Cronaca News

Mafia, racket e droga: scattano 9 condanne

Sentenza con l’abbreviato del gup del Tribunale di Lecce nel processo “Mercurio”


Operazione “Mercurio” condotta dai carabinieri - Copyright: Francesco Manfuso

Mafia, racket e droga: nove condanne e una assoluzione nel processo con il rito abbreviato per l’operazione “Mercurio”. Il gup del Tribunale di Lecce ha condannato a otto anni di reclusione Giovanni Giuliano Cagnazzo; a dieci anni Pasquale Scurrano; a dodici anni Alessandro Scorrano; a otto anni Antonello Zecca; a un anno e otto mesi Costantino Bianchini; a quattro anni Emanuele Esposito; a un anno e quattro mesi Mario Toma; a tre anni Fiorino Panariti.

Per un nono imputato c’è la sospension della pena. Assolta, invece, Maria Schinai, difesa dall’avvocato Angelo Casa. Tutti gli altri imputati hanno patteggiato la pena. Nel collegio di difesa anche gli avvocati Luigi Danucci, Angelo Masini, Gaetano, Vitale, Salvatore Maggio, Maria Letizia Serra, Pasquale Corigliano, Antonio Liagi, Francesco Nevoli, Giuseppe Carella e Lorenzo Traetta. A febbraio 2019 i carabinieri avevano messo ko una organizzazione che operava tra Lizzano e i paesi limitrofi. Il blitz “Mercurio” era scattato al termine di indagini coordinate dalla Dda. I militari della Stazione di Lizzano e della Compagnia di Manduria avevano notificato ordinanze di custodia in carcere, ai domiciliari ma anche obblighi di dimora e di presentazione alla polizia giudiziaria. Il blitz (dal nome del dio Mercurio, figlio di Zeus, messaggero degli dei, nonchè dio protettore dei viaggi, dei viaggiatori e della comunicazione da qui l’analogia con le persone coinvolte, che erano messaggeri del boss detenuto in carcere).

Le indagini avviate nel gennaio del 2016 attraverso intercettazioni nei confronti di alcune persone arrestate per spaccio di eroina, cocaina e hashish in un noto bar di Lizzano, avevano consentito di scoprire l’esistenza di un gruppo legato alla Sacra Corona Unita e della quale gli indagati avevano proseguito l’azione cambiando metodi, scopi e attività e avvalendosi della forza dell’intimidazione. L’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti e alle estorsioni ai danni di commercianti di Lizzano (con attentati incendiari compiuti con bottiglie molotov) secondo l’accusa era capeggiata da Giovanni Giuliano Cagnazzo, detenuto in un carcere toscano. Per l’operazione erano stati impiegati circa 150 carabinieri con l’ausilio di un elicottero. Ieri si è ch iuso il processo di primo grado.

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