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La Novena di Natale tra i vicoli

Torna la nostra rubrica sulla “tarantinità”

Natale 2019
Natale 2019

La settimana che va dal 16 al 22 dicembre porta i tarantini direttamente nell’at­mosfera della Novena di Na­tale tra i vicoli che nel passato rappresentava l’attrattiva mag­giore di questo periodo perché, come già accadeva nella Novena dell’Immacolata, anche per que­sto nei vicoli all’immagine della Madonna si sostituiva quella di Gesù Bambino in piedi, ma di tutto ciò, unitamente al Nata­le che un tempo si viveva nelle case della Taranto che fu e del­la ormai consolidata tradizione delle luminarie tarantine parlerà il prof. Antonio Fornaro.

Lo stesso ci informa che in que­sta settimana si festeggiano: Sant’Adelaide Imperatrice, San­ta Begga che fu l’iniziatrice del Movimento delle beghine che la scelsero come patrona, San Ma­lachia che fu l’ultimo dei profeti minori della Bibbia. Fu intransi­gente, condannò il malcostume, difese l’indissolubilità del matri­monio e prefigurò l’arrivo di San Giovani Battista, San Berardo che fu vescovo di Teramo dove si conservano la sua testa e il suo braccio.

San Zefirino fu Papa per 20 anni, organizzò la gerarchia ec­clesiastica e spostò i cimiteri cri­stiani lungo la via Appia dove lui stesso è sepolto.

Si festeggia anche San Pietro Canisio che fu l’ottavo gesuita a pronunziare i voti voluti da Sant’Ignazio, fondatore dei Ge­suiti.

Infine si festeggia Santa Saverio Cabrini alla quale è intitolato un istituto superiore tarantino in via Dante. La Santa fu maestra di scuola e poi emigrò negli Sta­ti Uniti per aiutare gli emigran­ti. Per questo motivo è patrona degli stessi. La Chiesa cattolica ricorda la Madonna sotto i titoli di: Nostra Signora della Libe­razione, Madonna della Madia, Nostra Signora della Guida e Nostra Signora dei Gigli.

Per questa settimana Fornaro ri­corda due detti che hanno a che vedere con le festività in atto: “Buone Feste a tutti, ai buoni e ai brutti”, “Natale, Capodanno ed Epifania, tutti a casa della nonna, che allegria1”.

Per le effemeridi di questa set­timana Giuseppe Cravero ci ri­corda che il 24 dicembre 1968 il Papa San Paolo VI venne a Taranto per celebrare la Messa all’interno dello Stabilimento Siderurgico con gli operai.

Taranto ha già intitolato al Santo Pontefice il noto quartiere cit­tadino di Paolo Vi e nei giorni scorsi è stato inaugurato nello stesso quartiere un monumento che riproduce questo Papa che i tarantini viene considerato come il Pontefice dei lavoratori.

Fornaro, come già detto in aper­tura, ricorda che dal 16 dicembre in tutte le chiese della Diocesi tarantina si svolge la Novena in onore e in preparazione alla fe­sta di Natale del 25 dicembre. Nelle novene per i santi e per la Madonna vengono esposti in Chiesa i relativi simulacri, per la Novena di Natale non c’è alcun simulacro ma si completa l’al­lestimento del presepe in Chie­sa che da oltre un decennio sta assumendo proporzioni interes­santi e scenografiche.

Nel passato erano i bandisti, un gruppetto di 7-8 musicanti che si recava nei vicoletti della Cit­tà Antica e davanti all’edicola con l’immagine di Gesù Bambi­no, dopo che la più anziana del luogo aveva recitato il Rosario, con un gruppo di ragazzini suo­navano le litanie in latino che sia i bambini che gli adulti non pronunciavano certamente nella versione corretta.

La Novena si concludeva con il canto “Dalle celesti sfere” di Mons. Giuseppe Ricciardi che fu vescovo di Nardò, ma l’autore della musica è ancora ignoto, an­che se qualcuno pensa che possa essere stato il francescano Padre Serafino Marinosci che musicò il canto “Oh Concetta Immaco­lata”. La Novena si concludeva con un mottetto cantato in dia­letto tarantino dai ragazzini che concludevano dicendo che era giusto che per la nascita di Gesù Bambino si sparassero le bombe giù alla Marina.

Fornaro plaude all’iniziativa che ormai è entrata nella tradizione di vestire a festa con luminarie artistiche le principali strade cit­tadine.

Nel passato dal 16 al 22 dicem­bre c’era la corsa nei negozi per acquistare gli ultimi personag­gi da inserire nel presepe. Le donne erano impegnate perché preparavano sannacchiudere, carteddate e purcedduzze, ma l’impegno più gravoso era quello di preparare il cenone della Vi­gilia di Natale nel cui giorno al mattino i tarantini sono sveglia­ti dalle pastorali e mangiano le calde pettole fin dall’alba.

 

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