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Aspettando il Natale 2019, i presepi di Antonio Mazzarano

La magia e l’incanto di questa arte antica, nel ricordo della Taranto del passato

I presepi di Antonio Mazzarano
I presepi di Antonio Mazzarano

Tra i tarantini il nome di Antonio Mazzarano continua a richiamare alla me­moria la tradizione del presepe. Deceduto nel 2017 a ben 104 anni egli è stato uno dei per­sonaggi più rappresentativi di questa antica arte. A tardissima età lo si poteva ancora incontra­re nel suo negozio in via Princi­pe Amedeo, ancora in attività, denominato Dmat (acronimo di “Ditta Antonio Mazzarano Taranto”) a dispensare genero­samente consigli a chi si avvi­cinava al mondo del presepe. Il tutto, fra gli scaffali stracolmi di cento e più “serie” di luci co­lorate, panciuti re magi, pasto­ri con le pecorelle sulla spalla, bambinelli, pie donne in con­templazione: tutti esemplari, di ogni dimensione, realizzati in rinomati laboratori di tutt’Ita­lia. Da Bagni di Lucca, sotto­lineava, giungevano i pezzi più belli. All’interno del negozio, una sfilza di grotte, castelli, pa­esaggi alpini, laghetti, fiumi, al­berelli, casette, chiesette, foco­lai con le lucette in movimento a simulare il fuoco, steccati per i recinti degli animali, ponticel­li, castelli, torrioni, mangiatoie, pozzetti, staccionate e quant’al­tro costituisce la magia e l’in­canto del presepe. Nel silenzio si avvertiva il rumore delle cascatelle e il quasi impercet­tibile cigolio delle statuine in movimento: il fabbro che batte il ferro sull’incudine, il fornaio ad infornare il pane, la lavanda­ia che lava i panni e tanti altri personaggi del presepe in stile napoletano. Particolarmente apprezzate le scenografie da lui realizzate ed esposte ogni anno nelle vetrine di noti esercizi del Borgo e nelle rassegne specia­lizzate, in cui egli era sempre presente.

Antonio Mazzarano
Antonio Mazzarano
I presepi di Antonio Mazzarano
I presepi di Antonio Mazzarano

Mentre si discorreva, Mazza­rano si divertiva a far scendere corsi d’acqua e accendere le lu­cette dei casolari. In un prese­pe, dove il Redentore guardava dolcemente la Mamma, nell’im­provviso effetto-chiarore, non avrebbe sorpreso sentire risuo­nare l’”Alleluia” degli angeli

Il negozio, oggi “Casa del pre­sepe”, figura ancor oggi quale punto di ritrovo per i patiti della tradizione presepistica, la cui passione egli ha saputo trasmet­tere ai figli e ai nipoti.

Mazzarano iniziò a cimentarsi in quest’arte negli anni della fanciullezza. Il primo presepe, secondo lui il più bello, lo re­alizzò a dodici anni, preparan­done lo scheletro in legno e mo­dellando la carta impastata di creta: lo espose nella chiesetta del Bambino Gesù a Massafra, dove era nato il 27 settembre del 1912. Successivamente si trasferì a Taranto, impegnato nella costruzione del Palazzo del Governo, dove lavorò per  due anni come fabbro capocan­tiere. Quindi si mise in proprio con una officina di fabbro in via Cesare Battisti che mantenne in attività fino al 1945, quando vinse il concorso come fabbro in Arsenale. Mazzarano si spo­sò a 25 anni con Cosima Ricci da cui ebbe sette figli ed aprì il suo primo negozio di articoli elettrici e per presepi nel 1946 in via Duomo di fronte all’ex convento di San Francesco, oggi sede dell’università. “Durante un viaggio a Napoli – ci raccon­tò – appresi da alcuni artigiani i segreti della lavorazione del sughero, che introdussi a Taran­to con successo”. Fra i più abili presepisti del suo tempo, Maz­zarano ricordava il dott. Pigna­telli ed Egidio Talamo, a lungo portinaio a Palazzo di Città. Negli anni sessanta egli trasferì il suo esercizio nel negozio di via Principe Amedeo. Per me­glio divulgare la passione verso l’arte presepistica nel 1983 affit­tò un locale via De Cesare per una grande esposizione di pae­saggi, ognuno diverso dall’altro, realizzati appositamente. Fu un successone: la sala era sempre piena di gente e ogni giorno giungevano in visita numerose scolaresche. Alla fine riuscì a vendere tutti i lavori e da allora ogni anno promosse analoghe iniziative.

Mazzarano è stato anche priore e poi commissario arcivescovile della confraternita della Santis­sima Trinità dei Pellegrini, nota per la tradizionale processione de “U Bammine curcate” che si svolge il 25 dicembre in Città vecchia (un tempo usciva all’al­ba della stessa giornata dalla demolita chiesa della Trinità). Di lui, infine, si ricorda l’intensa attività di illuminatore delle fe­ste patronali del Meridione, con arcate, festoni e cassarmoniche che rallegravano le serate esti­ve. Dai comitati organizzatori, specialmente in Basilicata e in Calabria, ricevette molti rico­noscimenti. Negli anni sessanta fu costretto a chiudere perché si ritrovò senza elettricisti ed ope­rai: tutti assunti al centro side­rurgico.

 

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