Cronaca News

Lite tra Di Maio e Cassese sullo scudo penale

La spaccatura all’interno del M5s raccontata da “Il Mattino”

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

“«Allora, ora basta: se il gruppo si spacca sull’Ilva, ne prendo atto poli­ticamente e si ritorna al voto. Io non vado avanti così. E non mi faccio mancare di rispetto in questo modo. E poi, tu, ma come ti permetti: su questo dos­sier, quando ero ministro dello Sviluppo economico, ho dato il massimo». Metà mattinata, via Veneto, primo piano del Mise, salone degli Arazzi: Luigi Di Maio nel bel mezzo della riu­nione sul futuro dell’acciaieria di Taranto perde le staffe. «Era paonazzo, mai visto così: una furia», raccontano i presenti a Il Messaggero”.

Sulla versione online de Il Mat­tino, a firma di Simone Canet­tieri, si legge il racconto di come il nodo ex Ilva sia ogget­to di divisione all’interno del Movimento Cinquestelle. Nel racconto viene citato anche un parlamentare tarantino, Gian­paolo Cassese. Si legge ancora sulla vesione web del quotidia­no napoletano: “Il leader del M5S si scaglia contro il deputa­to tarantino Gianpaolo Cassese. Il quale gli ha appena ribadito che non voterà un decreto con dentro lo scudo penale e che il Movimento non ha avuto una linea coerente. Di Maio perde il controllo e abbandona il ta­volo. Nella foga una sedia vola in aria e cade a terra. Chi c’è rimane di stucco. Sguardi atto­niti. Quello che doveva essere il summit-chiave del M5S per tro­vare una sintesi politica sull’ex Ilva diventa la spia della crisi dei grillini che va oltre il futuro del principale polo siderurgi­co europeo.La scena non passa inosservata. Nel salone ci sono il nuovo padrone di casa, Stefa­no Patuanelli; il ministro per i Rapporti con il parlamento Fe­derico D’Incà; il viceministro dello Sviluppo economico Ste­fano Buffagni; il sottosegreta­rio a Palazzo Chigi, con delega alla Programmazione economi­ca Mario Turco, che tra l’altro è tarantino. Sono stati convocati anche tutti i senatori (e i depu­tati) pugliesi. Attenzione: sono gli stessi che minacciarono di non votare la fiducia al gover­no se fosse rimasta l’immunità parlamentare per Arcelor Mit­tal nel dl crisi. Alla fine vinsero loro, come si sa. Barbara Lezzi non c’è di persona, ma intervie­ne due volte in videochiama­ta. La delegazione governativa ripercorre tutto il travagliato iter della vicenda: dal governo gialloverde con Matteo Salvini a oggi con il Pd di Nicola Zin­garetti. Di Maio, che ha curato la vertenza in prima persona da titolare del Mise, sottolinea che i «funzionari del ministero lavorarono giorno e notte a una soluzione». Un modo per preve­nire le critiche che piano piano iniziano ad arrivare dai parla­mentari tarantini”. Ancora, si legge su Il Mattino: A Di Maio viene ricordato di aver tolto e poi rimesso lo scudo e che – so­prattutto – non potrà ritornare. Il capo politico del M5S ha però un mandato chiaro: convincere i ribelli. Troncare e sopire qual­siasi contestazione che reputa «strumentale». I gruppi d’al­tronde sono divisi e spaesati. Un’ebollizione caotica: manca una linea politica, si va in ordi­ne sparso. Alla Camera, dove da un mese non si riesce a eleggere il nuovo capogruppo, Francesco Silvestri, attuale reggente am­mette: «Ci sono molte, troppe resistenze sullo scudo penale. E non solo al Senato, anche qui credo che passerebbe con mol­ta difficoltà». Ecco perché nel M5S si pensa a un soccorso del­le opposizioni quando il decreto approderà alle Camere.

Non a caso proprio Patuanelli durante la doppia informativa fa appello al senso di respon­sabilità, «in primis della mia formazione politica, ma anche a quella delle opposizioni». Gian­carlo Giorgetti, navigato nume­ro due della Lega, commenta in Transatlantico: «Ah, bene ci stanno chiedendo i nostri voti perché la maggioranza non ha i numeri». Di Maio invoca l’unità nazionale e si rivolge «ai sovra­nisti, troppo controversi». Passa Riccardo Molinari della Lega: «Ma Luigi lo sa che il giorno dopo vanno a casa?»”.

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