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Ex Ilva, Brigati: «Lo stop degli impianti dipende dall’arrivo delle materie prime più che dagli operai»

L'ex Ilva ora Arcelor Mittal
L'ex Ilva ora Arcelor Mittal

“C’è un problema fondamentale che abbiamo detto anche al Governo e riguarda le materie prime perché puoi disobbedire quanto vuoi ma lo stabilimento senza l’arrivo delle materie prime, si ferma a prescindere. E questo la dirigenza aziendale lo sa benissimo”.

Francesco Brigati, delegato della Fiom Cgil di Taranto, è preoccupato. L’evoluzione delle vicende legate al polo siderurgico sembrano non prospettare un esito positivo. E oggi, quando si riunirà il consiglio di fabbrica “bisognerà fare il punto e capire come garantire la continuità produttiva”, spiega all’agenzia Dire.

“C’è una difficoltà oggettiva legata alle materie prime – continua – Il Governo deve obbligare ArcelorMittal a far venire le navi che portano carbone e minerali che ora o sono ridotte o sono dirottate verso altri siti”. Al momento quante materie prime ci sono in fabbrica? “Una piccola scorta di circa 10mila tonnellate ma non basta. Tant’è che un altoforno è sempre spento, in stand dy”, risponde il sindacalista che dice di aver “sentito l’autorità portuale di Brindisi. Ci ha riferito che l’attività di approdo e scarico merci per ArcelorMittal è sospesa”.

Il delegato si è rivolto a Brindisi perché al molo 4 del porto di Taranto le materie prime non vengono più scaricate dallo scorso luglio, quando il 42enne Cosimo Massaro, operaio del siderurgico, è morto dopo che la parte superiore della gru su cui lavorava finì in mare piegata da dal forte vento: il molo è sotto sequestro.

Che soluzione intravede? “Ne ho parlato anche con il premier Conte quando ci ha raggiunti in fabbrica una decina di giorni fa. Gli ho ricordato il piano Bondi, che risale al 2013 e che prevedeva la trasformazione del ciclo dell’acciaieria dal carbon fossile al gas naturale. Questo avrebbe consentito anche una riduzione delle emissioni inquinanti – sottolinea Brigati – La sperimentazione prevedeva di acquistare il preridotto (un semilavorato contenete ferro metallico, ndr) invece di creare una miscela di minerali in agglomerato per la carica dell’altoforno. Così chiunque fosse subentrato avrebbe avuto una fabbrica risanata scegliendo anche come continuare la produzione opzionando o l’acquisto estero di preridotto o la sua produzione in loco, nello stabilimento introducendo il gas nel ciclo. Ma il governo Letta cadde. Il piano fu bocciato dall’allora governo Renzi e siamo arrivati a oggi”.

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