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Omicidio di Sarah Scazzi, pena ridotta per zio Michele

Le motivazioni della condanna che è stata inflitta per il reato di diffamazione

Zio Michele Misseri
Zio Michele Misseri

L’inaffidabilità di Michele Misseri, sancita dai giudici nei tre gradi di giudizio, questa volta lo salva dalla pe­sante imputazione di calunnia. Malgrado la gravità delle accuse nei confronti dell’ex difensore Daniele Galoppa e della cri­minologa Roberta Bruzzone le dichiarazioni del contadino di Avetrana non possono essere ri­tenute calunniose ma solo diffa­matorie. È quanto si legge nelle 32 pagine delle motivazioni della sentenza di appello che ha ridi­mensionato la condanna a 3 anni di reclusione rimediata in primo grado.

Nel corso delle indagini e del processo sull’omicidio della nipote Sarah Scazzi Michele ha fornito versioni diverse, prima autoaccusandosi con moventi diversi (dal trattore che non par­tiva alla violenza sul cadavere), poi accusandoli in concorso con Sabrina, poi ancora addossando tutta la responsabilità a sua figlia e infine autoaccusandosi di nuo­vo di tutte le fasi del delitto. Ad un certo punto ha accusato il suo legale Galoppa e la sua consulen­te Bruzzone di averlo indotto ad accusare Sabrina. Una versione dei fatti stridente, come viene evidenziato anche nella sentenza di secondo grado, con la cronolo­gia delle sue versioni. Infatti, Sa­brina l’aveva già tirata in ballo in concorso il 15 ottobre 2010, men­tre l’incontro con Bruzzone e Ga­loppa insieme si tenne un carcere il 5 novembre dello stesso anno. Inoltre il 19 novembre successi­vo ribadì le sue accuse contro la figlia spiegando l’omicidio come un incidente avvenuto durante un “gioco del cavalluccio” fra le due ragazze.

Ma a far crollare l’accusa di ca­lunnia, secondo i giudici di appel­lo è l’assenza del dolo: “Manca la volontà dell’imputato di accusare le parti civili – ossia Galoppa e Bruzzone costituitisi parte ci­vile nel processo per calunnia e diffamazione – posto che nei tre gradi di giudizio sull’omicidio di Sarah Scazzi i giudici si erano espressi sempre nel senso dell’i­naffidabilità di Misseri e delle plurime versioni da lui narrate”. Quindi, “la mancanza di credibi­lità dell’imputato si riverberava anche sulle accuse rivolte all’ex difensore e all’ex consulente”. Come sottolinea nelle motivazio­ni depositate giovedì il giudice estensore Luciano Cavallone (presidente del collegio Antonio Del Coco, l’altro giudice a late­re Andrea Lisi), l’assenza della “benché minima coscienza di ciò che stava facendo”, ossia l’esclu­sione del dolo sostenuta dalla di­fesa, per Misseri vale solo per la calunnia e non per le imputazioni di diffamazione. La Corte d’ap­pello ritiene “indubbia la portata diffamatoria delle accuse ai due professionisti” anche in conside­razione dell’interesse mediatico verso il caso Scazzi. Per questo Misseri è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione e a versare una provvisionale di 10.000 euro, piu le spese legali, a Galoppa e Bruzzone.

Misseri attualmente difeso dall’avvocato Ennio Blasi di Statte, rischia un’altra condanna, questa volta per autocalunnia, a quattro anni di reclusione.

Per lui come per gli altri undi­ci imputati, fra cui Ivano Russo e altri amici di Sabrina che ri­spondono di falsa testimonianza, la sentenza è prevista a gennaio prossimo.

 

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