a coinvolgere il nutrito numero di ascoltatori nella esempla­re atmosfera francescana di quell’epoca alta medievale nella quale la lotta tra potere spirituale e temporale aveva recato danni etici, morali e re­ligiosi alla stessa parola e pa­rabola evangelica.

La novità interpretativa del Santo di Assisi, da parte di Guglielmo Matichecchia, è nell’aver saputo illustrare, per linee metodologiche serrate e convincenti, la figura di Fran­cesco quale “persona” (nel senso latino!) fra di noi perso­ne.

Non personaggio ma nostro mortale audace “cavaliere” di Cristo dietro il quale si scal­zò Egidio e Silvestro perché “dietro la sposa, sì la sposa piace”, e, al tempo stesso, es­sere Francesco, fiero “duce” che sa “comandare” il plotone dei suoi “poveri” ma agguerriti soldati verso la “guerra” che “Madonna Povertà” doveva condurre contro i ricchi e po­tenti del tempo, anche eccle­siastici vestiti di panni curiali nel mentre i suoi seguaci era­no avvolti in umili “vestimenti” sorretti dal forte “cordiglio”.

Francesco nella lettura di Matichecchia è fra noi, oggi più che mai, e a noi tutti dice di rialzare il capo e andare a convertire i nemici della Fede, contro i falsi idoli del moderno mondo.

Francesco scende dal suo Medioevo e si fa compagno fra noi, in un’epoca (come la nostra cosicché dovrebbe tor­nare Cristo a rifare luce su un popolo che, per molti aspetti, è sbandato e umiliato dal male altrui.

Attraverso l’attenta ed accora­ ta analisi del testo, non privo di vigore sintattico e di “stilemi e lemmi” latini, l’oratore ci ha offerto una lettura assai attua­lizzata del Canto, che è poi l’e­terno attualizzarsi del Vangelo di Cristo.

Il commentatore ha saputo creare, con il suo commento, un’atmosfera di partecipa­zione corale alla francescana distinzione tra “l’ignota ric­chezza” e gli sviamenti, anche attuali, che fanno sì che i cri­stiani siano “pecore remote e vagabunde” perché lontane dallo smarrito “ovile”.

E nel canto dedicato a San Francesco dalla “Parola del Vangelo” nascono le parole poetiche di Dante in un pieno equilibrio di composizione che prelude alle immagini giotte­sche della padovana cappella.

Consensi prolungati e since­ri al termine della “Lectura”; il relatore è stato presentato dalla prof. Josè Minervini, pre­sidente del sodalizio dantesco tarantino; e la manifestazione si è svolta nella Sala Convegni dell’ex Ospedale Santissima Annunziata per gentile con­cessione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche