23 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Settembre 2021 alle 12:59:00

Cronaca News

Cataldino: «Nessuna pressione da Archinà»

Al centro dell’udienza i rapporti tra Ilva gestione Riva e le Istituzioni

Aula di tribunale
Aula di tribunale

“Non ho mai rice­vuto nessuna pressione e tanto­meno benefici dai miei rapporti con Archinà così come non ha avuto benefici l’Ilva dall’Ammi­nistrazione comunale. Anzi era­vamo noi ad esercitare pressioni perché l’azienda si aprisse al ter­ritorio”. Sono le dichiarazioni di Gianni Cataldino sentito in aula come testimone nel processo “Ambiente svenduto”.

I rapporti fra l’Ilva gestione Riva e le istituzioni sono stati al cen­tro dell’udienza di ieri mattina. Dopo un’ampia fase del dibatti­mento dedicata a questioni pret­tamente tecniche, relative al fun­zionamento degli impianti, sulle quali hanno riferito come testi ingegneri e altre figure chiave dello stabilimento, sono tornate in ballo le vicende istituzionali. Nelle vesti di testimoni sono stati chiamati a deporre esponenti del mondo istituzionale di circa dieci anni fa, ma anche di oggi, fra i quali spicca il nome di Cataldino, dal 2010 al 2012 vicesindaco di Ezio Stefàno e assessore allo svi­luppo economico (delega che ri­copre ancora oggi), citato dall’av­vocato Gian Domenico Caiazza, difensore di Girolamo Archinà, sotto accusa insieme ai vertici del gruppo Riva.

Cataldino, nel corso delle indagi­ni, è stato sentito come persona informata sui fatti per un collo­quio telefonico con Archinà. Sen­ za alcuna esitazione ha riferito in aula delle sue conversazioni: “In quanto assessore allo sviluppo economico e vicesindaco inter­loquivo con esponenti di diverse aziende e avevo normali rapporti istituzionali con Archinà che, in quanto addetto alle pubbliche re­lazioni dell’Ilva, si recava anche in Comune. Durante il mio man­dato l’ho incontrato più volte”.

I colloqui in questione hanno riguardato un contenzioso con la grande industria relativo al pagamento dell’Ici: ”Ci furono una serie di colloqui anche con Stefàno per il recupero delle somme non versate dalla grande industria. Da parte di Archinà c’era la volontà di trovare una soluzione, di versare il dovuto e di non arrivare allo scontro con l’Amministrazione. Rientrava nelle modalità di Archinà trovare una conciliazione ma – ha preci­sato – da parte sua non ci sono mai state pressioni indebite per ottenere vantaggi per l’azienda. Analogamente né io né l’Ammi­nistrazione comunale abbiamo ottenuto vantaggi dal rapporto con Archinà. Ricordo – ha ag­giunto – che in seguito l’Ilva versò quanto doveva per l’Ici ma non ricordo l’identità. Parliamo comunque di milioni di euro”.

Dello stesso tenore un ex chimi­co dell’Arpa Damiano Carmelo Calabrò, addetto alle analisi di tipo ambientale.  “In Ilva ho effettuato sopralluo­ghi e campionamenti e ho cono­sciuto Archinà in quanto respon­sabile delle relazioni esterne ma non ho mai ricevuto alcuna pres­sione da lui così come nessun collega mi ha riferito di averne mai ricevute”.

Non ci sono stati, invece, altri rappresentanti del mondo istitu­zionale presenti nella lista testi per la rinuncia della difesa.

Il più importante, più per il ruo­lo che ricopre che per la portata delle sue dichiarazioni, sareb­be stato l’arcivescovo di Taran­to monsignor Filippo Santoro. L’avvocato Caiazza ha prodotto documenti che confermano le offerte dell’Ilva alla Curia di Ta­ranto fino a Pasqua 2012, pochi mesi dopo l’arrivo di monsignor Santoro.

La documentazione è stata acqui­sta dalla Corte d’assise senza op­posizione dei pm Remo Epifani e Raffaele Graziano. La somma è identica a quella elargita in oc­casione delle feste pasquali degli anni precedenti, diecimila euro, assegno fatto recapitare secondo consuetudine da Archinà.

A luglio 2012 si scatenò la bu­fera giudiziaria e dal Natale di quell’anno non ci furono più of­ferte. Oltre all’arcivescovo, la difesa di Archinà ha rinunciato anche ad altri testi, il parroco del Carmine don Marco Gerardo as­solto in appello, l’ex addetto alla comunicazione del siderurgico Alberto Cattaneo e il parlamen­tare Andrea Fluttero all’epoca dei fatti componente della Com­missione Ambiente del Senato.

 

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