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Neri Marcorè: «Studiate per raggiungere un obiettivo»

L’artista ha incontrato gli studenti del Paisiello dopo lo spettacolo dedicato a De Andrè

Neri Marcorè
Neri Marcorè

Dopo lo spet­tacolo “Come una specie di sorriso – Omaggio a De An­drè” svoltosi lunedì sera pres­so il Teatro Orfeo di Taranto nell’ambito del cartellone in­vernale dell’Orchestra della Magna Grecia, Neri Marcorè, attore prestato alla musica, ha voluto incontrare gli stu­denti dell’ Istituto Musicale di Alta Cultura G. Paisiello in Cit­tà Vecchia. Accolto dal diret­tore Gabriele Maggi e da Pie­ro Romano, direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, oltre a parlare dello spettacolo appena andato in scena si è intrattenuto con gli studenti a parlare del suo iter formativo.

“Come una specie di sorriso” sono due ore di canzoni trat­te dal repertorio di De Andrè sulle quali l’artista si lancia poi in riflessioni da condivide­re con il pubblico dando voce al pensiero di De Andrè che attraverso i testi delle sue canzoni si rivela quanto mai attuale.

Fare musica è una scelta mia – ci dice – che risale a qual­che tempo fa quando aveva­mo messo su uno spettacolo con Giorgio Gaglione a poca distanza dalla morte di Gaber “Un certo signor G.”, e poi parallelamente un altro spet­tacolo “Quello che non ho”, in cui si accostava il pensiero di De Andrè a quello di Pasoli­ni, parallelamente a questo percorso teatrale classico ha sempre preso più piede la mia passione per la musica e que­sto tipo di spettacolo”.

Al suo arrivo ha subito simpa­ticamente detto agli studenti di provare molta invidia sia per l’età che per la fase che stanno attraversando.

Lui è sempre andato molto volentieri a scuola dalle ele­mentari sino alla scuola per interpreti parlamentari con la quale ha completato il suo percorso di studi. Non si è mai pentito del percorso di studi completamente diverso che ha fatto perchè gli stato utile anche nella professio­nalità di attore, per dialogare con registi stranieri, recitare in inglese o in francese; “non l’a­vrei potuto fare se non avessi fatto quella scuola – ha detto Marcorè – qualsiasi cosa si studi sono sempre frecce nel proprio arco.

Occorre sempre far tutto sen­za chiedersi se poi servirà a qualcosa, perchè la vita in­segna che tutto serve. Tutto quello che ci si porta appres­so e che corrisponde a una passione, a una curiosità a un entusiasmo è qualcosa che serve, anche se non ne per­cepiamo l’utilità immediata, questa poi arriverà”. In pa­rallelo Marcorè ha sottoline­ato l’importanza di seguire le proprie passioni: “Così come da bambino e da ragazzo se­guivo molti programmi comi­ci senza sapere che poi avrei fatto questo mestiere, quan­do poi è stato necessario tirar fuori una preparazione che non era quella scolastica ma una preparazione domestica, come il ripetere dei monolo­ghi ad esempio, io lo sapevo già fare misurandomi con i miei colleghi.

Ho iniziato nel ‘90 con una competizione per imitatori, poi da li sono iniziate le scelte per decidere dove volevo an­dare io senza che mi portas­se la corrente e questo dico ai ragazzi oggi, studiate per raggiungere un obiettivo e poi stabilite quale direzione prendere. Più si riesce a fare meglio è, vi ritroverete tutto”. Alla domanda se nasce pri­ma il musicista o l’attore ci dice: “A me piaceva il mon­do della musica, le canzoni di Bennato per questo i miei mi regalarono una chitarra a dodici anni, ma da li ad arri­vare a pensare che un giorno avrei suonato con l’orchestra della Magna Grecia era qual­cosa di impensabile. Proprio perchè i percorsi della vita sono imprevedibili nello zaino intanto ci si mette tutto quello che si può, poi alcune cose non servono, altre appesanti­scono e le togli, altre invece danno un frutto che magari non ti aspetti.

A tornare indietro forse farei un percorso musicale, ma sono contento di come sia andata la carriera finora fat­ta di strade e scelte diverse che mescolano tanti aspetti, questo non fa di me uno spe­cialista, la mia caratteristica è l’aver puntato più sull’oriz­zontalità che sulla verticalità e questo corrisponde al ca­rattere di ognuno, se io avessi fatto solo una cosa sicura­mente mi sarei annoiato”.

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