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La più antica festa di S. Martino

Torna la nostra rubrica sulla “tarantinità”

Martina Franca, Basilica di San Martino
Martina Franca, Basilica di San Martino

Al centro del com­mento settimanale di Antonio Fornaro per la rubrica “Calan­narie” troviamo la figura e il culto di San Martino a Martina Franca.

Questi i Santi della settimana: San Martino, San Renato, San Diego, tutti i Santi Carmelitani, Sant’Alberto, Sant’Agnese.

Questa settimana la Chiesa ri­corda la Madonna sotto il titolo di: “Madonna degli Esercizi Spi­rituali”, “Della Libera” e “Maria Regina Pacis”.

Questi i detti della settimana: “Di San Leonardo pianta la fava perché è tardi”, “Acqua per i meloni, vino per i macchero­ni”, “Cielo a pecorelle, acqua a catinelle”, “Chi ha pazienza, ha provvidenza”, “La suocera e la nuora sono il diavolo e il malo­re”.

Giuseppe Cravero ci ricorda che l’11 novembre 1944 ci fu la “Notte di Taranto” con l’attacco improvviso degli aerei ingle­si alla nostra flotta presente nel Mar Grande. Furono colpite e danneggiate le navi Cavour, Du­ilio e Littorio. Ci furono 59 mor­ti e circa 600 feriti.

Il 16 novembre 1729 nacque al Pendio La Riccia il futuro Sant’Egidio che nel Battistero di San Cataldo fu battezzato con i nomi di Francesco, Antonio, Do­menico e Pasquale Pontillo.

L’11 novembre ricorre la prima delle tre feste martinesi per il loro Santo Patrono; le altre due sono quelle del 17 marzo, nota con il nome di San Martino Del Sacco e quella di luglio nota con il nome di “San Martino dell’A­ia”. Questa dell’11 novembre, nota con il nome di “San Marti­no delle Sementi” è la più antica delle tre perchè risale al 1260. San Martino era ungherese e fu militare. Donò la metà del suo mantello ad un povero. Fu bat­tezzato a 23 anni, diventò sacer­dote e vescovo di Tours. Morì l’8 novembre del 397. Nel 1526 gli Ugonotti bruciarono il suo cor­po e si salvarono soltanto alcune reliquie. In Francia 500 città e 4 mila chiese portano il suo nome, mentre in Italia il suo nome è presente in 134 città e paesi.

In Puglia è festeggiato in diverse città, ma in maniera particolare a Martina Franca.

A Taranto il nome di San Mar­tino è presente nella Città Anti­ca in una scaletta, in una via, in una salita, in un arco e in un lar­go dove nella seconda metà del 1500 esisteva una Chiesa a lui intitolata che durante la Prima Guerra Mondiale fu trasformata in deposito di munizioni e suc­cessivamente fu adibita a scuola e poi abbattuta.

Nella cripta di San Cataldo fino al 1577 c’era un altare intitolato al Santo.

San Martino è patrono dei viag­giatori, dei poveri, dei fuggitivi, dei prigionieri, dei pastori, dei soldati, dei cavalieri, degli arma­ioli, dei commercianti di stoffe il cui patrocinio ha fatto nascere a Martina Franca la tradizionale Fiera del cappotto, dei tessitori, degli animali domestici, dei ca­valli e delle oche.

Viene invocato contro il morso dei rettili. Viene, anche, indicato come patrono dei cornuti perché a novembre si assaporava il pri­mo vino e anche le donne diven­tavano licenziose, ma è anche indicato con tale nome per si­militudine con le capre, che per istinto non si adirano per vedere la propria femmina soggiacere al piacere degli altri.

Nel passato si svolgeva anche la Fiera degli animali cornuti. Sem­pre nel secolo scorso la Festa di San Martino diventò una specie di Capodanno in cui si facevano regalini ai bimbi. Oggi ancora in tale giorno si rinnovano le loca­zioni e si trasloca, nel passato si aprivano le scuole e i parlamenti.

Oggi si festeggia il vin novello a San Martino e, poiché era anche il patrono dei soldati, dire “Gab­bare San Martino” significava indicare “disertare”. Un prover­bio tarantino recita: “Cornuto, battuto e cacciato da casa”.

Il secondo dice che “Se i cornu­ti potessero volare, il Sole non uscirebbe mai” e un terzo sostie­ne che “E’ meglio essere cornuti che fessi” perché il fesso lo co­noscono tutti, il cornuto non è conosciuto da nessuno.

Ricordiamo anche l’estate di San Martino che venne fuori quando San Martino regalò metà del suo mantello ad un povero.

Il giorno del Santo in Chiesa le donne siedono a destra e i mari­ti a sinistra. Lo stesso accade a pranzo. Per San Martino si pre­para la marmellata di mela coto­gna e il pranzo tradizionale va­ria tra i residenti in città e quelli che vivono in campagna.

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