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Zucchero, D.O.C. in tutto il mondo

Nuovo album per Fornaciari

Zucchero
Zucchero

MILANO – «Vivo come tutti questi tempi che stanno pas­sando e sono un po’ preoccu­pato; questa volta ho lasciato perdere i doppi sensi anche se ce ne sono alcuni».

È la confessione fatta da Zuc­chero alla presentazione del suo nuovo album “D.O.C.” uscito venerdì 8 novembre.

«Il titolo mi ha lascato tribola­re – ha puntualizzato – L’album è complesso e mi era venuto in mente in tempi sospetto­si, o sospesi, perché oggi c’è poca sostanza. Inizialmente non avrebbe dovuto esserci un titolo: mi è venuto in fatto­ria, parlando con contadini che fanno dei prodotti di origine controllata, e poi si dice così in tutto il mondo; così ho sco­perto “D.O.C.” e voglio andare in giro per il mondo e cantare italiano».E sì perché “D.O.C.” esce contemporaneamente in tutto il mondo, dove Zucche­ro è uno degli artisti italiani più amati e apprezzati, con 14 bra­ni, di cui tre bonus tracks can­tate in inglese.

«Il filo conduttore è che musi­calmente avevo pensato di fare qualcosa che non somigliasse ai precedenti – ha sostenuto – Dopo due anni in tour mi sono fermato scoprendo che i tempi vanno velocemente, da ciò che si sente in radio: ho dovuto fare una ricerca e con il mio team di lavoro, in uno studio a Los Angeles, mi sono circondato di produttori giovani e veloci per soul, r&b, blues, gospel, pop, per arrivare a una elettronica calda partendo da un suono che avevo in testa, perciò rin­novandomi ma restando me stesso».

Anticipato dal singolo “Free­dom”, l’album è disponibile in cd, doppio vinile e doppio vini­le color arancio in edizione limi­tata e in esclusiva per Amazon. «”Freedom” è parola usatissi­ma, ma siamo veramente libe­ri? – si è chiesto l’artista – Io me la sono dimenticata, perché non siamo liberi ma abbiamo una finta libertà, siamo control­lati continuamene, e condizio­nati, insomma è una libertà ap­parente: l’ho scritto a quattro mani insieme all’artista britan­nico Rag’N’Bone Man. Il video, diretto da Gaetano Morbioli è visibile al seguente link https://youtu.be/OMpzcw8DVyU».

Come sempre Zucchero pre­sta molta attenzione ai testi.

«È venuto un quadro un po’ così e poi mi sono accorto che ci fosse un inizio di redenzio­ne, cominciavo a mettere in dubbio la fede, o qualcosa di superiore, di grande – ha ri­flettuto – Sottolineo i mali di questo tempo ma con una luce in fondo al tunnel. Sono molto geloso di questo album poiché ho toccato cose molto intime, e ho anche pensato di tenerlo per me perché poi, una volta fuori, ognuno lo fa suo nel bene e nel male».

Autore di quasi tutti i brani, Zucchero per la scrittura ha collaborato insieme a Fran­cesco De Gregori (Tempo al tempo), Davide Van De Sfroos (Testa o croce), Pasquale Pa­nella (La canzone che se ne va) e altri.

«Con De Gregori ci siamo visti a Roma e mi disse che doveva­mo fare qualcos’altro insieme – ha confidato – È venuto a casa mia e abbiamo lavorato sul testo. Lino Pannella mi manda sempre dei testi dicendomi di farne quello che voglio. Van De Sfroos mi inviò questo brano: il testo mi è piaciuto subito ma la musica non andava bene per la tipologia dell’album, così gli ho messo la mia».

In “Badaboom (Bel Paese)” l’artista non la pensa come qualche politico.

«I politici dicono che il nostro è il Bel Paese – ha fatto notare – Il problema è che forse lo è sta­to, fatto da chi è venuto prima di noi e c’è rimasto quello che hanno fatto gli altri, bisogna dirlo; ritengo che la pentola sta bollendo e potrebbe scoppia­re». “Vittime del cool” ha fatto pensare molto a Zucchero pri­ma di inserirla nell’album.

«Mi è venuto questo titolo e sono stato titubante a met­tercelo – ha accennato – Mi sono convinto nella speranza che qualcuno non gli facesse il doppio senso: oggi se non sei cool non sei nessuno, ma c’è molta apparenza e non c’è bisogno di essere cool a tutti i costi, almeno io non ho questa necessità».

Da aprile 2020, “D.O.C.” verrà presentato ‘live’ in tutto il mon­do partendo dall’Australia per arrivare nel nostro Paese all’A­rena di Verona il 22, 23, 24, 25, 26, 27, 29, 30 settembre, 1, 2, 3 e 4 ottobre». In Europa sarà da giugno a Glasgow, Man­chester e Londra, e da ottobre a Zagabria, Innsbruck, Graz, Lubjana, Vienna, Lussembur­go, Lione, Bordeaux, Marsiglia, Nizza, Parigi, Lipsia, Amburgo, Berlino, Stoccarda, Monaco di Baviera, Francoforte, Düssel­dorf, Amsterdam, Lille, Lingen e Zurigo. «Il tour ritornerà in Italia nel 2021 – ha anticipato – Per ora le uniche date italiane sono le dodici di Verona, uno dei più bei posti al mondo per fare musica».

 

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