20 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 19 Ottobre 2020 alle 16:52:58

Cronaca News

Massimo Ferrarese: «Una no tax area per Taranto»

La proposta dell’imprenditore

Massimo Ferrarese
Massimo Ferrarese

«Siamo arrivati a questo punto perché negli ultimi vent’anni non è stata program­mata una soluzione».

Massimo Ferrarese, imprendi­tore, già presidente della Pro­vincia di Brindisi e presidente di Invimit, la società di gestio­ne del risparmio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è molto attento alle vicende di Taranto e dell’azienda siderur­gica.

«Credo – dice al nostro giornale – che Taranto sia stata maltratta­ta come nessun’altra città in Eu­ropa. Forse voi stessi, a Taran­to, avete difficoltà a rendervene conto».

L’industrializzazione però ha portato lavoro e redditi eleva­ti.
Certo. Negli anni ‘60 e ‘70 quel­la fabbrica ha creato quaranta­mila posti di lavoro, ma allo stesso tempo sono state perse altre opportunità. Con gli anni i posti di lavoro sono crollati e la situazione ambientale e della sa­lute è peggiorata e Taranto si è impoverita. Va detto che il pro­blema l’ha creato lo Stato, non il privato.

E oggi cosa può fare lo Stato per ripagare Taranto?
Semplice: quanti posti di lavoro si perdono, tanti se ne devono restituire.

In che modo?
Attraverso una azione congiunta dello Stato e dell’Europa. Penso ad una no tax area.

Come pensa dovrebbe essere modulata?
Un’area di 3-400 ettari dove si possa investire senza pagare tasse. Credo sia l’unica strada per creare migliaia di posti di lavoro. Taranto ha tutte le con­dizioni per avvantaggiarsi da una misura di questo tipo per­ché sotto l’aspetto della logistica non manca nulla. Serve invece un governo disponibile che ab­bia autorevolezza in Europa.

Ecco, l’Europa. Non pensa che l’istituzione di una no tax area potrebbe incontrare ostacoli proprio in Europa?
All’Europa bisognerebbe ricor­dare che ci sono paesi, come Lussemburgo, che sono paradisi fiscali. Non a caso ci sono tante aziende italiane che hanno scel­to di avere lì la sede. Qui invece si tratta di fare produzione, non speculazione.

La Zes può essere utile?
Non risolve il problema, si deve andare oltre ma non per fare qualche strada, giusto per accon­tentare qualcuno, o per amplia­re il porto. Bisogna richiamare imprese dall’estero. Ecco, con la no tax area il porto richiame­rebbe importanti multinazionali perché considererebbero econo­micamente conveniente investi­re a Taranto. Ma questa oppor­tunità si sarebbe dovuta cogliere già da tempo.

E invece?
Invece con la pubblicità negati­va che si è fatta in questi anni c’è paura persino di passare da Taranto. Già nel 2013 proposi la no tax al sindaco Stefàno, ma non ci fu alcun seguito. Se non ci si muove, oggi oltre al danno avremo anche la beffa di perdere altre migliaia di posti di lavoro.

Quanta responsabilità attri­buisce al governo?
Il governo è fatto di uomini e donne. Alcuni hanno esperien­za, altri non sono adeguati per affrontare situazioni così com­plesse. Di certo c’è stata superfi­cialità. Non si può lasciare cam­po libero a chi viene da fuori. Se Mittal può fare quello che sta facendo è perché gli è stata offerta l’opportunità di farlo. La vicenda dello scudo penale è emblematica. Va comunque sottolineato che l’imprenditore investe per fare profitto, tocca allo Stato garantire il territo­rio. È evidente che da almeno vent’anni lo Stato non garanti­sce Taranto.Un errore analogo fu commesso con Riva.

Ma uscire da questa situazio­ne appare sempre più com­plicato.
Occorre compattezza istituzionale. Tutti insieme dob­biamo lavorare per indurre Stato ed Europa a risarcire Taranto. Io non sono tarantino (Ferrarese è di Francavilla Fontana, ndr), ma con Taranto ci sentiamo fra­telli. Se Taranto vince questa battaglia, ne trarremo tutti be­neficio.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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