22 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 22 Ottobre 2020 alle 20:15:26

Cronaca News

Ex Ilva, Giuseppe Conte: «Puntiamo su nuove tecnologie»

Il ministro Patuanelli non esclude una nuova Iri

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Grandi manovre intorno a quella che dovrà essere la nuova “Nuova Ilva”, ora che è in corso la trattativa con Mittal e si riaffaccia un possibile intervento dello Stato. «Speriamo e contiamo che il progetto vada avanti, possiamo soltanto sostenerlo, come farlo lo indicheremo quando il progetto sarà presentato» ha dichiarato Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa Sanpaolo, sul rilancio dell’ex Ilva.

Gros-Pietro – ricordando a margine di un convegno alla Luiss Business School che la banca è creditrice e azionista di Am Investco con circa il 5% – ha spiegato che «siamo entrati in un momento in cui sembrava necessario il passaggio dall’amministrazione straordinaria a un piano di sviluppo» e che la banca non si tirerà indietro. Ma del caso ha parlato anche lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per il quale gli obiettivi del governo italiano sono tre, e li ha elencato parlando con i cronisti che lo attendevano in albergo ad Accra, in Ghana. «Vogliamo che l’attività produttiva si assicurata ma con le nuove tecnologie, bisogna puntare subito ad una svolta ma con tecnologie pulite. Poi vogliamo che ci sia uno sforzo maggiore nel risanamento ambientale e vogliamo assicurare il massimo a livello di occupazione», spiega il capo del governo. La garanzia della produzione fino al 20 dicembre da parte di Arcelor Mittal è una buona notizia? “Senz’altro. Nel frattempo c’è un negoziato che speriamo dia i frutti e gli obiettivi prefissi», ha proseguito il premier.

Ma, come detto, sul Siderurgico sono in corso discorsi di ampio respiro. “Tornare all’Iri? Se serve, assolutamente sì”. Lo ha detto il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, nel corso di un’audizione in Senato. “Siamo pronti a farlo in un momento in cui è necessario proteggere le nostre imprese e la produzione industriale del Paese”, ha aggiunto. Si torna, dunque, a parlare dell’Iri, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale protagonista dell’interventismo pubblico nell’economia tra il 1933 e il 2002. “Da un lato ci si dice che dobbiamo difendere l’interesse nazionale, dall’altro quando si pensa all’entrata dello Stato in certe tipologie di produzioni, a nazionalizzazioni, ci si dice: “eh ma voi state tornando all’Iri”, ha sottolineato il Ministro pentastellato, che non ha affatto escluso questa soluzione, specie in un momento in cui sul tavolo dell’esecutivo spiccano alcuni dossier bollenti come ex-Ilva e Alitalia, il cui futuro è tutto da scrivere. Le parole di Patuanelli, intanto, hanno incassato il plauso della Cgil. Tra l’altro, non più tardi di un mese fa, proprio il Segretario generale Maurizio Landini aveva auspicato l’istituzione di “un’agenzia per lo sviluppo, una sorta di nuova Iri”. Come è noto, Il giudice civile di Milano Claudio Marangoni ha rinviato al 20 dicembre l’udienza sul ricorso d’urgenza presentato dai commissari straordinari dell’ex Ilva contro ArcelorMittal per chiedere di rispettare il contratto d’affitto. Il giudice ha disposto il rinvio “in funzione della trattativa da svolgersi sulla base delle intese e degli impegni assunti”. In udienza, le parti hanno trovato un accordo sul rinvio al 20 dicembre per poter attendere i risultati del confronto che si è recentemente aperto tra il governo guidato da Giuseppe Conte e ArcelorMittal sul futuro dell’acciaieria a Taranto. Il ricorso cautelare era stato presentato dopo che il gruppo franco-indiano aveva depositato l’atto di citazione con cui ha dato il via alla causa civile (prima udienza il 6 maggio) per chiedere di venire meno al contratto d’affitto a causa di modifiche delle condizioni. Una mossa d’urgenza non più ‘necessaria’ dopo che ArcelorMittal ha fatto ‘retromarcia’ sulla chiusura.

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