15 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 15 Aprile 2021 alle 16:13:34

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«Steve McCurry in mostra a Taranto»

L’annuncio del Comune: l’evento nel corso del 2020

Steve McCurry
Steve McCurry

Nella seduta del 13 novembre la Giunta Co­munale ha deliberato di por­tare nella città di Taranto, nel corso del 2020, la mostra fo­tografica “Cibo” del fotografo Steve McCurry.

Si tratta di una dei più gran­di fotografi contemporanei al mondo, le cui immagini sono divenute vere e proprie icone, come la famosa “ragazza af­ghana” pubblicata da Natio­nal Geographic.

Il grande fotografo americano, vincitore del primo premio al concorso World Press Photo, porterà a Taranto la mostra che a Forlì, in un solo mese di programmazione, ha già su­perato le 40.000 presenze e che racconta il cibo nei suoi aspetti culturali, ma senza tra­scurare l’aspetto riguardante l’uso e lo spreco che se ne fa.

“Sono davvero orgoglioso – commenta l’assessore alla cultura Fabiano Marti – che Taranto ospiterà per la prima volta nella storia una mostra di tale portata. Sarà un impe­gno complicato, ma partico­larmente stimolante. E questo è solo l’inizio, perché è nostra ferma intenzione portare a Ta­ranto mostre di portata inter­nazionale che accompagnino la città in un percorso cultu­rale di così alto livello al quale ogni giorno l’amministrazione Melucci sta lavorando”.

McCurry è, senza alcun dub­bio, uno dei nomi più impor­tanti della fotografia mondiale. La sua carriera è stata lancia­ta quando, travestito con abiti tradizionali, ha attraversato il confine tra il Pakistan e l’Af­ghanistan, controllato dai ri­belli poco prima dell’invasione russa. Quando tornò indietro, portò con sé rotoli di pellicola cuciti tra i vestiti. Quelle im­magini, che sono state pub­blicate in tutto il mondo, sono state tra le prime a mostrare il conflitto al mondo intero. Il suo servizio ha vinto la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, un premio assegnato a fotografi che si sono distin­ti per eccezionale coraggio e per le loro imprese. McCurry ha poi continuato a fotogra­fare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Iraq, a Beirut, in Cambogia, nel­le Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo. Il lavoro di McCurry è stato descritto nelle riviste di tutto il mondo e contribuisce sovente al Na­tional Geographic Magazine. McCurry è membro della Ma­gnum Photos dal 1986.

È il destinatario di numero­si premi, tra cui il Magazine Photographer of the Year, as­segnato dalla National Press Photographers’ Association. Lo stesso anno ha vinto per il quarto anno consecutivo il pri­mo premio al concorso World Press Photo Contest. Ha vinto inoltre l’Olivier Rebbot Memo­rial Award per due volte.

McCurry si concentra sul­le conseguenze umane della guerra, mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio ma, piuttosto, sul volto umano.

Un fotografo guidato da una curiosità innata e dal senso di meraviglia circa il mondo e tutti coloro che lo abitano, ed ha una straordinaria capacità di attraversare i confini del­la lingua e della cultura per catturare storie di esperien­za umana. Ha dichiarato: “La maggior parte delle mie foto è radicata nella gente. Cerco il momento in cui si affaccia l’anima più genuina, in cui l’e­sperienza s’imprime sul volto di una persona. Cerco di tra­smettere ciò che può essere una persona colta in un con­testo più ampio che potrem­mo chiamare la condizione umana. Voglio trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho tro­vato di fronte a me, durante i miei viaggi, quando la sorpre­sa dell’essere estraneo si me­scola alla gioia della familiari­tà”. Steve McCurry è ritratto in un documentario televisivo dal titolo Il volto della condi­zione umana (2003) prodotto dal pluripremiato regista fran­cese Denis Delestrac. Ha re­alizzato nel 2013 il calendario Pirelli fotografando 11 donne impegnate nel sostegno di Fondazioni, organizzazioni non governative e progetti umanitari. La mostra “Cibo”, che nel 2020 approderà a Ta­ranto, vuol far riflettere sul va­lore del cibo, sui suoi aspetti culturali, ma anche sull’uso e sullo spreco che se ne fa. La mostra comprende cinque sezioni: il ciclo della vita del cibo, il pane come alimento primario, la produzione, la tra­sformazione e la condivisione del cibo.

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