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La devozione dei tarantini per Santa Lucia

Torna la nostra rubrica sulla “tarantinità”

La chiesa di Santa Lucia, in via Millo a Taranto
La chiesa di Santa Lucia, in via Millo a Taranto

Di passo in pas­so i tarantini si avvicinano alla data del Natale che stanno già festeggiando unitamente ad al­tre ricorrenze di stampo nata­lizio. Così, dopo l’Immacolata, questa settimana il prof. Anto­nio Fornaro ci farà conoscere le tradizioni tarantine legate alla festa di Santa Lucia.

Questi i santi della settimana: San Siro, la Madonna Immaco­lata, la Madonna di Loreto, pa­trona degli avieri, San Damaso I, patrono degli archeologi, San Spiridione, protettore degli or­fani, San Giovanni della Croce, fondatore dell’Ordine dei Car­melitani Scalzi e Santa Maria Crocifissa.

Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotti i titoli di Santa Maria del Parto, Santa Maria del Sole, Re­gina di Misericordia, Nostra Si­gnora della Concezione e Maria Immacolata.

Questi i detti della settimana: “Chi ha mani ha guanti”, “Ha sette spiriti come il gatto”, “Se il rosso fosse sincero, il diavolo entrerebbe in cielo”.

Giuseppe Cravero ci ricorda che il 16 dicembre 1949 una picco­la balena fu catturata nei nostri mari e fu battezzata con il nome di Carolina, come la moglie di Ferdinando IV di Borbone. Fu posta nella Villa Peripato e per vederla bisognava pagare la bel­la somma di 10 lire.

Come si diceva, il 13 dicem­bre si festeggia Santa Lucia e di questa ricorrenza religiosa e tradizionale parlerà Fornaro.

Di questa Santa si conservano ben due statue nella Chiesa di San Cataldo ed era da questa stessa Chiesa che il 13 dicem­bre partiva la processione con la banda che suonava le pastorali mentre nelle case si friggevano le pettole in onore di Santa Lu­cia e per le il palato di noi go­losi tarantini. Le nostre nonne il giorno di Santa Lucia venera­vano la Santa in Cattedrale e si alzavano alle 5 del mattino per trovare un posto in Chiesa dove si trattenevano fino a sera quan­do si svolgeva la processione.

Le nostre nonne erano molto devote e oltre a fare il digiuno in onore della Santa il 13 di­cembre, molto spesso davano alle loro figlie il nome di Lucia con altri diminutivi propri del nostro dialetto tarantino.

Nel passato gli abitanti del ca­poluogo jonico veneravano la Santa patrona della vista anche in una Chiesa che restò in piedi fino al 1790. Questa si trovava dove oggi sorge l’Ospedale del­la Marina Militare con affaccio sul Mar Piccolo.

Alla Santa era dedicata questa chiesetta, la Villa di Mons. Ca­pecelatro e la bella spiaggetta che lo circondava. Chi nel gior­no di Santa Lucia andava a vi­sitare la Chiesa riceveva come ricordo un medaglione di ar­gilla sul quale era raffigurato un occhio. Questo medaglione sostituiva la più moderna im­maginetta. Tre sono i detti che riguardano Santa Lucia: “Di Santa Lucia arretra la notte ed accresce il giorno”, “Di Santa Lucia il giorno aumenta quanto un passo di gallina”, “Di Santa Lucia l’inverno è sulla via”.

Da oltre 50 anni il culto di San­ta Lucia per i tarantini si è este­so anche nella omonima par­rocchia di via Millo dove ogni anno si svolge la processione con la statua della Santa accom­pagnata dalla banda musicale. Al termine della processione ci sono i fuochi d’artificio.

Santa Lucia, vergine siracusana, abbandonò il fidanzato per farsi cristiana. Questi la denunciò e fu condannata ad essere esposta in un postribolo, ma nemmeno un tiro di buoi potè spostarla. Allora le furono strappati gli occhi che la Santa mostra su un piattino d’argento nella ico­nografia sacra. In vita fu amica di Sant’Agata e a lei si rivolse perché intercedesse per la salu­te della madre ammalata.

Santa Lucia è patrona di Siracu­sa e protegge i ciechi, gli ocu­listi, i sarti, le ricamatrici e le prostitute pentite.

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